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Utente: Mariaserena
Nome: Maria Serena Peterlin
Ascolto, osservo e leggo. Mi interesso di letteratura. Mi occupo di formazione, scuola ed educazione. In questo blog parlo soprattutto di problematiche giovanili e di interessi culturali e questioni di attualità. Pubblico qui i miei scritti, racconti, ricordi, foto e disegni e le mie libere parole.
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domenica, 13 settembre 2009
mariaser1 news 07Rischiamo di dimenticare, parlando si scuola, che l’emergenza non è solo quella degli insegnanti precari, ma anche della didattica e della pedagogia.
Provate a chiedere a chi volete: nessuno si sottrarrà dal dare un giudizio sulla scuola e sugli insegnanti; nessuno negherà un parere su come si dovrebbero educare i ragazzi; ma non troverete nessuno che si dichiari ottimista in materia.
La gamma delle posizioni e delle opinioni è varia e frastagliata: si va da chi chiede giustizia sommaria della generazione degli insegnanti ex-sessantottini a chi chiede a un ritorno a scuole elementari in cui si boccia, a chi invoca una scuola che copra l’intero arco delle ore in cui le famiglie sono impegnate nel lavoro, a chi chiede l’introduzione del dialetto o l’abolizione dell’insegnamento della religione. E potremmo continuare. Ma se poi entrassimo nello specifico non troveremmo nessun genitore concretamente felice e soddisfatto della bocciatura del figlio, né della scuola-collegio rigidamente impostata o di quella in cui invece che Italiano come prima lingua e Inglese come seconda si impari il Bergamasco, l'Ascolano  o il Calabrese.
Dubito altresì che troveremmo mamme e papà paghi di un figlio o figlia atei sfegatati con variante opzionale di bestemmia.studiosa[1]
Per puro interesse scientifico sarei anche interessata al sapere cosa pensano i genitori di una figlia o figlio quattordicenni che rientrino da scuola con nello zaino i profilattici distribuiti automaticamente insieme alle merendine e alle bibite. Siamo tutti liberali e di larghe vedute con i pargoli altrui, ma forse un po’ più perplessi sulle abitudini dei nostri.
E con le sostanze e gli alcolici non andrebbe meglio: anti-proibizionisti fin che si vuole, ma quanti ammetterebbero a cuor leggero di conoscere fino in fondo le abitudini dei loro ragazzi?
Eppure la scuola comincia anche se nelle nostra aule il problema non è solo l’eventuale diffusione dell’influenza suina o la sicurezza degli edifici (che solo molto raramente è davvero in discussione).
E’ inevitabile osservare con preoccupazione l’aumento del numero di alunni per classe perchè il rapporto alunno-docente è un equilibrio nel quale le cifre sono importanti, e genera molti dubbi la tendenza dei docenti ad accettare di aumentare il loro carico orario per guadagnare di più. I docenti adesso possono insegnare non solo in classi più numerose, ma anche in una o due classi in più che in passato: quali effetti avranno queste variazioni?
Non credo possano essere senza conseguenze sulla qualità dell’insegnamento.
“Chi non segue o non impara sia bocciato!” si dice.
E chi non insegna bene o non si intende di pedagogia?
Chi verifica la qualità dell’insegnamento? E come si misura?
L’emergenza è proprio questa, è in questo antico problema non risolto, è nel non valutare con una riflessione seria la realtà giovanile che entra nelle nostre classi.
E’ nel dare per scontato che il risparmio di denaro sia sempre vantaggioso.
 
visita auditorium Romaalunne 
Ho frequentato le elementari in cui si bocciava; quella severità e quel rigore erano rigidi fino alla crudeltà: è stata una scuola che, selezionando, ci costringeva a dare fondo a tutte le energie, a far appello a tutte le risorse personali sia intellettuali sia fisiche, ci obbligava a non essere solidali coi compagni (guai copiare o far copiare!), induceva alla sottomissione all’autorità, insegnava a resistere e a non criticare per adeguarsi. E’ stata indubbiamente una scuola che preparava a difficoltà maggiori e a lavorare a testa bassa.
Già: è proprio questo il punto. A testa bassa, anche a sei – otto anni.mariaserena 1 g scuo2
E capisco benissimo e giustifico chi desidera rendere la scuola più seria in tal modo. E’ corretto, infatti, guardare al passato come a un solido buon modello, perchè tale fu.
A patto che si ammetta che non si sa che altro fare.
Ma c’è anche un presente, e soprattutto un futuro di cui tenere conto.
In questo presente ci confrontiamo con una generazione stupendamente viva, vivace e spigliata, abituata all’interattività, ai colori e alle forme in movimento, ma anche ansiosamente disinibita e dialogante fino ad una sfrontatezza da simpatiche canaglie, una generazione che si nutre e si veste di tendenza e scambia musica e messaggi con il mondo, che rischia e sfida, che a volte trasgredisce senza percepire i pericoli.
Non sono ragazzi di cinquant’anni fa.
Nonostante ciò vogliamo calare su questa realtà il modello scuola anni cinquanta?
E chi eseguirebbe questo compito? I docenti diplomati o laureati in epoca post sessantottina ed entrati in ruolo senza concorso?
Tra loro conosco ottime e valenti professionisti, ma anche vari ed inflessibili cerberi che applicano un rigore solo formale di una scuola senza passioni: disposti alle 24 ore settimanali, selettive ed inclementi... ma solo con gli altri.
Ci sono delle contraddizioni in questa linea.
Forse sarebbe più giusto ridiscutere di modelli educativi e pedagogia anche con quei nuovi docenti precari che invano premono all’uscio di una scuola che a loro è, per ora, chiusa.
La scuola ha bisogno di nuove energie e nuove idee. Altrimenti non rimare che tentare di clonare un anacronistico passato: ma non c’è da scommettere sui risultati. Immagine docfutur
 
 
mercoledì, 08 ottobre 2008
Edunet-squareNon che abbia mai pensato di bocciare qualcuno per la condotta. Anzi. Per una mia insopprimibile propensione verso le situazioni complesse ho sempre accettato la sfida dell’educazione, anzi l’ho cercata forse con un eccesso di fiducia nelle mie reali possibilità. Di conseguenza ho sempre pensato che un problema di condotta fosse troppo complesso perché sia schematizzato in una valutazione numerica.
Però una convinzione non è una lapide di bronzo che perenne si staglia a definire una studiosa[1]sentenza o un motto. Una convinzione si basa su l’elaborazione di dati in nostro possesso e sui nostri principi morali, sociali che per un insegnante sono anche didattici ed educativi.
Credo che nessun voto possa essere usato come uno strumento-arma-totale, né quelli di condotta né quelli di profitto.
Un voto è, a mio avviso, una misura. Una misura esiste perché stabilisce una convenzione accettata dalle due parti.
Per cui si potrebbe dire : “Io misuro il tuo rendimento perché ho competenze adeguate e ti ho fornito materia e strumenti di apprendimento e tu accetti la misura non solo perché sei venuto in una istituzione educativa che consideri rispettabile ed equa, ma perché vuoi capire quale sia il livello che hai raggiunto e come regolarti per il futuro.”
E’ evidente che una misura dovrebbe essere oggettiva.
E’ noto che metodi di valutazione oggettiva sono stati studiati, diffusi, sperimentati.
Nonostante ciò non esiste un’oggettività assoluta.
Non voglio percorre qui la comoda ma arida strada dei tecnicismi.
Preferisco raccontare esperienze.
Il voto di condotta mi ha fatto pensare alle mie alunne. Anche se, come ho già detto varie volte, le mie classi erano prevalentemente maschili, “le femmine” mi hanno talvolta esasperato, ma raramente hanno sfidato la situazione fino ad esporsi a punizioni dei consigli di classe.
Ma questa volta voglio ricordare le mie brave ragazze, o meglio quelle, per me, esemplari.
Ho già detto che credo poco nell’oggettività.
La mia studentessa esemplare è stata quella curiosa e intelligente, ironica e disposta a mettersi in gioco; è stata quella che studiava sempre, ma senza esibirsi, quella che non faceva la vittima cercando di fare apparire i compagni peggiori di quel che già fossero. Quella che riusciva ad avere un ruolo nella classe, ma senza presumere di doversi sentir dire ogni giorno “Quanto sei brava” oppure “Sei l’unica che ha capito”. Quella che prendeva appunti e li passava, quella che cercava di aiutare. Quella che non faceva “lecchinaggio” con nessuno. Non sono state molte. Ragazze toste. Rare ma grandi.
Però non potevo non comprendere anche le loro famiglie quando venivano ai colloqui dicendo. “Ma in che classe è capitata mia figlia? Che compagni ha? Siamo preoccupati.”
Le famiglie avevano ragione: si investe tutto sui figli e non si accetta che siano sfiorati dal branco; o lo si sopporta, ma si vorrebbero le giuste distinzioni.
Per questo penso che un’insufficienza in condotta, adeguatamente motivata anche se non risolve possa essere una terapia in alcuni casi seri.
Del resto quali altri strumenti abbiamo elaborato in tutti questi anni di lamentele sul degrado della realtà dell’istruzione?
E i soldi spesi in progetti dedicati al tema, che cosa hanno prodotto?
 
Non chiederei l’insufficienza in condotta per marcare l’esuberanza o l’indisciplina fronteggiabile con un rimprovero verbale o scritto; ma per stigmatizzare e distinguere il bullismo vero, la violenza o la volgarità reale, la reiterata mancanza di rispetto per la scuola e i compagni di ragazzi che non si adeguano alle regole ma vogliono sovrapporre le proprie.
Il discorso è lungo.
Ma fin tanto che la realtà giovanile resta un pianeta guardato con sospetto e tutto sommato molto giudicato e pochissimo conosciuto un paletto come il voto di condotta ci può stare.
E’ solo un paletto necessario a marcare un limite.
Attenzione a non considerarlo un rimedio universale.
Altre ben più faticose soluzioni devono essere trovate dal mondo degli adulti educatori fatto da genitori ed insegnanti, non aspettiamocele da un decreto.
Cominciamo ad aprire gli occhi: il cento per cento dei ragazzi che escono da una discoteca hanno ecceduto con l’alcool e/o fatto uso di sostanze. Tutti positivi al test sulla droga dice una recentissima notizia. Sono loro. Sono gli stessi che non solo poi troviamo in classe, ma che vivono in casa con noi. Vogliamo rimediare con la condotta?  
 
mercoledì, 24 settembre 2008
mercoledì, 24 settembre 2008

per i nostri ragazzini

clikkate sicuro!©

cavalluccio marino bicolore1

Filastrocca-rap

Fuggi e sorridi,
ridigli in faccia
e mantieni il tuo sorriso
non lasciargli traccia.

Pensa ai tuoi giochi
pensa prima a te.

Chiama e ti chiede
sembra gentile
sembra capire
sembra giocare
ma tu non ascoltare.

E fuggi e ridi
ridigli in faccia,
corri al telefono
non lasciargli traccia.

Forse sei triste
e oggi sei un po’ giù
ma è oggi che lui vede
che tu ti senti solo.

Sono solo momenti
che passano, dai retta!
Sono solo momenti
ritrova i sentimenti,
prendi il coraggio
fuggi e poi parla,
non ascoltarlo,
rifiuta
i suoi regali
e parla parla,
telefona se puoi.

Torna ai tuoi giochi
parla parla parla
cerca un vero amico
non lasciargli traccia.

E intanto fuggi
e ridi, ridigli in faccia,
corri al telefono
non lasciargli traccia.

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lunedì, 21 luglio 2008
MMDA & altre droghe: Lo sballo vi uccide mentre la vita vi attende e il domani non vi aspetta

ecstasy

Muoiono ogni giorno ragazze e ragazzi per droga e per violenza. Muoiono per assunzione di ecstasy, per guida in stato di euforia ed ebbrezza, per imprudenze incontrollate, perché non riescono a essere lucidi nelle loro azioni. Muoiono in poche ore o dopo poche ore, si riducono a stato di larva o zombie per lo stile di vita da autodistruzione. Muoiono ed uccidono altri. 
E forse tutti abbiamo sbagliato troppo.
Forse è ora di smetterla di incolpare solo gli spacciatori e violenti, la casualità o la voglia di divertirsi.
Spacciatori e violenti vanno tolti dalla circolazione e messi in carcere, ma smettiamo di mitizzare sempre le vittime.
Nessuno può ancora pretendere che si creda all’ingenuità, al non sapere, al sottovalutare, al trascinamento di amici e così via. Nessuno può venirci a dire che la droga è stata messa per fare uno scherzo nel bicchiere (questi casi sono percentuali minime)
Forse dobbiamo cominciare a fare ai giovani un discorso duro ma più efficace.
Sono basse anche le percentuali di coloro che si drogano o si espongono a rischi perché hanno problemi.
Diciamo le cose come stanno ai ragazzi e alle ragazze: se assumono la droga fanno una cosa idiota e suicida.
Se guidano a velocità pazzesca sono criminali. Se si riempiono di alcool sono autolesionisti che procurano danni terribili anche agli altri. E se fanno il giro dei pub con sconosciuti a caccia di sballo rischiano consapevolmente la vita.
Piangiamo le vittime incolpevoli spazzate via da chi non sa darsi un comportamento civile e corretto, onesto e rispettoso della vita di tutti. Piangiamo i bambini, le persone perbene aggredite per strada o mentre rientrano a casa.Edunet-square
Ma basta con gli indiscriminati mazzi di fiori, gli applausi ai funerali e le candele al vento.
E’ tardi, ma possiamo almeno ora di dire agli adolescenti e ai giovani la verità: amara, ma necessaria.  Cercare lo sballo può portarvi alla morte, e può uccidere i malcapitati che hanno la sfortuna di incrociarvi alla guida.
L'uso personale è un uso criminale perchè uccide. Perchè continuare?

martedì, 10 giugno 2008

Edunet-squareGekko di NaDAMariaStella Gelmini ha riferito sulle linee che intende seguire nella sua attività come Ministro della Pubblica Istruzione: niente rivoluzioni, solo una sana manutenzione dell'esistente.

Non ha torto, perchè per costruire non si può sempre distruggere. Tuttavia la sua è anche una politica molto prudente, che si mostra rispettosa degli interlocutori e dell'opposizione, che mira a una visione condivisa della scuola.

Detto così sembra che funzioni. Tuttavia mi chiedo se questa linea morbida potrà contenere l'efficienza operativa necessaria ad affrontare una situazione che confina con l'emergenza educativa da una parte e con la necessità, a mio avviso improrogabile, dello svecchiamento della classe docente.

Come al solito non cerco esempi lontani: io stessa ho lasciato la scuola da due anni perchè la scuola ha bisogno di tanta energia, anche fisica, e di eccellenti motivazioni al confronto, al dialogo, al rinnovamento continuo.

La scuola era orami il mio mondo, ci sguazzavo e ne conoscevo mille sentieri; ma questo non basta. Ci vogliono anche capacità critica, passione equilibrata, aggressività positiva verso i problemi. Forse meno perizia, meno slancio e molta razionalità analitica di quella che usavo io. Non ho lasciato perche non mi sentissi adeguata, ma perchè mi è sembrato di capire che bisogna lasciare quando capiamo noi che è giusto, quando ancora riceviamo stima, quando ancora nessuno ti suggerisce... ma lei prof.. non va in pensione?

Quando hanno saputo che lasciavo i ragazzi mi hanno fatto trovare uno striscione in classe che diceva: "Se l'affetto è senza condizioni [una mia frase letta nel libro ora è book] resta con noi!" Beh, mi ci sono commossa.

Ultimo di scuola_4 A

(foto dell'ultimo giorno di scuola e alla cattedra c'è il Davide di Cate, dietro, da sinistra William, Cannella,Marco,io, Simone, NaDa e Gianluca: gli altri? assenti!)

Meglio andarsene così che sulla sedia a rotelle... MariaSerena-avatar-medio-traspare

Coraggio pantere grigie, ritiratevi e date respiro fresco alla scuola. Tanti bravi e meno bravi insegnanti giovani aspettano il loro turno. Anche la Ministro è giovane: hai visto mai...

Meglio cambiare, no?

giovedì, 15 maggio 2008
L’educazione non serve ad ammansire agnelli.
 
Solo una breve riflessione sull’uccisione di Lorena Cultraro. E’ troppo presto per capire e valutare lo scenario e i protagonisti nella reale complessità in cui l’omicidio si è svolto e sarebbe una pratica da iene dare giudizi. Però non possiamo tacere una costatazione elementare e che sgomenta.
Nelle interviste raccolte dai tg presso gli abitanti di Niscemi tutti dicono concordemente che non riescono a credere a quello che è successo, che si tratta di famiglie normali, di ragazzi normali, che vivevano e si frequentavano normalmente.
Evidentemente dobbiamo interrogarci sulla considerazione che si è giunti ad avere della normalità.
Non possiamo crudamente riferirci alla morte di questa povera figliolina per renderla emblema di un problema più vasto.
Ma tutti gli adulti devono, invece, cominciare a chiedersi se davvero conoscono i giovani e soprattutto se li capiscono e se dialogano coi ragazzi.
Gli adulti devono smettere di creare alibi alla loro inadempienza di educatori per indorarsi la realtà; non possono continuare a semplificare il rapporto con la generazione che hanno messo al mondo, ma di cui hanno delegato ad altri l’educazione.
L’educazione non serve ad ammansire gli agnelli, come dicevo nel titolo. L’educazione esiste perché la natura umana non è sempre di per sé buona e mite, né spontaneamente orientata al bene proprio e comune. Nemmeno in natura è così. E’ vero che nascono i santi e nascono persone tendenzialmente meno aggressive e altre più vivaci. Ma l’educazione è proprio quel processo indispensabile,  complesso e impegnativo che segue la nuova creatura dalla nascita all’età adulta anche per trasmettergli valori, per guidarne anche l’indole, per favorire un inserimento rispettoso e corretto nella società.
Gli adulti che ora chiedono pene esemplari, ergastolo e altri provvedimenti per gli assassini lo fanno per assolvere se stessi.
E’ evidente che i ragazzi assassini devono pagare per il loro delitto perché hanno raggiunto un’età in cui ciascuno risponde delle sue azioni e quindi del bene e del male che compie.
La domanda di base, però, è se la fondamentale differenza tra “bene” e “male” sia, oggi, ancora adeguatamente  insegnata, inculcata e, quando necessario anche imposta con un’educazione che deve sì basarsi sul dialogo e la comprensione, ma che non può né derogare né delegare sui principi fondamentali. Chi non percepisce la gravità di un omicidio non solo non capisce il significato e il valore della vita, non solo non sa provare pietà ed amore, ma non ha nemmeno, e per molti motivi, né freni, né principi, né capacità di valutare le conseguenze di una propria azione
Un branco che uccide si ispira a una ferocia, a una brutalità deviata che non nasce dalla normalità del bene e non riguarda solo i suoi giovani componenti.

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mercoledì, 07 maggio 2008
Questo è il sesto racconto della miniserie dedicata alla festa della mamma. Le mamme si giudicano solo dal loro cuore. Sennò non ci sarebbe salvezza per nessuno, per nessuno di noi.

« Che devo fare professoressa? Mi dica lei, che devo fare? Suo padre se ne è andato che aveva pochi anni, io ora ho un nuovo compagno e lui non ci va d’accordo. Invece cerca sempre il padre, ne fa un mito. Ma suo padre non lavora: si arrangia, io non voglio sapere quello che fa. Quando il figlio lo va a trovare gli dice “Vieni, ci facciamo una canna insieme” e lui dice che il padre è uno grande, uno che ha capito tutto.
Poi a casa poi mi grida addosso, è diventato violento; credevo che ieri mi alzasse le mani. La sorellina ha paura e allora il mio compagno non ci vede più. Però alla piccola vuole bene, no no ci tiene a lei, anche se è geloso.
Ma ieri ha avuto un’emorragia al naso, non si fermava. Io gli ho detto: ma che hai fatto? E lui mi ha risposto male, non ciò niente, fatti gli affari tuoi! L’ho mandato dal dottore, ma non so, non credo che c’è andato. Professoressa ci parla lei?»
……
 
«Sì lo so, però ho parlato coi colleghi di lavoro; io sto al Sert a via dei XXX . Loro dicono che forse si fa di cocaina. Io, professoressa, non ci voglio credere.  Anche io mi sono fatta le canne prima, sa quando una è ragazza, le feste, gli amici… ma adesso ho smesso.  Ma se lui si fa la cocaina io che faccio? Ci parli la prego, a lei la stima. Di lei dice bene.
Ma non gli dica che io le ho detto queste cose, non gli dica della droga, sennò mi odia.
Io ho sbagliato tanto, professoressa, ma lavoro e adesso che ho questi due figli io penso a fare la madre. »
…….
 
«Allora ritorno vero? Quando posso tornare?»
……
 
«Vengo presto, magari mi affaccio. Lui lo sa che gli voglio bene, e anche lui vuole bene a me. Però ci stanno tutte queste cose in mezzo; e allora una madre e un figlio non si parlano più. Oh Dio mio …
Arrivederci professoressa. »
.....
La abbraccio; lei non se lo aspettava e ricambia di slancio. 
La guardo andare via mentre si asciuga gli occhi.
Sembra una ragazzina ancora.
Mi viene in mente una vecchia canzone.
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai

per te che un errore ti è costato tanto
che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto.
 

giovedì, 24 aprile 2008
Mi preoccupa che...
MariaSerena-avatar-medio-traspareLa diffusione dell’alcolismo tra i ragazzi e le ragazze è allarmante. Quando ne parlavo in classe mi rispondevano : è normale, si esce con gli amici e fa parte del divertimento.
Durante le gite scolastiche, sia in Italia sia all’estero, la prima cosa che facevano le ragazze (spesso più disinvolte dei maschi nella caccia al supermercato più vicino all’albergo) era infilarsi nel negozio per fare scorta di birra e superalcolici. Non è carino andare a controllare studenti in gita nelle loro camere, ma le famiglie ci considerano responsabili in toto di quello che accade, e siccome si rischia anche il coma etilico, è a volte necessario fare parti antipatiche. E non parlo in linea teorica. In un dopocena di un viaggio a Venezia,  con ragazzi di 15 e 16 anni, ho “sequestrato” in una camera dove si erano radunati una decina di bottiglie di vodka e altri liquori dolci e secchi. Ma siccome la direzione dell’albergo ci controllava tutti come malfattori potenziali e nutriva diffidente ostilità per gli studenti, non volendo smascherare i ragazzi e consegnarli alla pubblica riprovazione ho infilato il corpo del reato in un capiente portaombrelli di un corridoio fuori tiro. Forse sono ancora là. A Firenze invece comprarono i boccioni di presunto chianti da 5 litri. Altra performance. (Che stress le “gite”).
Questi sono episodi, comunque indicativi; la situazione gita è comunque eccezionale e non si deve generalizzare. Invece, purtroppo, capita che qualche ragazzo beva anche di mattina ed arrivi a scuola praticamente ubriaco, ma svia le domande dicendo di avere mangiato qualcosa che gli ha fatto male.
L’abuso di alcool è un dato di fatto e i recenti dati dicono che riguarda di più le ragazze dei maschi (Io spero che la differenza sia rapportabile anche al diverso modo di affrontare il problema, forse le ragazze ammettono o si preoccupano di più della salute? Difficile a dirsi)
Ma prima ancora di interrogarsi sui possibili perché, che devono ovviamente essere esaminati, penso che la questione di base riguardi l’indifferenza dei ragazzi al problema.
Tutti loro sanno che l’alcool fa male, anche quelli che ne abusano di frequente e bevono come se fosse un rito sociale a cui non ci si può sottrarre, pena l’esclusione.
E di fronte all’allarme ignorano e minimizzano o comunque non rinunciano.
Perché?  
domenica, 17 febbraio 2008
E' una scuola sbagliata?(*)
 
E’ la scuola già scolarizzata
per intelligenza furba e integrata
è una scuola molto fortunata…
o è una scuola “sbagliata”?
 
Cominciò in un “ambientino” per bene
e allevato come si conviene
col partito già bene affiancato
… e un mulino bianco lì a lato…
 
Era una scuola, poca droga e vegetale,
era una scuola etnico-minimale,
una scuola in cui ci si dà ragione.
ora è una scuola-bamboccione.
 
Ma non è sempre
così tutto “normale”
c’è l’allegria
e l’incoscienza violenta
e c’è il docente…
sfinito e sfigato,
non è tutto scontato…
 
Scuola è davvero
con l’alunno selvaggio
che all’improvviso sbrocca
 senza motivo
che s’addormenta
con la testa sul banco
con dentro agli occhi
solo un vuoto messaggio:
 
prof  lascia perde,
oggi non ce la faccio,
compito? voto?
che je dico a mì madre
Torno domani?
Non posso… e che faccio
oggi, lei pure…
me sento no straccio”
 
Dentro agli occhi
c’è rabbia e l’amore
sulle sue labbra
non trova parole;
“Scuola insegna
a percorre la vita!”
Ma la sua mano
ora trema smarrita.
 
Anche questa è la scuola, anzi è la vera scuola della vera realtà giovanile che ha disperato bisogno di scuola.
 Invece per quei docenti che: hanno come solo problema darsi ragione da sé
 che si scelgono la scuoletta (o la sezioncina perbene selezionatissima) ammiccante e riposante
si trasferiscono nel liceino con i figli educati che a scuola ci vengono volentieri (e forse ne potrebbero anche fare a meno)
per quegli assennati che fanno della preservazione innata di sé la ragione della loro vita
per quelli che si portano il registro anche al bagno
per quelli che di notte si sognano le file e le coppie da predisporre durante i compiti in classe
per quelli che… “stavolta ce li frego io…”
per quelli che hanno applicato con eccesso di zelo la via Fioroniana allo sfacelo
per tutti costoro… c’è solo una risposta a regà, avete già perso.
(Ma per le mie spiegazioni niet: niente numero verde vi metto la tariffa-oraria… come le chiromanti che vi meritate. Mo’ basta)
(*)testo indegnamente ritmato sulla musica della canzone di De Andrè: Una storia sbagliata