Sto partecipando a una specie di forum molto serio e accademico sull’uso delle tecnologie nella didattica; non so per quanto mi sopporteranno, non solo perché io non mi prendo abbastanza sul serio, ma perché nonostante sia una persona che ha cominciato a smanettare col personal appena sono stati sul mercato non credo che sia il pc a risolvere i problemi della scuola. Auspico ovviamente un uso intelligente delle tecnologie anche nella didattica, ma mi piacerebbe che gli insegnanti e i ragazzi continuassero a guardarsi negli occhi (amandosi o odiandosi)e non riflettendosi troppo nel monitor,
Una riflessione sull'educazione mi porta sempre verso il mio porto.
Un porto sommerso (sepolto direbbe il poeta) , del quale parlo di rado.
Se ne parlo qui è perché tento di uscire, di evadere da una discussione per la quale ho insufficiente attitudine ed eccessiva indisciplina personale.
Il mio viaggio verso l'educazione (e concordo con chi afferma che istruire ed insegnare deve essere innanzitutto educare) è stato tuttavia un viaggio principalmente di sentimenti.
Per cui ogni riferimento alla discussione suddetta sarebbe, colpevolmente per me, fuori tema.
E tuttavia credo che solo il contrastato ma euforizzante sentimento, ugualmente distribuito verso il lavoro e verso gli studenti, sia la motivazione di un percorso didattico.
Insegnare è camminare insieme ma, per nostra e per loro fortuna, a un certo punto i giovani se ne vanno via, più spediti e verso strade diverse.
Capisco ora che la mia taratura è insolita.
Tra l'acquisto di un vestito o di un oggetto che abbellisca la casa o una stampante e una fotocamera digitale nuove... sceglierei le seconde, e non rinuncerei al pc nemmeno a pagamento. Però ...
Il porto è comunque diverso... e da lì sono partita e tornata tante volte.
Click e ti ascoltano
Click e si annoiano.
Sono un'obsoleta tecnologica. Tutto qui. Ma adesso faccio danni limitati.

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