Non sarà la paura di assumere una medicina (peraltro importante e con effetti violenti sul fisico di una donna che probabilmente è giovane) a frenare l’assunzione della pillola Ru486, né saranno i moniti o le opinioni contrastanti, anche di medici o le raccomandazioni che invitano ad una sessualità responsabile.
Quando si parla di tutti questi argomenti si è già molto oltre il problema.
Non sarà nemmeno l’invocare un eventuale ritorno al passato.
Qualunque spauracchio venga agitato rispetto al passato non è, infatti, oggettiva rappresentazione che spesso si fa di quella realtà.
E’ vero che ci sono stati i drammi dell’aborto clandestino, ma chi conosce quel periodo sa quanto diversa fosse la donna (e la ragazza) e quanto diverso fosse il senso del rapporto tra i sessi, della famiglia, del progetto di vita comunemente inteso e largamente condiviso.
Talmente diverso che non è riproponibile né rivivibile oggi.
Io spero invece in una riflessione sul diritto alla vita.
E non parlo solo di un eventuale diritto alla vita di un eventuale nascituro. Parlo del diritto a considerare la vita un dono anche per se stessi, o per se stessa come donna e madre e se stesso come uomo e padre.
Parlo di una riflessione su come oggi, e accade sovente, si tenda a consumare vita e sentimenti e sessualità come se fossero beni inesauribili e di cui possiamo disporre come vogliamo.
Questa non è libertà.
Questa è l’applicazione di un modello di consumo (uno dei tanti) gigantesco e globale.
E in questa consumazione non esiste, né riesce a trovare spazio nemmeno un ruolo che è stato ed è fondamentale.
Parlo del ruolo della paternità.
Consumare la propria vita, anche eventualmente insieme ad un/una partner più o meno occasionale, e poi trovarsi a decidere che fare di una possibile maternità e quindi di un embrione e pensare di poter decidere da sola o di lasciare la donna a decidere da sola non mi sembra libertà.
Mi sembra un’ombra riflessa di una presunzione di libertà.
Un’eventuale nascita ha diritto ad avere almeno una possibilità e questa possibilità deve essere coltivata, aiutata, supportata, sorretta, amata.
Per una donna potrebbe essere difficile farlo da sola; ancora più difficile se è lei stessa indotta a pensare che questa sia una decisone che deve/può/ha diritto di fare da sola.
Siamo una società dove i cosiddetti vip si impegnano a una campagna contro l’abbandono estivo degli animali. Battaglia giusta.
Ma basta a dirci sensibili, buoni, onesti, corretti?
Basta a giustificarci di fronte alla vita?
La pillola abortiva (qualunque) rende la donna ancora più sola; anzi la induce ad essere sola. Elimina e deresponsabilizza il, come definirlo? donatore di seme? partner sessuale? compagno per un pezzettino di esperienza?
La Paternità è un valore che stiamo perdendo. E insieme ad essa stiamo perdendo il valore della Persona.
Qualcuno, lo stato in primis, deve aiutare chiunque si trovi ad aver generato un bambino e non abbia il coraggio della maternità o della paternità.
Lo stato non può correre ai ripari autorizzando l’eliminazione di un problema.
Anche perchè i bambini non sono un problema. Ma ci sarebbe tanto altro da dire.
Sinite parvulos.