ECCO PERCHE' GELMINI NON HA FATTO UNA RIFORMA ma solo una vetrinetta per amorfe bambole virtuali in grembiulino marrone.
PREMESSA: nello scrivere questa nota ho pensato che sia necessario ribadire e respingere gli argomenti di Gelmini dimostrandone la capziosa incompetenza. Siamo in tanti a dire che commette ingiustizie ed errori. Vorrei proporre un altro punto di vista: dimostrare PERCHè!
1. Non sa nemmeno cosa sia una riforma scolastica
2. Un'ipotesi appena razionale (anche se perfezionabile) vorrebbe che una RIFORMA comprenda per lo meno le voci sottoelencate (e che propongo alla integrazione critica dei colleghi interessati):
a) premesse metodologiche e pedagogiche
b) analisi documentate della realtà giovanile
c) definizioni degli obbiettivi
d) ordinamento o riordinameno dei vari gradi dell’istruzione
e) analisi del rapporto tra scuola privata e scuola pubblica e rispettivi ruoli
f) analisi delle nuove realtà comunicative e di come si rapportano con la crescita e la formazione dei giovani
g) aggiornamento dei programmi (che non significa taglio e cucito di contenuti)
h) ruolo dei docenti e valorizzazione della professione docente di fronte alle nuove sfide e alle nuove frontiere dell’educazione dei giovani della nostra società
i) sensibilità e proposte alla sfida dell’integrazione culturale
3) Non ha previsto un essenziale confronto con il mondo reale dell’Istruzione: ciò è gravissimo per chi come Gelmini non solo non ha mai lavorato in quest’ambito né in quello della riflessione pedagogica, ma viene da esperienza personali e culturali di ambito totalmente diverso
Invece cosa ha fatto la Ministra? Non si è posta il problema di entrare nel mondo della scuola ma
ha dettato legge (sic!) e regolamenti partendo da un suo personale atteggiamento di generica riprovazione contro presunti guasti del mondo giovanile e presunti fannulloni tra gli insegnanti.
La mia personale convinzione (che qui esprimo solo per chiarezza ed schiettezza) non è che tutto vada bene e tutto vada difeso pregiudizialmente. E’ però opinione largamente condivisa che:
a) il personale docente debba essere qualificato o riqualificato e immesso nella scuola dopo adeguata preparazione, e anche su selezione in ingresso
b) che l’insegnamento richiede anche attitudine e passione
c) che la preparazione culturale sulle discipline di insegnamento di ciascun docente siano fondamento essenziale per costruire anche una necessaria cultura pedagogica
d) che i docenti si debbano avvicinare al mondo giovanile con rispetto, sensibilità ed attenzione
e) che la dinamica educativa sia un processo delicato e che richiede tempo, coinvolgimento personale ed emotivo e seria professionalità.
f) Che tutto quanto sopra sia estraneo innanzitutto a Gelmini!
Se dunque, a mio modesto parere, è vero che la scuola non è da conservare in toto né gli insegnanti posso essere considerati (ma quando mai...) casta di intoccabili è anche vero che l’intervento deve essere qualificato e condotto con rispetto e altrettanta passione sia per il rigore sia per la professione.
Invece GELMINI non sa di che parla.
Gelmini sembra aver agito spinta da sacro zelo per una mission che non ha nulla in comune con il mondo della scuola (ma è solo volta alla carriera politica) ed ha individuato tre voci o meglio tre “R” esplicitate come segue:
RIGORE : grembiulini, formalità esteriori, sms per le assenze, schemi limitativi sulla presenza di studenti di culture diverse in classe
RISPARMIO : tagli a mannaia sui posti di lavoro e moltiplicazione degli studenti per classe, taglio a cesoia sul sostegno ai diversamente abili, taglio e cucito sulle formazioni delle classi
REPRESSIONE: bocciature e respingimenti dalla scuola per i ragazzi problematici e ricerca di un’eccellenza fatta di nozionismo e formalismo. Respingimento ed esclusione di nuove leve di docenti preparati e pronti ad essere inseriti in organico.
Il mondo della formazione, dell’istruzione e della scuola può rispondere A GELMINI con altre tre “R” : quella del RIFIUTO al suo salottino provinciale pseudomoralista, quella della RICOSTRUZIONE di percorsi didattici, quella di una proposta di RIFORMA che venga dal magma educativo vivente. Ossia dagli INSEGNANTI!
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