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Utente: Mariaserena
Nome: Maria Serena Peterlin
Ascolto, osservo e leggo. Mi interesso di letteratura. Mi occupo di formazione, scuola ed educazione. In questo blog parlo soprattutto di problematiche giovanili e di interessi culturali e questioni di attualità. Pubblico qui i miei scritti, racconti, ricordi, foto e disegni e le mie libere parole.
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domenica, 24 maggio 2009

Le verità dei poeti

(ascolta il file audio)

Non possiamo fare a meno dei poeti

quelli che scrivono, piani e silenziosi,

quelli che ci annunciano discreti

virtù, messaggi e pensieri non fumosi.

 

Non possiamo fare a meno di alfabeti

scritti su fogli bianchi e frettolosi

che appuntano parole e non segreti

che descrivono sensi un po’ spinosi

 

quelli che nel passato e nel presente

trovano linee chiare scritte a mano

con polvere o matite, sangue o pianto;

 

quelli che non scoraggia le arroganze

che non temono bave limacciose

ma della vita inaugurano danze

 

postato da: Mariaserena alle ore 12:08 | Link | commenti
categoria:poesia, , poeti, società
sabato, 09 maggio 2009
FESTA DELLA MAMMA 2009
fiore melo
CRIOCONSERVAZIONE del tessuto ovarico
PRESERVARE LA FERTILITA’ E’ OGGI POSSIBILE
Oggi infatti esiste “La crioconservazione di tessuto ovarico” sulla quale pubblicheremo qui le note informative della dottoressa Dott.ssa Raffaella Fabbri - U.O.Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana - Policlinico S.Orsola-Malpighi - Via Massarenti, 13 40138 Bologna."
Per adesso indichiamo il link attraverso cui è raggiungibile il sito dell’ONLUS fondato per diffondere la conoscenza di questa ricerca.
Sullo stesso sito possiamo leggere queste importanti informazioni della ricercatrice dott.ssa Raffaella Fabbri.

L’esperienza di un’amica può aprirci una strada e indicarci la soluzione anche di problematiche che da sole non si possono affrontare. C’è, infatti, un’ importante prospettiva offerta dalla Scienza e dalla Ricerca, per le donne che a causa di diverse patologie potrebbero perdere la loro speranza più importante insieme a quella della vita stessa: la speranza di una futura maternità.

postato da: Mariaserena alle ore 15:12 | Link | commenti (2)
categoria: , mamme, ricerca scientifica, maternita
domenica, 03 maggio 2009
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Il gran milanese
rendendo l’ omaggio
a Napoleone
ch’è morto di maggio
di poche parole
si espresse e non più
e con gran sospiro
compose… “Ei fu.”
5 maggio è quella cosa
che di Napoleon narrava
vita e morte ed ogni impresa
Ei fu è l'inizio è la conclusion
mercoledì, 25 marzo 2009

PRESERVARE LA FERTILITA’ E’ OGGI POSSIBILE

L’esperienza di un’amica può aprirci una strada e indicarci la soluzione anche di problematiche che da sole non si possono affrontare. C’è, infatti, un’ importante prospettiva offerta dalla Scienza e dalla Ricerca, per le donne che a causa di diverse patologie potrebbero perdere la loro speranza più importante insieme a quella della vita stessa: la speranza di una futura maternità.

primo giorno
Oggi infatti esiste “La crioconservazione di tessuto ovarico” sulla quale pubblicheremo qui le note informative della dottoressa Dott.ssa Raffaella Fabbri - U.O.Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana - Policlinico S.Orsola-Malpighi - Via Massarenti, 13 40138 Bologna."
Per adesso indichiamo il link attraverso cui è raggiungibile il sito dell’ONLUS fondato per diffondere la conoscenza di questa ricerca.
Sullo stesso sito possiamo leggere queste importanti informazioni della ricercatrice dott.ssa Raffaella Fabbri.
 
domenica, 11 gennaio 2009
Rachida Dati è tornata al lavoro dopo cinque giorni dal parto ed è scandalo.
Ma molte donne tornano al lavoro in casa e alle attività quotidiane dopo poche ore dal parto e non si scandalizza nessuno.
Per di più Rachida non è costretta, presumibimente, ad occuparsi della casa, dei pasti, dei pedalini e dei panni di altri figli o di un marito come facevano le nonne e le mamme di tutte noi e come hanno fatto molte di noi.
Per di più Rachida non deve nemmeno preoccuparsi, in caso di bisogno, di rintracciare fortunosamente il ginecologo, l'ostetrica o il pediatra di fiducia perchè qualcuno lo farà per lei.
Per cui non capisco le femministe, non capisco i neuropsicologi e non capisco nemmeno i ginecologi che raccomandano l'allattamento al seno: ho visto una mamma tirarsi il latte e metterlo in un biberon perfino in un bagno di un concessionario auto: ma che ne sapete voi?
A sua volta la bambina nata dalla super puerpera non deve, a quanto pare, nemmeno preoccuparsi di affrontare in futuro il complesso di Edipo, visto che l'eventuale padre, se c'è, non si materializza o non viene materializzato.
Insomma cosa c'è di cui tanto scandalizzarsi?
Perchè questi ficcanaso non pensano ad altro?
Non mi commuovono queste geremiadi sulla bambina che ha bisogno della mamma, sul fisico femminile che ha bisogno di riposo, sul fatto che la quarantatreenne Rachida abbia scelto liberamente la procedura vado, la sforno e torno.
Sono cavoli suoi (dato l'argomento non è il caso di pignoleggiare sul lessico).
Sono assolutamente fatti suoi.
E chi non è d'accordo potrebbe essere meno pelosamente indifferente quando si difende il diritto di decidere chi nasce e chi non nasce, chi concepisce e chi non, chi insemina e chi disperde, come e perchè un bambino possa/debba essere seminato come una pianta di patate o di cipolla a giudizio libero di genitori gravati  da molti pensieri.
Chi non è d'accordo dovrebbe anche pensare ai bambini neonati sedati con il metadone dai genitori tossici, ai bambini abusati a tutte (tutte!) le età, ai bambini comprati e venduti, espiantati nei loro organi e così via.
Rachida Dati ha fatto la sua scelta ed ha scelto anche per sua figlia: e allora?
Gli esempi più o meno virtuosamente diversi dal suo non mancano.
Quello che manca è, forse, quel caldo meraviglioso alone di affetti  ansiosi e sagaci che dovrebbe circondare tutte le maternità: ma tutte però.
Non facciamo gli ipocriti. Probabilmente baby Dati starà benissimo e con lei la sua mamma fatta d'acciaio e sangue come molte altre meno visibili.
Auguri a mamma e figlia dunque!
(ma dorme di notte questa bimba o piange come tutti i suoi coetanei?)
postato da: Mariaserena alle ore 15:08 | Link | commenti (4)
categoria:bambini, , infanzia, maternità, notecellulari, rachida dati, rachida
lunedì, 13 ottobre 2008
Di ogni fatto di cui si parla bisognerebbe conoscere tutti i risvolti e gli aspetti oltre ai caratteri dei protagonisti per potere commentarne la sostanza e la forma. Quando poi la vicenda riguarda e coinvolge ambienti e persone che ci sono state famigliari e di cui conosciamo quasi a memoria ambientazioni, situazioni e gradazioni dei sentimenti e dei pensieri, allora si vorrebbe ancora di più conoscere poter documentare prima di esprimere una considerazione e un’opinione personale.
Per questo ho esitato prima di parlare del brutto incidente accaduto al professore di educazione artistica di Novara colpito nei locali della scuola da un ragazzo.
Il fatto è stato ricostruito e narrato dai media; il professore è stato intervistato mentre ancora la tumefazione sul suo volto era evidente e non lasciava adito ad equivoci.
Da quello che mi risulta un docente a scuola è un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, e una lesione o un insulto nei suoi confronti non possono passare impuniti, in nessun caso.
Nelle ultime ore i media hanno dato conto di due novità su questo avvenimento:
1)      il preside ha spiegato che invece di un allontanamento (espulsione) dalla scuola il consiglio di Istituto ha provveduto a mettere in atto un percorso di recupero per il ragazzo
2)      il docente, saputolo, ha preso atto che non è stato preso un provvedimento rigoroso nei confronti dell’alunno che lo ha percosso e ha detto che si ritira definitivamente dalla scuola perché in lui si è spezzato qualcosa che non è in grado di recuperare.
Come insegnante posso dire che lo capisco e posso dire che, invece, non capisco il preside né il consiglio di Istituto.
Certo, potrebbero esserci risvolti non noti o essersi verificati ulteriori fatti che non sono stati evidenziati e che hanno condizionato questa scelta.
Mi auguro, perché non voglio dedicarmi al cosiddetto didietrismo, che il tassello mancante non sia una considerazione di oltranzismo buonista anti-Gelmini.
Mi auguro e voglio credere che la relativa indulgenza riservata al fatto gravissimo commesso dal ragazzo non sia una presa di posizione contro una richiesta di maggiore rigore contro il bullismo e la mancanza di rispetto per la scuola che veniva già da Fioroni e che Gelmini riprende ed estende al presente.
A mio avviso la decisione abbastanza morbida del Consiglio di Istituto manca di una adeguata motivazione visto che il preside, anche intervistato, ne ha fornita una molto generica.
 
Però nessuna di tutte queste considerazioni sono fondamentali.
Fondamentale è, invece, che la scuola deve sostenere fino in fondo la sua credibilità come istituzione educativa. L’educazione ha regole che possono essere flessibili e adattate alle realtà più diverse; ma non può venir meno a un principio fondamentale che, in questo caso, si sposa anche un principio di tutela del lavoratore.
Il ragazzo deve essere rieducato, è giustissimo. Ma deve anche pagare le conseguenze del suo gesto.
Il ragazzo deve ricevere un messaggio di dialogo. Ma deve anche ricevere un messaggio di netta e irrevocabile sanzione per quanto ha fatto.
Qui si tratta, prima che di pedagogia, di civiltà e di buon senso.
Metto tutto nel conto finale e dico che anche se (anche se, ammesso e non concesso) il professore avesse esasperato nella maniera più provocatoria (ma tutti sanno che ciò non è accaduto) il suo alunno, ebbene questi non si sarebbe dovuto in nessun caso permettere una reazione violenta fino al punto di tirargli un cazzotto sullo zigomo.
Il ragazzo non si è difeso da un attacco fisico poiché il professore agiva verbalmente applicando una regola.
Ha reagito da delinquente (dispiace dirlo ma è così) al richiamo di un suo insegnante.
E quindi va ripreso e sanzionato nel modo più serio sia per per dare un indispensabile messaggio a tutti gli alunni, sia per rispetto all’insegnante che in quel momento rappresentava non solo se stesso, ma le istituzioni.
postato da: Mariaserena alle ore 18:03 | Link | commenti (17)
categoria:politica, riflessioni, scuola, , violenza, gelmini, bullismo, edunet
lunedì, 22 settembre 2008
Guai a colui …
 
Le mani sul volto e sugli occhi
si stringono a pugno,
è soltanto un bambino.
 
Inerme e innocente persona
nell’unghia feroce
di lupo, di belva, di mostro
già noto ed avverso
agli umani.
 
Orribile mente perversa
perpetui le tenebre
ed uccidi
chi non ha difese.
 
Ti pesi sul collo
malvagio
la  macina grave
e s’affondi con te.
 
La luce protegga l’infanzia
fulgore di pace per bimbi.
martedì, 17 giugno 2008
Questo è un articolo scritto da CRITOLAO, insegnante.Edunet-square
Ho chiesto la sua autorizzazione a pubblicarlo nelle nostre Notecellulari.
Il blog di CRITOLAO è saladocenti.splinder.com
E' un luogo di lavoro e di riflessione. Il suo articolo riassume benissimo tutto ciò che si vive a scuola "al termine di un'estenuante giornata di scrutini" come Critolao scrive. Aggiungo solo che è di questi professori che abbiamo bisogno... 
venerdì, 13 giugno 2008
pensieri in libertà
 
Ci sono docenti che pensano di essere tanto più bravi quanto più elevato è il numero degli studenti insufficienti nelle loro discipline.
 
Ci sono docenti che escono dalle riunioni degli scrutini finali furibondi e inferociti come se avessero disputato una battaglia campale.
 
Ci sono docenti che escono dalle riunioni degli scrutini finali in lacrime, continuando a mormorare "Siamo stati profondamente ingiusti!".
 
Ci sono docenti che durante gli scrutini continuano a dire: "Sì, però sbrighiamoci che è tardi e io devo andare a casa!".
 
Ci sono genitori che, rispondendo alla chiamata del docente che comunica la non ammissione alla classe successiva del loro figlio (così vuole la prassi), cominciano ad inveire ed a insultare la scuola e tutto ciò che essa contiene.
 
Ci sono genitori che, rispondendo alla chiamata del docente che comunica la non ammissione alla classe successiva del loro figlio, cominciano a piangere e a raccontare tutta la vita scolastica ed extrascolastica del ragazzo.
 
Ci sono studenti che, benchè non abbiano fatto nulla per tutto l'anno, pretenderebbero di essere promossi.
 
Ci sono studenti che, oltre ai compiti per le vacanze, richiedono un supplemento di attività di studio da svolgere durante le vacanze estive (nonostante l'ottimo profitto riportato).
 
Questi e altri pensieri mi affollano la mente, al termine di questa estenuante settimana di scrutini.
scritto da CRITOLAO
  saladocenti.splinder.com
martedì, 06 maggio 2008
Su questo blog non parlo di politica, è una scelta, ma per una volta faccio un'eccezione.  Ed è un'eccezione che si collega con una necessità e con le mie origini.   Sono vissuta in realtà geografiche diverse (ho parlato una volta dei miei 18 traslochi), ma sono figlia di genitori veneti che ancora parlano dialetto tra loro.
I miei ricordi dei viaggi nella terra padana, dei paesi e delle case, della gente e dei nonni è qualcosa che mi porto dentro insieme a una conoscenza famigliare di molte cose, difficili da spiegare, ma che posso riassumere con una semplice definizione : patrimonio di tradizioni di famiglia.
Di quella gente padana conosco, per via del dna, i meccanismi di comunicazione e relazione, conosco la signorilità poco incline all'ossequio ma rispettosa della forma, conosco la cordialità spesso irridente, conosco la voglia di capire e di essere capiti ma senza cedimenti sul personale. Conosco anche molti difetti.
Però qui voglio ricordare la serietà, la laboriosità, l'attaccamento alle tradizioni, il rispetto per se stessi e per gli altri. Il rifiuto della violenza. Mio padre, oggi quasi novantenne, non si rivolge mai a una qualsiasi persona senza farsi precedere da un "scusi, per cortesia..." e anche adesso che ha troppe difficoltà fisiche, non dimentica mai il "grazie" e "per favore". E' solo forma? non credo. Per contro il linguaggio del dialogo tra amici è spesso colorito, forte di immagini che spaccano il significato, di metafore concrete, di invettive che non concretizzano vere minacce. Se fossero colori della violenza reale, allora anche a Roma quando si esclamava (o si esclama tuttora) “Ah… coso; che te possino acciaccatte quanto stai bene!” o "te possino moriammazzato!" ci si sarebbe dovuti allarmare.
Invece la cordialità dell'iperbole brusca e ironica è solo un modo di dire e di fare che non nasconde insidie.
Per questo mi indigna quando sento commentare la tragedia di Verona (i miei sono di Vicenza: altra città,  diversa, ma anche molto simile) da persone che condannano la realtà locale come se fosse una società dove si finge di non vedere, dove c'è una cultura neonazi e dove la Lega Nord semina odio.
Sono balle. Chi dice queste cose è male informato e non vuole capire oppure strumentalizza (e qui non serve il "Grazie,per piacere, per cortesia" di cui sopra).
Ma non è solo ignorante: è fazioso, tendenzioso e non perdona alla Lega Nord il consenso ottenuto dai suoi elettori nel Veneto, in Lombardia ecc.
E queste strumentalizzazioni sono odiose, perchè la morte non si deve strumentalizzare.
La gente veneta e padana non si merita giudizi qualunquisti. E se decide di premiare una formazione politica invece di altre ha i suoi motivi. Ma di questo parleremo in una prossima occasione.

Oggi esprimo la mia partecipazione al dolore della famiglia e della città per la morte di un figlio, Nicola Tommasoli, di anni 29. Vittima di una violenza le cui cause non sono così lontane da noi come ci piacerebbe credere.

E la generosità senza esibizione della gente veneta è espressa anche nel comunicato dell'ospedale: "Alle ore 18 il collegio medico ha concluso il periodo di osservazione per l'accertamento di morte di Nicola Tommasoli. I genitori di Nicola hanno espresso il desiderio di donare gli organi e i tessuti"
Che la terra gli sia lieve.
postato da: Mariaserena alle ore 15:41 | Link | commenti (19)
categoria:politica, riflessioni, sentimenti, , verona, veneto, padania, vicenza, maria serena peterlin
venerdì, 02 maggio 2008
mariaserena newsManca circa una settimana alla festa della mamma. Non mi piacciono queste feste se vengono trasformate in una vetrina di dolci o fiori. Ma credo sia giusto prenderne spunto per rielaborare e riflettere al di là del sentimentalismo di maniera e dell’occasione effimera..
Abbiamo attraversato un troppo lungo un periodo in cui si è fatto di tutto per far perdere significato e valore a ciò che invece è fondamento di affetti e riferimento alla vita. La famiglia e la figura femminile materna rappresentano un intreccio di valori non solo simbolici, ma sostanziali e vitali.
Ho riflettuto su questo, come al solito, da osservatrice di cose e persone vere. “Dall’al di qua del dialogo e senza lungaggini”, secondo la scelta di stile che mi sono data in questo blog, ho visto e cercato di rappresentare quello che vedevo; ho osservato e raccontato frammenti di quello che ho incontrato. Mamme e bambini. E famiglia.
Questo è il primo miniracconto.
 
Madre 1 (aprile 2008, domenica 27)
 
La teneva in braccio, stretta; e la piccola si era adagiata sul suo naturale rifugio. La testa sbucava minuscola dall’incavo del collo della mamma. Si capiva che era una bimba per la gonnellina arricciata che spioveva sulle gambette in collant bianco panna, e per i bei sandalini rossi coi piccoli buchi rotondi e la suola di nappa.  Le due si guardavano: lei, come se si crogiolasse al suo sguardo sorridente, distoglieva ogni tanto gli occhi blu quasi lattescenti e curiosava intorno. Sorrideva argutamente ogni tanto, forse quando le sembrava di incontrare un viso noto. Buffa e minuscola. Tornava però a volgersi a lei che non smetteva mai di sorriderle, la baciava di baci minuscoli sulle tempie e sulle guance, la accostava a sé, le picchiettava lieve la testa con le labbra con un gesto materno e istintivo: quello delle gatte e di tutte le madri in natura. La piccola più che un gattino, però, sembrava un piccolo pennuto. Il capo da dritti capelli lievissimi e biondi, il naso e gli occhi ancora da neonata circondati dalle curve paffute del viso molle e rosato. Profumo di infanzia nuova nuova.
La mamma, bellissima, sembrava un’adolescente per le guance lisce e rosate con poche lentiggini sul naso piccolo e aggraziato, i capelli finissimi e corti, lievi e chiari come quelli della piccola. Le ho guardate per tutta la durata della messa. La piccolina sempre tranquilla, appagata dal seno su cui si posava aderendo completamente e dalle labbra della mamma che le parlavano senza parole. Ha cominciato a dondolare la testa mentre gli occhi si facevano più stretti e la mamma le ha offerto il ciuccio: lei ha mosso la bocca per afferrarlo come un pesciolino, nel gesto ancora istintivo della suzione. Ha cominciato a succhiarlo con grande energia lasciandosi cullare e abbandonandosi con la testa sulla spalla della mamma che prendeva a sua volta tra le labbra il lobo dell’orecchio della pupina dondolandolo piano.
Ipnotizzata da tanta compiuta tenerezza la bambina si è addormentata con un sospiro soddisfatto.