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Nome: Maria Serena Peterlin
Ascolto, osservo e leggo. Mi interesso di letteratura. Mi occupo di formazione, scuola ed educazione. In questo blog parlo soprattutto di problematiche giovanili e di interessi culturali e questioni di attualità. Pubblico qui i miei scritti, racconti, ricordi, foto e disegni e le mie libere parole.
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sabato, 28 novembre 2009
Da "L'idiota",  capolavoro di  Fëdor Michailovič Dostoevskij. Una stupenda pagina su istruzione e insegnamento.



 «lo non sono stato innamorato», rispose sempre serio il principe. «Sono stato felice, ma ... in altro modo.»

«Come? in che modo?»

«Ebbene, ve lo dirò», consentì il principe gravemente e come assorto.

cap VI.

«Ecco», incominciò, «voi tutte mi guardate ora con tanta curiosità, che per poco che non la soddisfi, rischio di cadervi in disgrazia. No, no, scherzo», soggiunse subito sorridendo. «Là ... laggiù non c'erano che ra­gazzi, ed io con loro· spendevo quasi tutto il mio tempo. Erano i ragazzi del villaggio, tutto l'allegro sciame che frequentava la scuola. Non già che io insegnassi loro qualche cosa; oh no! per questo c'era il maestro, Jules Thibault. In un certo senso, forse sì, imparavano anche da me, per ché ero sempre in loro compagnia, e così per quattro anni di fila. Né io domandavo altro. Dicevo loro tutto, senza nulla nascondere. I genitori mi guardavano di mal occhio, perché si arrivò a questo, che i ragazzi non po­tevano più fare a meno di me, mi si stringevano ai panni, tanto che, dàlli e dàlli, anche il maestro di scuola divenne il mio più acerbo nemico. Molti nemici avevo, e sempre per via dei ragazzi. Perfino Schoeider mi fece la predica. Ma che paura avevano? Ad un ragazzo tutto si può dire: si può e si deve. lo ho sempre stupito della poca comprensione che i grandi hanno dei piccini, perfino i padri e le mamme. Ai fanciulli nulla si deve nascondere, col pretesto della tenera età, che non va turbata con la precoce conoscenza di certe cose. Che errore, che triste illusione! E come se n'avvedono subito i ragazzi che i genitori li considerano troppo piccoli, e credono che nulla capiscano, mentre invece capiscono tutto. Ignorano i grandi che un fanciullo, anche in un caso intricato e difficile, può dare un consiglio prezioso. O Dio! quando vi guarda negli occhi quel caro uccel­lino, con tanta fiducia, con tanta limpidezza di gioia, dovreste aver ver­gogna d'ingannarlo. lo li chiamo uccellini, perché gli uccellini sono quel che c'è di meglio al mondo. Del resto, tutti nel villaggio ce l'avevano con me per un certo caso ... e quanto a Thibault, era gelosia la sua. Sulle prime, non faceva che crollar la testa, non riuscendo a spiegarsi come mai i ragazzi con me capivano tutto, e con lui quasi niente; poi un giorno si mise a ridere, quando gli dissi che tutti e due, lui ed io, non che insegnar loro qualche cosa, eravamo loro scolari. E come poteva egli, vivendo in mezzo ai ragazzi, esser geloso di me e perfino calunniarmi! La compagnia dei ragazzi purifica.

 

postato da: Mariaserena alle ore 18:36 | Link | commenti (3)
categoria:
mercoledì, 25 novembre 2009
Alla panza non si comanda: sulla PAUSA PRANZO è polemica



Interessa a qualcuno se/che il lavoratore mangia?
Evidentemente sì; e non solo.
Vogliono sapere se, come, quando e per quanto. Magari anche con chi o se da solo.
Un'indagine da confessione generale.
Ma il ridicolo esplode sulle motivazioni: "se si perde tempo alla... buvette, si lavora meno".
Alla buvette? Riusciamo ad immaginare altre tre o quattro fast-food altrettando esclusivi?
Roba da scapotarsi dal ridere. Riso... amaro però.
Insomma il parlamento più assenteista del pianeta è colto da scrupoli sottili, ma dispeptici; e il paese, muto percosso attonito, invece di rispondere a sberleffi si interroga.

Scusi, lei mangia? e immagino qualche risposta di panza:
Noooo... faccio fitness.
No, non c'ho i soldi, mangio una volta sola al giorno, caffelatte.
No! io mi porto uova e farina e mi arrangio con due tagliatelle fatte sul posto.

Rotondi è vecchia volpe diccì ci delizia con questa prelibatezza montecitoriana alternativa.
Ma noi ingrati, noi ottusamente concreti rimaniamo fissi ai problemi seri.
Che caratteraccio abbiamo noi italiani!
E se arriviamo alla frutta? Sarà un
 BITTER FRUIT

postato da: Mariaserena alle ore 21:02 | Link | commenti
categoria:abruzzo emergenza
martedì, 24 novembre 2009
Corriere della Sera.it
Gli americani dicono «the devil is in the details», il diavolo sta nei detta­gli. Ma anche Dio — diciamolo — non se la cava male, quando ci si mette. Il Large Hadron Collider (in italiano: grande colli­sore di adroni) è un acceleratore di parti­celle presso il Cern di Ginevra, il più grande e potente mai realizzato. Lungo 27 chilometri, costato 4,9 miliardi di eu­ro, dovrebbe provare Leggi ancora...

 

Ma quale uccellino che fa cadere la briciola!! Qui hanno banchettato a pane e mortadella. E POI DICONO CHE IL ministro ROTONDI non ha ragione... basta coi panini all'ora di pranzo, ecco che succede!

postato da: Mariaserena alle ore 08:38 | Link | commenti
categoria:
martedì, 24 novembre 2009
Corriere della Sera.it
Gli americani dicono «the devil is in the details», il diavolo sta nei detta­gli. Ma anche Dio — diciamolo — non se la cava male, quando ci si mette. Il Large Hadron Collider (in italiano: grande colli­sore di adroni) è un acceleratore di parti­celle presso il Cern di Ginevra, il più grande e potente mai realizzato. Lungo 27 chilometri, costato 4,9 miliardi di eu­ro, dovrebbe provare Leggi ancora...
postato da: Mariaserena alle ore 08:36 | Link | commenti
categoria:
lunedì, 23 novembre 2009
Citare un canto di Leopardi non è passatismo:

"O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l'erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo"


(All'Italia)

Invece è una dimostrazione di presentismo (o più semplicemente una forma di captatio benevolentiae estesa) usare il gergo giovanile, o il vernacolo nelle sue accezioni più corrive, per ottenere un effetto di forte impatto mediante la dilatazione, fuori dal campo usuale, di un uso linguistico che potremmo definire coinvolgente perchè trasgressivo e ammiccante.
Sulla reazione politica alle parole di G.Fini c’è poco da aggiungere, invece sull’effetto-volgarità qualche riflessione dovrebbe essere proposta.esame di MATEMATICA
La terza carica dello Stato, infatti, ha sbroccato nello slang giovanilistico, prontamente seguito e ripreso dalla stampa.
A questo punto non prendetevela, mi vien da dire, con la scuola se i ragazzi sono coprolalici.
Ma sarebbe troppo facile.
Sbroccare, per i ragazzi di Roma, significa perdere la calma e lasciarsi andare a manifestazioni eccessive in cui si perde il controllo. Ma è questo il caso?
Tra l'altro non possiamo dire, perchè non lo sappiamo, se Fini si sia lasciato trascinare da uno stato di nervosismo (che un vecchio politico come lui credo sappia benissimo padroneggiare) o se invece ha cercato consenso usando un termine basso ed immediato oppure se ci siano altre spiegazioni: non vado ad analizzare l’intenzione.
Tuttavia non credo che il problema sia di codice o di conformismo.
Non propongo di stigmatizzare chi usa le parole che preferisce, nè di giocare al bon ton.
Ritorno al fatto: il presidente della Camera certamente rappresenta il Parlamento, quindi anche i cittadini. Decida lui quali intende rappresentare e come, e quali no. Anche quando parla.
Gli stessi ragazzi sono sicuramente molto meno indulgenti di me.
Non mi formalizzo sulle parole.
Ma tutti sanno che un'espressione come quella usata può trovare una contestualizzazione accettabile, ad esempio, in molti casi ed esempi: dalla risposta del generale Cambronne ad una rissa, da stadio o da parcheggio, da un romanzo di Pasolini al quotidiano parlato informale, ma non in sede istituzionale.
E stento a credere che definizioni quali vergognoso, incivile, razzista, disumano e così via sarebbero state meno significative. Sarebbero anzi risultate più dinamiche e incisive, tutto sommato, più igieniche.
postato da: Mariaserena alle ore 21:16 | Link | commenti
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martedì, 17 novembre 2009
 La scuola è stata, negli anni, bombardata da varie incompetenze, alcune delle quali interne perfino alla classe docente (non neghiamolo) e molte altre esterne. Difficile, non impossibile, riconoscere quali abbiano fatto danni più gravi. 

Da un po' di tempo dubito che se tutti gli insegnanti avessero consapevolezza professionale, coraggio e determinazione uniti a crescita culturale sarebbero trattati così.
Per anni ho visto assemblee (sindacali e non) di docenti sparute nei numeri dei presenti quanto frustrate nella possibilità di incidere.
Ho assistito a collegi docenti pilotati da presunti presidi-manager che invece di essere dirigenti-leader erano solo burocrati acriticamente sottomessi alle circolari e alle normative.
Ho partecipato a collegi docenti in cui battagliere minoranze propositive davano voce ad analisi sulle problematiche didattico-pedagogiche, ma erano appena sopportate da una maggioranze benaltriste ossequienti e acritiche.
Ho visto insegnanti e consigli di classe capaci di andare solo alla ricerca del tempo perduto o dell'insufficienza in condotta o, ancora, dell'automatismo: tot-insufficienze = bocciatura-senza-discutere. Dunque responsabilità ce ne sono.
Ma c'è anche una scuola bella e qualificata che lavora seriamente, la scuola che funziona , una scuola che deve essere ascoltata da interlocutori politici e dal mondo della cultura.
Esistono anche straordinari insegnanti sono quelli entusiasti, appassionati, creativi, capaci di inventare e progettare ogni giorno ipotesi di lavoro e soluzioni a breve e medio termine: ma perché non sono ascoltati?

Certo a questa scuola non presta attenzione, almeno per ora, l'ineffabile attuale ministro, ma nanche altri che hanno abitato nel palazzone di Vle Trastevere.
Gelmini infatti dice che "le proteste sono rientrate, non ci sono tagli e tutto è tranquillo".
I giornali (tranne pochissimi) piluccano qualche notizia si disagi o proteste.
Le TV, addirittura, mediamente trasmetto, appunto, il solito ben-altro! L'analgico è morto: w il digitale! Questa è/sarebbe la notizia delle notizie, fondamentale, di attualità.
Invece la Scuola e l'Università sono in piazza anche oggi, i precari sono ancora più precari e disoccupati, i docenti abilitati sono come pietrificati in graduatorie mummificate.
I genitori, d’altro canto, sanno (o dovrebbero sapere) che ai loro figli mancano ancora docenti, che si sono moltiplicati gli alunni e dimezzate le cattedre sommando ore a ore.
I diritti sono diventati carta da macero e potremmo continuare. Delle manifestazioni di protesta si parla solo negli avvisi sul traffico. Cosa dobbiamo concludere?
Che la crisi economica è anche crisi culturale e che, come al solito, le notizie vengono date e amplificate fino a farle diventare iperboli a cui nessuno crede più.
La tecnica è consolidata: si è parlato per un po’ di scuola?
Ora basta, passiamo alla prossima notizia fondamentale: come si programma il decoder?

postato da: Mariaserena alle ore 18:54 | Link | commenti
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venerdì, 06 novembre 2009

mariaser1 news 07Ho lungamente insegnato in una scuola nelle cui aule il Crocifisso non c’era. Non ho mai domandato perché, né ho mai fatto richiesta perché vi fosse messo. Tra l’altro dubito che l’affissione sia mai stata obbligatoria in senso stretto. So che la mia scuola vantava, in senso intellettuale, una posizione strettamente laica e largamente illuminata. Era, in quegli anni, una bella scuola.

A volte ho sognato, invece, una situazione logistica simile a quella delle scuole non italiane in cui ogni professore ha la sua aula e sono i ragazzi a spostarsi. In Italia non sarebbe possibile: il piano orario degli istituti è obbligatorio e rigidamente fissato, le aule sarebbero insufficienti e ci sarebbero classi intere scalpitanti che sciamano ad ogni cambio di lezione invadendo quei corridoi che si vorrebbero quieti ed esteriormente ordinati. Naturalmente la cosa non mi turberebbe più di tanto, ma so benissimo che non è così per tutti.

Ho desiderato un’aula tutta per me perché, presuntuosamente, mi avrebbe assomigliato e avrei voluto dare ai miei ragazzi non solo il mio lavoro, ma anche l’impressione di quanto diverso sia uno spazio dedicato allo studio letterario da un altro, pur straordinario, qualsiasi.

Certo l'aula tutta per me sarebbe stato anche utile. Avrei potuto evitare di arrivare a scuola carica di libri e pacchi di compiti, di quotidiani e giornali, ci avrei messo un impianto hi-fi (anche a mie spese, lo avrei acquistato all’usato) e uno schermo televisivo, dvd e cd; avrei riempito le pareti di stampe e poster, avrei messo oggetti pensati per comunicare coi libri: una lampada da tavolo, penne, matite, fogli per appunti, memo, avrei conservato i biglietti delle tante visite guidate alle mostre, alle visite di studio, i nostri appunti e progetti. Insomma avrei messo tanto di tutto ciò che un letterato appassionato e un po' caotico accumula intorno a sé.

Ma non so se, nell'aula, avrei messo il crocifisso.

Ieri ho sentito in tv due politici di idee opposte che rispondevano sulla questione (io trovo le domande dei giornalisti spesso violente, e le risposte adeguate).

La domanda era: “A lei disturba il Crocifisso?”

La risposta del primo, dichiaratosi praticante, è stata: “A me no! Anzi io ne ho messo uno grande nel mio studio, proprio davanti alla mia scrivania, così nei momenti difficili ci guardiamo negli occhi!”.

Ho pensato: “Lo guardi negli occhi? Sono affari tuoi! Quale politico può essere così adamantino e puro da poter guardar da pari a pari un Crocifisso che, pur se solo un simbolo materiale, sgomenta il potente con la forza anche solo evocata della vittima che non si sottrae, che affronta la morte per amore di tutti?”

Il secondo mi è sembrato più a disagio (si era poco prima dichiarato credente valdese), e poi ha risposto laconico :”Non più di tanto”

Ho pensato: “Non vorrei educare nessuno a rispondere così!”

C’è chi dice che la bestemmia sia anch’essa un atto di colui che cerca Dio; io cerco di capire chi bestemmia, ma non capisco l’esibizione nel nome di Dio nè l’indifferenza pilatesca.

Per cui confermo: non c’era il Crocifisso nella mia scuola, non l’ho chiesto, e probabilmente non lo avrei chiesto nemmeno in quell’aula tutta dei miei desideri.

Il perché è difficile da dire: ho lavorato con i ragazzi cercando di far crescere in loro il rispetto per la conoscenza e far maturare il giudizio critico. Ho lavorato cercando di insegnare che si studia per crescere e capire, non solo per avere un voto. Insomma Pedagogia e Didattica sono definizioni più che sufficienti per  definire quello che ho fatto insieme a tantissimi colleghi. Non mi sarei sentita all’altezza della predicazione della fede che, mi avventuro a dire, avrei voluto testimoniare senza enfasi, e non so se ci sia riuscita.

Credo che Cristo abbia insegnato cose ben più importanti di queste mie particelle di scuola, e credo che ci abbia chiesto di testimoniarlo e non di esibirlo come la maglia o la bandiera.

Tuttavia sono contrariata e offesa non solo e non tanto dalla sentenza di Strasburgo, che vorrebbe imporre, quanto dal fatto che i ricorrenti hanno addotto a motivo l’educazione dei loro figli e, con coerenza rapace, hanno chiesto ed ottenuto 5000 euro. Sto parlando di cose serie per cui non involgarisco di più questo discorso.

Torno e concludo sulla scuola. Qualunque argomento pro o contro dovrebbe essere esposto con ragionevole rispetto.

Probabilmente ancora una volta il Crocifisso sarà esibito o schernito.

Molto molto sommessamente vorrei dire, e spero di non offendere la sensibilità di nessuno, che invece il Crocifisso è solo il segno, ma un segno davanti al quale, forse anche se non si crede, si prega, o si dovrebbe pregare, per gli altri.

postato da: Mariaserena alle ore 17:40 | Link | commenti (8)
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