Ogni volta che si va alle elezioni si va alle liste delle candidate e dei candidati.
Ogni volta che si va alle liste si va al distinguo e al microscopio.
Ogni volta che si va al distinguo si parla di quote donne/uomini e di qualità morali-civili-fisiche di candidati anche prima che le liste siano pubblicate. E si fa carne tritata soprattutto delle donne.
Ed è prassi poco virtuosa che le forze in campo sembrano preoccuparsi di più della valutazione delle qualità delle liste delle candidate e dei candidati altrui piuttosto che dei propri.
Di che si tratta? Di altruismo o di moralismo di giornate uggiose?
A questo punto la domanda è : se un candidato o una candidata di schieramento opposto fosse, per usare una definizione corriva, poco qualificato/a perché l’avversario politico se ne preoccupa?
Apprendiamo, però, che è stato inserito nelle liste elettorali anche chi, ad occhio e croce e a mio personalissimo e modesto avviso, supera un po’ tutto, tutti e tutte.
Il candidato Emanuele Filiberto di Savoia riassume in sé una serie di caratteristiche su cui interrogarsi: uomo di spettacolo o vip internazionale? Uomo d’affari o protagonista di rotocalchi? Ballerino italiano con vocazioni poliglotte o diretto discendente del Re di Casa Savoia che (per fare solo una sobria e difettosa sintesi) nominò Benito Mussolini capo del Governo poi, persa la guerra, lo dimise e si rifugiò a Brindisi lasciando l’Italia nel sangue di una guerra fraticida?
Ammetto un grande limite: non ce la posso fare.
E preferirei che De Magistris non dicesse (come sta dicendo in questo momento su La7“C’è una parte del paese pesca tra veline e GF”; come e preferirei che E.F. di Savoia non dicesse “sono italiano e parlo 5 lingue”.
Appare sufficientemente chiaro che la sufficienza con cui si parla di “vallette e valletti/veline e velini” non si avventura a dubitare della candidatura di altri.
Non ce la posso fare, preferisco rimanere ai miei libri, alla storia, alle emozioni umane.
Preferisco dunque andare sul concreto attuale e storico e riconoscere stima a Guido Bertolaso, al capo del governo e a quanti si si occupano seriamente del dramma del terremoto abruzzese.
Soprattutto preferisco commuovermi per il Santo Padre, ottantenne, che abbarbicato ad un sostegno in uno scomodo piccolo suv, si arrampica sotto la pioggia fino ad Onna per consolare gli afflitti.
Ed ho fiducia e speranza che gli elettori Italiani non siano degli sciocchi abbocconi attirati nè dal dimenar dell’anca nè dalle apparenze seriose.