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Nome: Maria Serena Peterlin
Ascolto, osservo e leggo. Mi interesso di letteratura. Mi occupo di formazione, scuola ed educazione. In questo blog parlo soprattutto di problematiche giovanili e di interessi culturali e questioni di attualità. Pubblico qui i miei scritti, racconti, ricordi, foto e disegni e le mie libere parole.
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mercoledì, 28 ottobre 2009

NOTA DELLE NOTE - Il potere al tramonto

VOTA IL CANDIDATO IRREPRENSIBILE SULLE PREFERENZE SESSUALI

I commenti condolenti sono tracimati, da ogni cantone, e da pulpiti politici e mediatici, da opinionisti e opinioniste e affini sono piovuti cori e solidali lamenti di commiserazione per “la vicenda umana”, per “il danno fatto alla famiglia del protagonista”, per “la figlioletta che apprende dagli colpevoli spietati media quello che ha fatto papà”, per il fatto che “è questione di gusti: a chi piacciono le sottane e a chi... altri indumenti o non-indumenti”.
Persino Pierluigi Bersani e Rosi Bindi (da sbigottimento!) rilanciano in chiave anti-berlusconiana. E si è parlato di stile! Ma quale stile? E' stile il pagare sottobanco un ricatto e non denunciarlo?
Il perfido Premier non si autosospende e il peccatore pentito Marrazzo sì!
Ma che c’entra? Ma che significa?
Chi si sognerebbe mai di dire che un Premier sia lodevole nel caso si conceda, e nei palazzi istituzionali, agli ozi di Venere con le d’Addario (escort nuove o usate) e magari poi smentisca (mentendo?) e continuasse a rilassarsi a modo suo in Sardegna sgolandosi tra Apicella e richiami amorosi alla foca monaca?
Chi ragionevolmente potrebbe difendere leggerezze di questo tipo così poco rispettose dei ruoli delle istituzioni e di un popolo travolto dalla crisi economica?
Ma questi eventuali svaghi (più da gita aziendale, per la verità, che non da vizi e stravizi) come possono fare malleveria sulla vicenda marraziana?
Anche perchè c'è una differenza di fondo tra i due casi: uno cede al ricatto e paga (dice per paura) e l'altro invece sfida i ricattatori e tiene il punto.

Tutti ricordiamo bene il censore Marrazzo di “Mi manda Rai 3”!
Ricordiamo le sue frasi moralistiche e aggressive, il suo ergersi a censore, e poi i suoi discorsi da Governatore che interviene sulla sacra via Francigenahttp://www.youtube.com/watch?v=P43bK5n3KC4 e il turismo religioso, che parla all’adunata degli alpini
http://www.youtube.com/watch?v=2iyw5S6b9cw,
e adesso ci dovremmo invece convincere a farne una povera vittima dei media?
Allora chiedo: qualcuno, per caso, pensa che la sua vicenda politica, umana e personale sia, allo stato attuale, da additare all’esempio dei giovani?
Siamo così pronti a bollare come nullafacenti, bamboccioni e mammoni i ragazzi, ma qualcuno vorrebbe indicarci quali sono i loro modelli positivi?
Per cercare esempi di coerenza e fedeltà ci dobbiamo rivolgere a eroi come il protagonista del Gladiatore?
Con quale coraggio possiamo dire ai nostri giovani “Studia, sacrificati, impegnati per il tuo bene e quello del tuo paese: prendi esempio da....” appunto: da chi?
E allora per favore smettiamo di fare da paravento a queste miserie. Nessuno tocchi Marrazzo. D’accordo.
Ma nessuno ne faccia una vittima del gossip (dal quale c’è poco da difendersi e presso cui è in buonissima compagnia), né tantomeno un martire dei media, dei quali fu ed è protagonista e, appunto, gladiatore acclarato.
Non prendiamoci in giro.
Qui si è parlato di un padre di famiglia che viene filmato mentre si intrattiene con professionisti/e del sesso a ore tra strisce di coca, che paga per il silenzio e che adesso non fronteggia l’evenienza, ma sbianca e si fa dare 30 gg di malattia. Infine esce di scena chiedendo asilo politico a un Monastero, con un remaque del miglior stile penitenzial-medievale!
Non c’è che dire: un vero uomo. Un laico. Un uomo di governo.
Spiace davvero per lui; ma anche per noi!
In questa vita o nell'altra."


 



postato da: Mariaserena alle ore 10:06 | Link | commenti (4)
categoria:
domenica, 25 ottobre 2009
 
staccate dalla TVRagazzi non ci posso credere! dalla mia stanza sento la tv e c'è Giletti che annuncia un GRANDE EVENTO: il RITORNO DI ROMINA POWER IN TELEVISIONE!!! ITALIANI spegnete questa tv.
Come se non bastasse: altre notizione fondamentali! Stanno discutendo e dicono anche che Alida Yespica è stata colta in fallo alcolemico al volante mentre il presidente autosospeso Marrazzo è scivolato su una BANANA... (e qui non commento proprio).
Ma 'ndò vai, hawaii??

Spegniamo la tv!
sabato, 24 ottobre 2009

Tg notizie!
(al bacio)

La presunta irruzione di presunte mele marce (o presunte forze dell'ordine) nel presunto appartamento in cui è stato girato un presunto video a un presunto incontro con il presunto trans o presunta Nathalie e il presunto Marrazzo presunto Governatore della presunta Regione Lazio è un presunto scoop?
Il presunto Marrazzo avrebbe pagato con presunti assegni una presunta cifra di circa 50.000 presunti euri ...  e presumibilmente ci saranno presunte querele.
Secondo i giornali e TG nel presunto appartamento del/della presunto/a Nathalie c'erano anche presunte piste bianche di presunta coccoina.
(Avete letto bene coccoina, la colla che non t'infarina)

© (diritti riservati)

postato da: Mariaserena alle ore 14:26 | Link | commenti (4)
categoria:regione lazio, marrazzo, netfuturismo, media decotti
giovedì, 22 ottobre 2009

«Con l'autunno i nodi vengono al pettine. C'è molto nervosismo nella maggioranza e questo spiega le assenze su una misura impopolare come questa. La scoperta del posto fisso da parte di Tremonti è solo cortina fumogena», diceva a tarda sera il Pd Pierluigi Bersani.

????

 

ma chi ci crede??

 

insomma meglio vederci chiaro?
Invece il posto fisso non è un feudo, o una vecchia usanza desueta ed antieconomica come ci vogliono far credere, ma è un mettersi alla prova giorno per giorno, è la costanza di portare avanti lavori che spesso richiedono anche la dedizione della continuità, del sapersi rinnovare, dell'accettare, molto spesso, un lavoro poco vistoso e modestamente retribuito, ma prezioso.
Vogliamo togliere il posto fisso (ad esempio) ai tutori dell'ordine e passare a sceriffi part-time? vogliamo che negli ospedali ci siano solo lavoratori interinali e giostre di paramedici? che i ragazzi e i bambini cambino insegnanti ogni tre mesi? E potremmo continuare.
postato da: Mariaserena alle ore 21:39 | Link | commenti
categoria:lavoro, bersani, tremonti, posto fisso
lunedì, 19 ottobre 2009
TREMONTI E IL POSTO FISSO
Alle volte viene da stropicciarsi occhi ed orecchie, e viene da pensare che per poter affermare che “Il re è nudo” occorra farsi venire in mente una fiaba diversa e un diverso innocente che proclami l’evidente verità.

Nell’ultimo secolo siamo stati di tutto.

Un popolo di combattenti e di resistenti, un popolo di democristiani e di comunisti, d’industriali e sindacalisti, di capitalisti (pochi) e di medio-basso reddito (tanti), di onesti (tanti) e di ladri (alcuni) , di ingenui e di furbi (questi a pari merito); e potremmo banalmente continuare con categorie sportive e calcistiche e così via.

A molti capitava di dire “Siamo in Italia…” o addirittura “e va bè, siamo Italiani” anche con tono di affettuosa commiserazione; ed ogni volta che ci si doveva rassegnare a disservizi, ritardi o inceppamenti burocratici ci si è arrangiati.

Insomma siamo un popolo di gente tutto sommato signorile, che fa di necessità virtù, che fa di una macchina usata un’occasione per usufruire dell’incentivo per il gpl o il metano ed accoglie in casa lavoratori stranieri con i quali ha, tutto sommato, un rapporto famigliare. E poi c’era il tricolore al quale siamo tutti affezionati e l’Inno re-imparato e scandito non solo alle partite.

Insomma siamo Italiani e va bene così: un popolo che fino a pochi lustri or sono si reggeva ancora sull’economia domestica e famigliare, sopportava qualche diverbio condominiale e spesso sacrificava le ferie.

Un popolo che si è adattato ai cambiamenti: perfino a Maria de Filippi e ad Affari tuoi (il gioco dei pacchi), un popolo devoto al triduo settimanale del campionato di seri A e che si è comprato parabole e decoder senza fiatare.

Poi però sono arrivate le vere sciagure: i contratti co-co-co, il lavoro a tempo determinato elevato ad eterna altalena precaria, i progetti che progetti non sono, i non contratti in prova mai superata. (Nella scuola è arrivata aria pumblea)

A queste sciagure il Popolo Italiano (e qui la maiuscola ci sta tutta) non si è adattato per niente, ma le ha subite poiché anche la sinistra, i sindacati e gli intellettuali evoluti e ben orientati ci hanno detto che siamo nella globalizzazione e questa era l’agra minestra che passava il convento.

Due moccoli, quattro bestemmioni assortiti, e tante lacrime. Gente che moriva ogni giorno di più sul lavoro: perché il lavoro occasionale è anche dequalificazione e de professionalizzazione, è anche improvvisarsi in situazioni di mancanza di norme e normative, di sicurezze e garanzie. E quindi sono arrivate le lacrime insieme alle coabitazioni, all’aiuto dei nonni e genitori (quando potevano), sono arrivate le sterilità programmate e pure qualche aborto: i figli costano.

Insomma siamo per tradizione e necessità un Popolo Italiano di rassegnazione, flessibilità e dignità assolute.

Ma a nessuno di noi, popolo, era mai venuto in mente pensare che fossimo anche felici di tutto ciò.

Il popolo ha subito la precarietà e le sue conseguenze come una vera e propria piaga sociale e personale.

E comincia non solo a stancarsi e a protestare, ma anche a mostrare chiari segni (oscurati accuratamente dai MEDIA) di insofferenza e ribellione.

Adesso c’è un fatto che a molti appare sorprendente; il Ministro delle Finanze Tremonti dichiara di essere “favorevole al posto FISSO” (sindacati tiepidamente favorevoli e molto PD contrario!!)

E l’Italia? Secondo me l’Italia non ci crede.

Però ci spera e chiede: “Ok Tremonti, e … da dove si ricomincia?

Siamo un popolo di lavoratori, il posto fisso non ce lo aspettavamo più, ma è quello che vogliamo, per poter di nuovo pensare alla casa, alla famiglia, ai figli, alla costruzione del futuro, ai bisogni essenziali, alla salute.

Da dove si ricomincia? O meglio: dove eravamo rimasti?”

Se invece è una battuta io temo che non ci farà ridere neanche un po’.

postato da: Mariaserena alle ore 23:22 | Link | commenti (2)
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lunedì, 19 ottobre 2009
Molta innovazione, sugli occhiali

Ma che donna sarà Mariastella Gelmini?
Non parlo del suo privato, non ne so nulla e quello che leggo sui settimanali di tendenza lo dimentico perchè lo trovo poco interessante; francamente credo che ce ne dovremmo davvero infischiare.
Ricordo solo un’immagine di una sua una passeggiata a Capri (anche io vado dalla parrucchiera e trovo i vari rotocalchi gossippari sulle mensole delle postazioni-messinpiega) dove sembrava un’innamorata qualsiasi a spasso con un tale.
Per cui quando dico e mi chiedo ma che donna è Mariastella Gelmini lo faccio pensando al suo ruolo (ahimè) istituzionale. Penso a quel ministero che ella stessa definisce uno dei più importanti per la vita italiana. 
E allora mi vien da dire che le sue origini umane, sociali e professionali precedenti mi interessano relativamente; e arrivo a dichiarare che anche se è vero che "Nel mese di marzo dell’anno 2000 ERA presidente del consiglio comunale del Comune di Desenzano sul Garda per Forza Italia, e fu espulsa dal consiglio, su mozione del suo partito, con la seguente motivazione
[Delibera del consiglio comunale n. 33 del 31/03/2000]:”manifesta incapacità ed improduttività politica ed organizzativa” ebbene tutto questo è abbastanza relativo.
Il ruolo assunto come Ministro della Repubblica doveva fare la differenza.
Personalmente rifuggo la retorica e dai canti degli Inni nazionali; mentre, in ogni sua espressione, apprezzo la laboriosità e la discrezione. 
Mi piacciono le persone che si sanno appassionare ed si indignare non quelle che si esibiscono. Ma se Mariastella è una di quelle signore che canta l’Inno di Mameli con la mano sul cuore fa benissimo, come fa benissimo ad essere devota alla sua formazione politica e al suo premier.
A me, invece, se lei venga da una sedia di impiegata, dallo scranno di un consiglio comunale o da un inginocchiatoio presso un’acquasantiera non me ne può importare di meno.
Adesso è Ministro dell’Istruzione ed è suo preciso dovere lavorare per svolgere bene il suo compito.
Tutti sappiamo che un Ministero non si ottiene come una vincita ad una lotteria: passi.
Tutti sappiamo che non si è sempre nominati per precise e comprovate competenze: passi anche questo (amarissimo boccone, ma tant’è).
Però tutti sappiamo che in Italia (ed in Europa se vogliamo spaziare) ci sono studiosi di Pedagogia, di Scienze della formazione, di Didattica. Sappiamo che ci sono associazioni di Insegnanti e Famiglie. Non allungo l’elenco, è inutile. Ma è evidente che, chiamata a cotanto incarico, la Gelmini avrebbe dovuto circondarsi di persone di cultura e specialisti, non (come ha fatto) di burocrati.
Ho già scritto uno volta che nemmeno l’imperatrice Messalina, che mi sembra emblema estemo di tutt’altro tipo di donna, abituata a far le ore piccolissime coi gladiatori, avrebbe potuto apparire meno concentrata sulla sua missione.
E aggiungo che la storia, la letteratura e l’arte sono portatrici di splendidi esempi di donne protagoniste o ispiratrici di grandi visioni e scelte culturali. Eroine, artiste, letterate, combattenti. Non faccio il torto a nessuno facendo nomi. Vorrei fare, date le circostanze, almeno quello di Maria Montessori: ma che Dio la benedica e riposi in pace.
Non tutte quelle donne nacquero già pronte e carismatiche, colte e programmate: molte assunsero su di sé una missione e la portarono, oltre ogni speranza, al successo. 
Ma che donna è Mariastella Gelmini?
Una che esegue un mediocre compitino contabile, cambia occhiali e pettinatura e marcia fieramente verso cosa? 
Mariastella, Sorella d’Italia: l’Italia s’è mesta. E la scuola si dispera, ma si è anche arrabbiata.

postato da: Mariaserena alle ore 11:50 | Link | commenti
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domenica, 18 ottobre 2009
serena.peterlinI nostri ragazzi vivono praticamente immersi nella musica, spesso connessi a un ipod o a supporto analogo, tanto che lo ascoltano quasi regolarmente a scuola, anche durante le ore di lezione, oppure in auto, a casa. Qui si chiudono nella loro camera e mettono la musica a palla.
Si potrebbe dire che ne hanno fame e sete insaziabili. Inutile domandarsi quale musica scelgano e perchè; tutte le generazioni hanno sempre ascoltato la loro musica secondo tendenze e gusti che non ha senso cercare di spiegare agli adulti. Il problema semmai è un altro.
La musica consumata come una quotidiana colonna sonora della propria vita satura e, allo stesso tempo, assorbe nella maggior parte dei giovani, praticamente tutta la loro disponibilità all’ascolto e all’approccio musicale. Il vizio, se così si può dire, di questa situazione non è nel genere che i ragazzi spontaneamente scelgono; è nel fatto che questo consumo è spontaneo e non mediato né educato da alcuna forma di informazione o cultura musicale.
Non manca, nelle nostre scuole, qualche eroico insegnante di Educazione Musicale che tenta di andar oltre qualche esercizio di flauto o canzoncina, e non troverei giusto addossare ai docenti di questa materia tutta la responsabilità di una inadeguata formazione culturale musicale nei ragazzi.
I bambini e i ragazzi hanno bisogno, quando non provveda (e non sempre è possibile) la famiglia di essere immersi nella musica nei luoghi deputati. Le classi dovrebbero essere invitate a teatro e negli auditorium, dovrebbero conoscere i musicisti, gli strumenti, le dinamiche di uno spettacolo o un concerto. Sia rock, sia balletto, sia opera, sia classica, sia un’esecuzione bandistica i giovani hanno bisogno di essere accostati ai luoghi dove la musica si sviluppa e diffonde, si dispiega e diventa messaggio ed emozione. Tramite progetti adeguati dovrebbero poter essere fin da piccolissimi esser resi partecipi della cultura della grande musica.
Ma si potrebbe, almeno in parte surrogare, dando spazio ad una buona trasmissione musicale via radio o video. Perchè no? Non è nel destino comune diventare grandi compositori come Mozart, Bernstein, De Andrè o tanti altri eccellenti contemporanei. Ma può essere nella formazione di tutti i bambini e ragazzi imparare ad ascoltare e comprendere, o anche liberamente interpretare. Il web può essere di grandissimo aiuto anche per iniziare. Ma poi è importante proseguire su una strada quanto più possibIle ... virtuosa!

 

 
postato da: Mariaserena alle ore 22:43 | Link | commenti
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sabato, 17 ottobre 2009
 
Chi ha clonato Emilio Fede?
Il direttore del TG4 accusa fB perchè dice che ci sono vari siti che usano abusivamente il suo nome, si indigna perche all'interno di fB c'è di tutto ed arriva ad affermare che un povero ragazzo, subendo l'influsso di questa negatività, si è suicidato facendo il conto alla rovescia su fB e che non c'è un adeguato controllo.
Non penso che abbia torto su quest'ultimo punto.
Ed è davvero scorretto ed volgare usare il nome e l'identità di altri.
E' vero però che su queste piattaforme gira ciò che gira nella nostra società; purtroppo niente di diverso.
Dal pedofilo al semplice maleducato, dal coprofilo al blasfemo.
Spesso penso che se si usasse il Web per per sue straordinarie e democratiche potenzialità sociali, culturali e connettive potremmo ottenere molto.
Potremmo dare voce e peso a proposte inascoltate.
E dunque la riflessione non andrebbe fatta sulle potenzialità negative di un mezzo telematico che ha anche tanti pregi, quanto sul fatto che viene usato male; e se viene usato male significa che la realtà si proietta anche sulla rete tal quale, forse a volte anche peggiore.
Tanto è vero che qualcuno non ha trovato nulla di meglio da fare che creare pagine dichiarando di essere Emilio Fede.
Tutti i gusti sono gusti. Ma chi e perchè ha clonato Fede?
In caso di insofferenza non sarebbe stato meglio spegnere la TV?

PS- Fede non perdona: ha chiesto la chiusura di Facebook. Ora sono affari nostri!
 
 
 
 
 
postato da: Mariaserena alle ore 19:17 | Link | commenti
categoria:web , media, abusi, informazione, tg , notecellulari, facebook
sabato, 10 ottobre 2009
Le parole che sempre più di frequente si usano per descrivere la situazione dela generazione-precari, chemariaser1 news 07 costituiscono la nuova realtà del lavoro, sono disillusione, delusione, frustrazione e, purtroppo, rassegnazione.
Li definirei nuovi lavoratori e di solito cerco di non chiamarli precari, anche perché sono in  una situazione di provvisorietà elevata a sistema per cui subiscono una precarietà fissa.
La mia generazione viene da un’esperienza diversa; laurea a 22-25 anni,  e poi ricerca di lavoro; nella scuola, ad esempio, abilitazione per esami e poi concorso per titoli ed esami; quindi la cattedra.
Ci sarebbero, però, da aggiungere tante altre cose: in passato le medie non erano dell'obbligo , le bocciature e le esclusioni iniziavano alle Elementari, alla laurea si arrivava dopo infinite selezioni.
Certamente tutto ciò avrà la sua  importanza.
Ma cos'ha a che fare con la precarietà? Secondo me non molto.
Però allora la formazione era, già dall'infanzia, improntata a un atteggiamento mentale che non voglio definire aggressivo, ma combattivo sì; e oltre ad essere combattivi ci si sapeva adattare (senza farsi sopraffare) anche ai difetti della realtà.
Per cui le lunghe code per le iscrizioni all’università, gli appelli agli esami anche senza calendario (a volte tutti ammassati e ci interrogavano fin che il professore diceva: basta, andate via tornate domani), le aule universitarie strapiene e dense di fumo, le dispense che non sempre c’erano, l’obbligo di frequenza e il piano di studi rigidissimo... insomma abbiamo affrontato tutto, e superato davvero tante fatiche e frustrazioni spesso ingiustificabili, pre-sessantottine (sono giurassica: mi sono laureata a luglio ’69) che oggi farebbero gridare allo scandalo e al “non ne posso più”.
Io/noi invece inghiottivamo e ci arrabbiavamo, ma proseguivamo.
Torno a dire che con la precarietà tutto questo ha poco a che fare. Ma quei percorsi erano importanti per la formazione della personalità: quando oggi vedo i precari in mutande io mi innervosisco un po’ e mi chiedo perchè una categoria di docenti non riesca a mettere in atto una forma di manifestazione non dico più dignitosa (la dignità con la mutanda si apparenta con fortuna anche alla pubblicità) ma più incisiva, seria, propositiva e tutto sommato più cattiva.
Da ragazza attempata ho scritto più di una nota sugli errori della Gelmini.
Perchè? Che me ne viene? E’ forse la mia battaglia questa?
Lo è, in realtà, solo lateralmente: ma il fatto è che quando sei stata tutta la vita sulla barricata ci rimani.
Quando hai amato tutta la vita la tua missione (lasciatemi usare una parola di sentimenti) non la molli e continui a crederci.
 
Non credo invece sia utile e qualificante una lotta fatta in mutande.
Piuttosto si sarebbero potuti aprire dei tavoli davanti alle scuole offrendo lezioni gratis a tutti! I giovani colleghi avrebbero potuto scrivere insieme un libro bianco sulla scuola, oppure assediare di email tutti: le redazioni dei quotidiani e dei settimanali, dei tg, delle istituzioni, del parlamento, dei ministeri, e dei provveditorati.
Avrebbero potuto fare dei sit-in davanti alle sedi Rai, Sky, La7  e Mediaset.
Invece a scuola i colleghi di ruolo subiscono l’aumento degli studenti per classe e, anche su pressione dei presidi, accaparrano spezzoni di orario togliendo lavoro ai docenti in attesa in graduatoria, e poi disertano le assemblee sindacali (ma questo accade ormai da anni).
 
I docenti precari invece si uniscono ai cortei per la libertà di stampa. Ma è davvero giusto accettare ospitalità alla manifestazione della Stampa e parlare da un microfono non nostro e solo per gentile concessione?
E’ giusto che tutti i media televisivi glissino sulla scuola e altri ne parlino solo per dir male (per carità la libertà consente tutto) di Berlusconi?
E la sinistra che ha fatto per la scuola?
E in che cosa consistono le loro proposte, quelle dei sindacati e perfino quelle dei manifestanti?
E’ giusto dire VOGLIAMO IL LAVORO.
E’ fondamentale. Io sottoscrivo. Qui e subito.
Ma vogliamo anche dire dove e quali sono gli errori della politica nei confronti della scuola?
Vogliamo dire che non ci sono solo ginnasi e licei frequentati da quieti adolescenti o ragazzi motivati, ma ci sono scuole dove  dilagano droga e bullismo, disagio e abbandono ecc?
Vogliamo dire anche quali sono le nuove emergenze dell’educazione dei giovani e con quali proposte si intende affrontarle? E' o no il nostro lavoro? Non è forse quello che ci si dichiara pronti a svolgere? Allora si dica come: quali obbiettivi, metodi, contenuti, processi.
Proprio per questo mi permetto di dire “meno mutande e più professionalità”.
La cultura deve farsi rispettare; anche cominciando dall’abito e dal peso della preparazione. 
Ma certo non solo da quello.
Quando si è rifiutati dal mondo del lavoro io credo si debba avere la lucidità di puntare il dito non solo contro la classe politica al governo, ma anche contro la latitanza dei sindacati e dell’opposizione, contro l’atteggiamento autoreferenziale della casta mediatica e, purtroppo, anche contro la diffusa perdita della coscienza politica e dei diritti del cittadino.
Perdite che si possono ripianare solo con l’impegno.
(Ma anche la parola “impegno” è decisamente attempatella, forse mi somiglia.)
postato da: Mariaserena alle ore 17:53 | Link | commenti
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venerdì, 09 ottobre 2009

Mentre il palazzo fa risse... la rabbia per la povertà cresce

 "il pensiero liberale è di destra /ora è buono pure per la sinistra" (GABER!)

postato da: Mariaserena alle ore 08:55 | Link | commenti (2)
categoria:politica, protesta, sinistra, giovani, destra, manifestazione, povertà, disoccupazione, gaber, corteo