CONDOTTA, PROFITTO E ...
A scuola c’è un clima preoccupante. E' tangibile il disagio e si tentano percorsi per affrontare i problemi. Si contano ormai a centinaia i casi (anche solo degli ultimi mesi) In cui alunni o studenti esprimono gravi comportamenti, anche abituali, di intemperanze, di indisciplina, di violenza, di aggressività contro i loro coetanei o i professori.
C’è di tutto: dalla risposta maleducata all’insulto, dagli atti osceni (simulati o reali) alla volgarità indisponente al vittimismo elevato a sistema, al genitore che invece di educare al rispetto educa alla minaccia di denuncia contro la scuola. E si potrebbe continuare.
Ma basta andare su Youtube o ascoltare i ragazzi.
La normativa di Gelmini sul voto di condotta ha scatenato e scatena reazioni francamente irresponsabili.
La realtà è che troppo spesso la scuola fronteggia una realtà giovanile che vede la latitanza o peggio la complicità di alcune famiglie, la realtà è che alcuni genitori non solo diseducano, ma frantumano il concetto stesso di educazione.
Se a scuola un ragazzo non fa il suo dovere, non studia, sfotte gli insegnanti e fa il bullo, offende o danneggia i compagni che fa la famiglia dell’offeso?
Minaccia, insulta o addirittura denuncia la scuola.
Se la scuola non si adegua e cede, e la famiglia ha denaro, l’alunno incompreso viene trasferito da scuola a scuola (anche privata) fino ad essere promosso per anzianità e sbriciolamento della resistenza di tutti.
E che fa dunque la famiglia del presunto colpevole? Protegge il pupo e diseduca il pupo.
E che fa la magistratura? Procede.
A questo punto il dirigente (è inevitabile) passa il suo tempo a scrivere regolamenti sempre più contorti e stringenti che strozzano l’azione didattico-educativa e il docente trascorre le sue ore di scuola a cercare vie d’uscita inesistenti. Poi va a casa salendo sull’auto segnata da graffi e bozzi regalati da qualche caro ragazzo nel parcheggio sotto scuola, e aspetta minacce telefoniche, email minatorie.
Se un professore o una professoressa rimproverano il maleducato e il nullafacente ogni suo gesto, frase, parola, cenno viene distorto e strumentalizzato: la creaturina adolescente telefona col cellulare a mammà e mammà chiama la scuola per minacciare le vie legali.
Nel frattempo il bullo o la bulla di turno incanagliscono sempre di più e mentre l’insegnamento muore di morte lenta per soffocamento i ragazzi volenterosi e studiosi fanno la figura dei fessi.
Per educare i ragazzi servono motivazioni ed incentivi; ma è anche indispensabile metterli di fronte alla difficoltà, stimolarli e anche riprenderli e rimproverarli quando non seguono le regole o le violano, quando sfidano a scuola o non studiano.
Non può insegnare senza imporre, quando è necessario, l’interrogazione, la disciplina, la fatica.
Non si può continuare così.
Non parliamo di eccellenza; parliamo di incanaglimento. Parliamo, quando è necessario, di serietà.
Ed è serio e prioritario considerare con il dovuto rispetto il valore di un insegnante preparato e coscienzioso, è serio riconoscere che è anche un essere umano e quindi ha una sua personalità e un suo modo di essere; è serio sottolineare, di fronte al renitente all’educazione, che la professionalità di un docente non deve essere ridicolizzata o sminuita pretestuosamente.
Altrimenti la scuola e gli insegnanti hanno armi spuntate.
Dunque non ha senso contestare le normative; semmai ha senso respingere e condannare il diffuso atteggiamento anti-didattico e anti-educativo.
Che ne sarà di una società che cresce i giovani nel disvalore?