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Nome: Maria Serena Peterlin
Ascolto, osservo e leggo. Mi interesso di letteratura. Mi occupo di formazione, scuola ed educazione. In questo blog parlo soprattutto di problematiche giovanili e di interessi culturali e questioni di attualità. Pubblico qui i miei scritti, racconti, ricordi, foto e disegni e le mie libere parole.
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martedì, 29 settembre 2009
SOTTOTITOLANDO:
ECCO PERCHE' GELMINI NON HA FATTO UNA RIFORMA ma solo una vetrinetta per amorfe bambole virtuali in grembiulino marrone.
Ecco perchè ho osservato Gelmini(senza nessun pregiudizio) fin dall'inizio del suo arrivo al MIUR e mi sono persuasa che sia la persona sbagliata nel posto sbagliato

PREMESSA: nello scrivere questa nota ho pensato che sia necessario ribadire e respingere gli argomenti di Gelmini dimostrandone la capziosa incompetenza. Siamo in tanti a dire che commette ingiustizie ed errori. Vorrei proporre un altro punto di vista: dimostrare PERCHè!

1. Non sa nemmeno cosa sia una riforma scolastica

2. Un'ipotesi appena razionale (anche se perfezionabile) vorrebbe che una RIFORMA comprenda per lo meno le voci sottoelencate (e che propongo alla integrazione critica dei colleghi interessati):

a) premesse metodologiche e pedagogiche
b) analisi documentate della realtà giovanile
c) definizioni degli obbiettivi
d) ordinamento o riordinameno dei vari gradi dell’istruzione
e) analisi del rapporto tra scuola privata e scuola pubblica e rispettivi ruoli
f) analisi delle nuove realtà comunicative e di come si rapportano con la crescita e la formazione dei giovani
g) aggiornamento dei programmi (che non significa taglio e cucito di contenuti)
h) ruolo dei docenti e valorizzazione della professione docente di fronte alle nuove sfide e alle nuove frontiere dell’educazione dei giovani della nostra società
i) sensibilità e proposte alla sfida dell’integrazione culturale

3) Non ha previsto un essenziale confronto con il mondo reale dell’Istruzione: ciò è gravissimo per chi come Gelmini non solo non ha mai lavorato in quest’ambito né in quello della riflessione pedagogica, ma viene da esperienza personali e culturali di ambito totalmente diverso

Invece cosa ha fatto la Ministra? Non si è posta il problema di entrare nel mondo della scuola ma
ha dettato legge (sic!) e regolamenti partendo da un suo personale atteggiamento di generica riprovazione contro presunti guasti del mondo giovanile e presunti fannulloni tra gli insegnanti.
La mia personale convinzione (che qui esprimo solo per chiarezza ed schiettezza) non è che tutto vada bene e tutto vada difeso pregiudizialmente. E’ però opinione largamente condivisa che:
a) il personale docente debba essere qualificato o riqualificato e immesso nella scuola dopo adeguata preparazione, e anche su selezione in ingresso
b) che l’insegnamento richiede anche attitudine e passione
c) che la preparazione culturale sulle discipline di insegnamento di ciascun docente siano fondamento essenziale per costruire anche una necessaria cultura pedagogica
d) che i docenti si debbano avvicinare al mondo giovanile con rispetto, sensibilità ed attenzione
e) che la dinamica educativa sia un processo delicato e che richiede tempo, coinvolgimento personale ed emotivo e seria professionalità.
f) Che tutto quanto sopra sia estraneo innanzitutto a Gelmini!

Se dunque, a mio modesto parere, è vero che la scuola non è da conservare in toto né gli insegnanti posso essere considerati (ma quando mai...) casta di intoccabili è anche vero che l’intervento deve essere qualificato e condotto con rispetto e altrettanta passione sia per il rigore sia per la professione.

Invece GELMINI non sa di che parla.
Gelmini sembra aver agito spinta da sacro zelo per una mission che non ha nulla in comune con il mondo della scuola (ma è solo volta alla carriera politica) ed ha individuato tre voci o meglio tre “R” esplicitate come segue:

RIGORE : grembiulini, formalità esteriori, sms per le assenze, schemi limitativi sulla presenza di studenti di culture diverse in classe
RISPARMIO : tagli a mannaia sui posti di lavoro e moltiplicazione degli studenti per classe, taglio a cesoia sul sostegno ai diversamente abili, taglio e cucito sulle formazioni delle classi
REPRESSIONE: bocciature e respingimenti dalla scuola per i ragazzi problematici e ricerca di un’eccellenza fatta di nozionismo e formalismo. Respingimento ed esclusione di nuove leve di docenti preparati e pronti ad essere inseriti in organico.

Il mondo della formazione, dell’istruzione e della scuola può rispondere A GELMINI con altre tre “R” : quella del RIFIUTO al suo salottino provinciale pseudomoralista, quella della RICOSTRUZIONE di percorsi didattici, quella di una proposta di RIFORMA che venga dal magma educativo vivente. Ossia dagli INSEGNANTI!
Anche perchè, fino a prova contraria, i Dirigenti scolastici stanno a guardare!
domenica, 13 settembre 2009
mariaser1 news 07Rischiamo di dimenticare, parlando si scuola, che l’emergenza non è solo quella degli insegnanti precari, ma anche della didattica e della pedagogia.
Provate a chiedere a chi volete: nessuno si sottrarrà dal dare un giudizio sulla scuola e sugli insegnanti; nessuno negherà un parere su come si dovrebbero educare i ragazzi; ma non troverete nessuno che si dichiari ottimista in materia.
La gamma delle posizioni e delle opinioni è varia e frastagliata: si va da chi chiede giustizia sommaria della generazione degli insegnanti ex-sessantottini a chi chiede a un ritorno a scuole elementari in cui si boccia, a chi invoca una scuola che copra l’intero arco delle ore in cui le famiglie sono impegnate nel lavoro, a chi chiede l’introduzione del dialetto o l’abolizione dell’insegnamento della religione. E potremmo continuare. Ma se poi entrassimo nello specifico non troveremmo nessun genitore concretamente felice e soddisfatto della bocciatura del figlio, né della scuola-collegio rigidamente impostata o di quella in cui invece che Italiano come prima lingua e Inglese come seconda si impari il Bergamasco, l'Ascolano  o il Calabrese.
Dubito altresì che troveremmo mamme e papà paghi di un figlio o figlia atei sfegatati con variante opzionale di bestemmia.studiosa[1]
Per puro interesse scientifico sarei anche interessata al sapere cosa pensano i genitori di una figlia o figlio quattordicenni che rientrino da scuola con nello zaino i profilattici distribuiti automaticamente insieme alle merendine e alle bibite. Siamo tutti liberali e di larghe vedute con i pargoli altrui, ma forse un po’ più perplessi sulle abitudini dei nostri.
E con le sostanze e gli alcolici non andrebbe meglio: anti-proibizionisti fin che si vuole, ma quanti ammetterebbero a cuor leggero di conoscere fino in fondo le abitudini dei loro ragazzi?
Eppure la scuola comincia anche se nelle nostra aule il problema non è solo l’eventuale diffusione dell’influenza suina o la sicurezza degli edifici (che solo molto raramente è davvero in discussione).
E’ inevitabile osservare con preoccupazione l’aumento del numero di alunni per classe perchè il rapporto alunno-docente è un equilibrio nel quale le cifre sono importanti, e genera molti dubbi la tendenza dei docenti ad accettare di aumentare il loro carico orario per guadagnare di più. I docenti adesso possono insegnare non solo in classi più numerose, ma anche in una o due classi in più che in passato: quali effetti avranno queste variazioni?
Non credo possano essere senza conseguenze sulla qualità dell’insegnamento.
“Chi non segue o non impara sia bocciato!” si dice.
E chi non insegna bene o non si intende di pedagogia?
Chi verifica la qualità dell’insegnamento? E come si misura?
L’emergenza è proprio questa, è in questo antico problema non risolto, è nel non valutare con una riflessione seria la realtà giovanile che entra nelle nostre classi.
E’ nel dare per scontato che il risparmio di denaro sia sempre vantaggioso.
 
visita auditorium Romaalunne 
Ho frequentato le elementari in cui si bocciava; quella severità e quel rigore erano rigidi fino alla crudeltà: è stata una scuola che, selezionando, ci costringeva a dare fondo a tutte le energie, a far appello a tutte le risorse personali sia intellettuali sia fisiche, ci obbligava a non essere solidali coi compagni (guai copiare o far copiare!), induceva alla sottomissione all’autorità, insegnava a resistere e a non criticare per adeguarsi. E’ stata indubbiamente una scuola che preparava a difficoltà maggiori e a lavorare a testa bassa.
Già: è proprio questo il punto. A testa bassa, anche a sei – otto anni.mariaserena 1 g scuo2
E capisco benissimo e giustifico chi desidera rendere la scuola più seria in tal modo. E’ corretto, infatti, guardare al passato come a un solido buon modello, perchè tale fu.
A patto che si ammetta che non si sa che altro fare.
Ma c’è anche un presente, e soprattutto un futuro di cui tenere conto.
In questo presente ci confrontiamo con una generazione stupendamente viva, vivace e spigliata, abituata all’interattività, ai colori e alle forme in movimento, ma anche ansiosamente disinibita e dialogante fino ad una sfrontatezza da simpatiche canaglie, una generazione che si nutre e si veste di tendenza e scambia musica e messaggi con il mondo, che rischia e sfida, che a volte trasgredisce senza percepire i pericoli.
Non sono ragazzi di cinquant’anni fa.
Nonostante ciò vogliamo calare su questa realtà il modello scuola anni cinquanta?
E chi eseguirebbe questo compito? I docenti diplomati o laureati in epoca post sessantottina ed entrati in ruolo senza concorso?
Tra loro conosco ottime e valenti professionisti, ma anche vari ed inflessibili cerberi che applicano un rigore solo formale di una scuola senza passioni: disposti alle 24 ore settimanali, selettive ed inclementi... ma solo con gli altri.
Ci sono delle contraddizioni in questa linea.
Forse sarebbe più giusto ridiscutere di modelli educativi e pedagogia anche con quei nuovi docenti precari che invano premono all’uscio di una scuola che a loro è, per ora, chiusa.
La scuola ha bisogno di nuove energie e nuove idee. Altrimenti non rimare che tentare di clonare un anacronistico passato: ma non c’è da scommettere sui risultati. Immagine docfutur
 
 
lunedì, 30 marzo 2009

Gli parli al cellulare, lo vedi in webcam, gli trasmetti emozioni
con un msm,
gli scrivi
con un sms.
Però se siete vicini o insieme ed accade un fatto importante
oppure partecipa ad una gara sportiva,
se parte in gita con gli amici oppure è al mare o in vacanza con te
e sorride e gli compri un gelato,
o lo saluti
allora lo riprendi in foto e video.
Chi?
Tuo figlio.
Dall’espulsione in sala parto
inizi una sequenza ininterrotta,
un bombardamento di foto,
di video e di tutto quanto fa immagine e suono.
Hai sempre le mani occupate
per impugnare il videofonino, la videocamera, la fotocamera.
E non ti riesce quasi di fargli ciao-ciao,
di mandargli un bacio soffiandolo sulle dita,
di accarezzargli i capelli.
 
Hai i tuoi giga nell’archivio del pc.
Tutti di tuo figlio.
Ma non guardarlo così.
Non guardarlo solo così.
Alza la voce o parlagli dolcemente,
applaudilo o agita il dito,
accostalo al tuo viso e parlagli all’orecchio.
Gli piacerà infinitamente
sentirsi importante 
e condividere
una parola segreta
solo con te.
 

 la bici

Video-vedere e video-ricordare è straordinario e bellissimo.

Però non perdiamoli di vista.

mercoledì, 25 febbraio 2009
Non cito i numeri del Viminale sulle percentuali di stupri aggiudicatisi dagli italiani e dagli immigrati.
Dico invece che la scritta "olocausto rumeno" è dimostrazione di bieca e tragica ignoranza, non giustificata nemmeno dall'esasperazione, ed è una vergogna da respingere.
E' ovvio che la violenza deve essere prevenuta, perseguita e punita, senza sconti, dalla giustizia e che il rispetto per la donna, i bambini e le bambine innanzitutto, ma anche per ogni essere umano sono un valore fondamentale, un principio morale e una garanzia sociale e politica a cui ognuno deve  essere educato e formato.
E' necessario tuttavia aggiungere un'altra constatazione.
Le immagini del corpo femminile anche adolescente sono comunemente e continuamente diffuse in televisione, sui giornali, al cinema, nella pubblicità ed ovunque senza disapprovazione, né imbarazzo, né freni e dimostrano che con ipocrisia si riprova la violenza solo formalmente, ma si educa male, anzi si diseduca. Dimostrano che le battaglie femministe sono andate per strade incomprensibili o si sono purtroppo perse qualcosa.
Non c'è bisogno di confrontarsi con altre culture per rilevare che in Italia stiamo facendo, senza perdere il confronto con nessun altro paese o realtà, merce di tutto ciò che dovrebbe rispettare e che perfino il costume e gli atteggiamenti delle adolescenti vengono orientati verso la volgarità e l'esibizione. Essere disinibite e libere non ha niente a che vedere con ammiccamenti, esibizioni, provocazioni ambigue ed altro. Se un'adolescente, come è successo pochissimi giorni or sono, viene violentata da ragazzi coetanei dopo una notte in discoteca ed è tanto ubriaca da non ricordare nemmeno quale e quanti di loro siano stati a stuprarla viene quasi da chiedersi se i suoi violentatori non fossero altrettanto ubriachi da non essere in grado di capire la bassezza del loro comportamento. Viene da chiedersi, senza nulla scontare sulle responsabilità di chi ha approfittato di lei, perchè questo tipo di divertimento non venga messo in discussione dalle famiglie e da tutti. Non possiamo aspettarci che l'educazione, la moderazione, l'autocontrollo, e una necessaria moralizzazione (uso volutamente queste vecchie parole) vengano perseguite dai gestori di discoteche, da spacciatori, da produttori di superalcolici e insomma da tutto il giro di affari che ruota intorno allo sballo.
Queste sono cose che sappiamo? Ma se non fronteggiamo i nostri ragazzi e non li educhiamo allora perchè facciamo gli ipocriti e chiediamo freni a chi non può averne, orari ridotti sulle vendite di alcolici, rigore agli autovelox, maggiori controlli di etilometro ed altri palliativi che lo stato può attuare solo come deterrente a ciò che è però già accaduto?
In questa situazione possiamo davvero chiedere (sempre senza ipocrisia) a migranti, a volte entrati illegalmente e insediati tra fogne e baracche, che fuggono da guerre e persecuzioni, che sono stati forse allevati in orfanatrofi-lager, che hanno già commesso reati nei paesi di provenienza, che hanno esperienze e concezioni differenti possiamo davvero chiedere a loro di inserirsi civilmente e senza trasgredire né regole né leggi nel nostro tessuto sociale?
E se queste cose le sappiamo allora non possiamo fingere di non esserci accorti che i numeri del Viminale sono stati interpretati con superficiale ipocrisia da chi li ha diffusi.
Gli stupri sono commessi al sessanta per cento da Italiani (dunque cittadini di origine italiana e residenti) e da un quaranta per cento di stranieri. Ma perchè non citare anche la percentuale stranieri/italiani presenti nel nostro paese e quindi la proporzione tra i numeri dei reati? Perchè la statistica dei reati commessi da stranieri sarebbe stata drammatica? Ma deve essere seriamente affrontata.
postato da: Mariaserena alle ore 09:59 | Link | commenti (3)
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mercoledì, 08 ottobre 2008
Edunet-squareNon che abbia mai pensato di bocciare qualcuno per la condotta. Anzi. Per una mia insopprimibile propensione verso le situazioni complesse ho sempre accettato la sfida dell’educazione, anzi l’ho cercata forse con un eccesso di fiducia nelle mie reali possibilità. Di conseguenza ho sempre pensato che un problema di condotta fosse troppo complesso perché sia schematizzato in una valutazione numerica.
Però una convinzione non è una lapide di bronzo che perenne si staglia a definire una studiosa[1]sentenza o un motto. Una convinzione si basa su l’elaborazione di dati in nostro possesso e sui nostri principi morali, sociali che per un insegnante sono anche didattici ed educativi.
Credo che nessun voto possa essere usato come uno strumento-arma-totale, né quelli di condotta né quelli di profitto.
Un voto è, a mio avviso, una misura. Una misura esiste perché stabilisce una convenzione accettata dalle due parti.
Per cui si potrebbe dire : “Io misuro il tuo rendimento perché ho competenze adeguate e ti ho fornito materia e strumenti di apprendimento e tu accetti la misura non solo perché sei venuto in una istituzione educativa che consideri rispettabile ed equa, ma perché vuoi capire quale sia il livello che hai raggiunto e come regolarti per il futuro.”
E’ evidente che una misura dovrebbe essere oggettiva.
E’ noto che metodi di valutazione oggettiva sono stati studiati, diffusi, sperimentati.
Nonostante ciò non esiste un’oggettività assoluta.
Non voglio percorre qui la comoda ma arida strada dei tecnicismi.
Preferisco raccontare esperienze.
Il voto di condotta mi ha fatto pensare alle mie alunne. Anche se, come ho già detto varie volte, le mie classi erano prevalentemente maschili, “le femmine” mi hanno talvolta esasperato, ma raramente hanno sfidato la situazione fino ad esporsi a punizioni dei consigli di classe.
Ma questa volta voglio ricordare le mie brave ragazze, o meglio quelle, per me, esemplari.
Ho già detto che credo poco nell’oggettività.
La mia studentessa esemplare è stata quella curiosa e intelligente, ironica e disposta a mettersi in gioco; è stata quella che studiava sempre, ma senza esibirsi, quella che non faceva la vittima cercando di fare apparire i compagni peggiori di quel che già fossero. Quella che riusciva ad avere un ruolo nella classe, ma senza presumere di doversi sentir dire ogni giorno “Quanto sei brava” oppure “Sei l’unica che ha capito”. Quella che prendeva appunti e li passava, quella che cercava di aiutare. Quella che non faceva “lecchinaggio” con nessuno. Non sono state molte. Ragazze toste. Rare ma grandi.
Però non potevo non comprendere anche le loro famiglie quando venivano ai colloqui dicendo. “Ma in che classe è capitata mia figlia? Che compagni ha? Siamo preoccupati.”
Le famiglie avevano ragione: si investe tutto sui figli e non si accetta che siano sfiorati dal branco; o lo si sopporta, ma si vorrebbero le giuste distinzioni.
Per questo penso che un’insufficienza in condotta, adeguatamente motivata anche se non risolve possa essere una terapia in alcuni casi seri.
Del resto quali altri strumenti abbiamo elaborato in tutti questi anni di lamentele sul degrado della realtà dell’istruzione?
E i soldi spesi in progetti dedicati al tema, che cosa hanno prodotto?
 
Non chiederei l’insufficienza in condotta per marcare l’esuberanza o l’indisciplina fronteggiabile con un rimprovero verbale o scritto; ma per stigmatizzare e distinguere il bullismo vero, la violenza o la volgarità reale, la reiterata mancanza di rispetto per la scuola e i compagni di ragazzi che non si adeguano alle regole ma vogliono sovrapporre le proprie.
Il discorso è lungo.
Ma fin tanto che la realtà giovanile resta un pianeta guardato con sospetto e tutto sommato molto giudicato e pochissimo conosciuto un paletto come il voto di condotta ci può stare.
E’ solo un paletto necessario a marcare un limite.
Attenzione a non considerarlo un rimedio universale.
Altre ben più faticose soluzioni devono essere trovate dal mondo degli adulti educatori fatto da genitori ed insegnanti, non aspettiamocele da un decreto.
Cominciamo ad aprire gli occhi: il cento per cento dei ragazzi che escono da una discoteca hanno ecceduto con l’alcool e/o fatto uso di sostanze. Tutti positivi al test sulla droga dice una recentissima notizia. Sono loro. Sono gli stessi che non solo poi troviamo in classe, ma che vivono in casa con noi. Vogliamo rimediare con la condotta?  
 
mercoledì, 01 ottobre 2008
Mi sono chiesta perchè non ho quasi mai parlato delle mie alunne, ma sempre dei ragazzi, i cosiddetti selvaggioni.
 
Stornello da paranoiaalunne
Fior della guazza
perché non scrivo di quella ragazza
che studiava imperterrita ogni nome
e intanto la sfotteva il selvaggione!
Fior de fiorame
io dentro a  queste tenebre romane
vado cercando le risposte arcane
 ma non le trovo
e pungono i pensier più d'ogni rovo!
Cerco e nun trovo…
studiosa[1] 
Succede; mi va di scrivere e vado all’impronta; l’improvvisazione è una luce intermittente, e se si spegni tu non vedi niente. Chiuso.
 Per cui se mi scese una stornellata, stornello fu.
Ma divagando sono anche seria. E’ difficile per me scrivere delle mie ragazze, percentualmente esigue rispetto alla ridondanza dei loro compagni maschi. aprile 2005 045Ho avuto classi tutte maschili e altre con due, tre, massimo quattro ragazze contro 25/26 ragazzi. Faticosi, frastornanti, invadenti e con la testa dovunque meno che sui libri. In compenso i ragazzi risolvevano con un paio di cazzotti liti che per molte ragazze si tramutavano in antipatie eterne. Però ho avuto fanciulle straordinarie, brave e intelligenti, e altre forti come un uomo. Come Antonella C. che prese a sberle e mise in fuga una torma di zingarelli che ci voleva scippare; successe in gita a Parigi, a la Villette all’uscita dal Metro; e io non sono riuscita a trattenerla: una furia.Dopo il diploma voleva diventare elicotterista. Chissà dov’è adesso. Era di Pomezia. Devo chiedere. In fondo Pomezia per i romani è sottocasa.
Le ragazze erano poche dunque, ma spesso mi hanno dato molto (ok Antonella esagerava, e non andavamo sempre d'accordo); dovrei sdebitarmi. Ci penso.
postato da: Mariaserena alle ore 23:50 | Link | commenti (16)
categoria:pensieri, riflessioni, scuola, amicizia, ragazze, riflessione, adolescenti
mercoledì, 24 settembre 2008
Scende la sera sulle nostre due giornate contro la pedofilia.EDUNET_LUPO
Grandi ed accesi sono stati i nostri sentimenti trascinati da emozioni, tensione e coinvolgimento.
 
L’iniziativa di PRATICOMONDO EDUNET è nata come PRIMA GIORNATA CONTRO LA PEDOFILIA su WEB, ma la partecipazione e l’impegno dei partecipanti e dei lettori l’hanno raddoppiata: ed è diventata una 48 ore.
L’evento è stata organizzato per suscitare attenzione attiva in aiuto dei bambini sottoposti a violenze ed abusi.
Abbiamo volutamente evitato di citare i casi specifici e gli orrori documentati e rintracciabili anche troppo facilmente su Internet. Nessuno ha cercato sensazionalismi; ci siamo dati una missione contro la pedofilia per smascherarla e prevenirla.

Il messaggio è questo: non ci rivolgiamo ai pedofili pensando di curare o risolvere la loro perversione, noi ci rivolgiamo a famiglie, educatori, persone e cittadini responsabili. Quindi scuola ed insegnanti facciano il proprio dovere.

Il messaggio è questo: le disgraziate famiglie dove si annida la pedofilia devono essere denunciate.

Il messaggio è questo: nessun ambiente è totalmente sicuro, ma se ovunque si può annidare l’orco ovunque ci possono essere persone che lo possono fronteggiare, isolare, denunciare.

Il messaggio, infine, è questo: nessuno si chiami fuori, altrimenti non si chiami uomo o donna e non pretenda di appartenere al genere umano. Snidiamo i pedofili dai loro recessi.

Abbiamo riletto anche le parole di Sua Santità Benedetto XVI che sulla tragedia della pedofilia ha affermato : ”Esistono cose che sono sempre cattive, e la pedofilia è sempre cattiva” ed ancora:
“Gli abusi sessuali su minori sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa In casi come questi bisogna stabilire la verità di quanto accaduto e adottare qualsiasi misura sia necessaria per prevenire la possibilità che i fatti si ripetano, portare sostegno alle vittime di questi enormi crimini”

Praticomondo Edunet parla a chiunque possa rendersi parte attiva nella prevenzione. I bambini hanno diritto di essere seguiti da persone di assoluta fiducia, ma devono essere educati al dialogo e rassicurati. Gli adulti che vogliono preservare i bambini dalla pedofilia alzino al massimo il livello della loro attenzione. Dobbiamo imparare a leggere qualunque segnale il bambino ci invii.
E non importa se il pedofilo non sta insidiando un nostro bambino, perché tutti i bambini sono nostri.

Infine un grandioso abbraccio ai piccoli:MariaSerena-avatar-medio-traspare
Ciao bambini, state boni se potete, e non abbiate paura!
Sono molti di più quelli che hanno cura di voi di quelli che potrebbero farvi del male.
Stiamo inviando messaggi privati di risposta ai tanti pervenuti a sostegno.
Però un ringraziamento speciale va Prat Pratico e a tutto il suo team di Praticomondo che hanno supportato l'iniziativa.
Mariaserena Peterlin
mercoledì, 24 settembre 2008
mercoledì, 24 settembre 2008

 

Splinder (23/09/2008) Ferruccio PINOTTI : OLOCAUSTO BIANCO Pedofilia, nuovo cancro sociale. Lobby potente che divora i nostri bambini. In famiglia, nella Chiesa, nella società. Una inchiesta a 360°. In collaborazione con Carlotta Zavattiero BUR   Il libro di Pinotti è già stato più volte recensito e non serve cercare di dirne qualcosa di nuovo. Ma è giusto chiedere a tutti Leggi ancora...

 

 

 

mercoledì, 24 settembre 2008

per i nostri ragazzini

clikkate sicuro!©

cavalluccio marino bicolore1

Filastrocca-rap

Fuggi e sorridi,
ridigli in faccia
e mantieni il tuo sorriso
non lasciargli traccia.

Pensa ai tuoi giochi
pensa prima a te.

Chiama e ti chiede
sembra gentile
sembra capire
sembra giocare
ma tu non ascoltare.

E fuggi e ridi
ridigli in faccia,
corri al telefono
non lasciargli traccia.

Forse sei triste
e oggi sei un po’ giù
ma è oggi che lui vede
che tu ti senti solo.

Sono solo momenti
che passano, dai retta!
Sono solo momenti
ritrova i sentimenti,
prendi il coraggio
fuggi e poi parla,
non ascoltarlo,
rifiuta
i suoi regali
e parla parla,
telefona se puoi.

Torna ai tuoi giochi
parla parla parla
cerca un vero amico
non lasciargli traccia.

E intanto fuggi
e ridi, ridigli in faccia,
corri al telefono
non lasciargli traccia.

Questo è il tuo numero
centoquattordici
questo è il tuo numero

114 !!