… E lavorare?
Quando vedo anziani che spingono carrozzine o portano nipoti a scuola o ai giardinetti penso che dedicano il loro tempo alla famiglia dei figli, cioè alla loro, e che è giusto farlo se si può.
Quando vedo altri anziani giocare a carte o leggere il giornale sulle panchine o sul balcone penso che c’è anche il tempo del riposo e che l’ottavo giorno della vita dovrebbe arrivare per tutti.
Quando vedo ragazzi in giro o che stazionano vicino a bar o muretti, penso: bella la gioventù, bello stare insieme a dirsi le cose, finché dura.
Quando vedo gruppi di donne impegnate a discutere animatamente per strada penso: forse hanno sistemato i loro impegni e adesso stanno decidendo qualcosa di cui occuparsi.
Quando vedo giovani a cavalcioni di moto e motorini raggrupparsi e rimanere a parlare fumare penso: forse partono tra poco e vanno a farsi un giro. Boh.
Quando vedo manifestazioni popolari di malcontento penso che chi protesta abbia buone ragioni e cerco di capire cosa succede.
Però guardo anche sempre l’orologio e che tempo fa. Perché?
Perché con qualsiasi tempo e a quella stessa ora le persone giovani che conosco io stanno in ufficio, a scuola, in viaggio per lavoro, in ospedale a curare i malati, nelle industrie insomma, come diceva l’antico canto “nei campi e nelle officine” ed anche altrove: ma sempre a faticare; oppure stanno riposando perché hanno già lavorato su turni.
E se invece si ha un’età compresa tra i sedici e i sessanta e si ha buona salute e si sta in giro a fare niente… (o si sta sul lavoro fingendo si lavorare) mi scatta in automatico il ricordo dei miei nonni che per questo avevano pronte qualifiche adeguate: alcune corrette, altre politicamente scorrette. Insomma li avrebbero definiti “pelandroni”, “buoni a niente”, “fannulloni” (e quelle scorrette non le scrivo).
Perché se non si va a scuola, non si studia, non ci si rende utili si può avere anche qualche eccezionale giustificazione o motivo. Ma non si può fare della nullafacenza un regime di vita autorizzato e di cui vantarsi.
Perchè i giovani che conosco mi dicono che non è vero che non ci sia lavoro: purtroppo invece si deve accettare lavoro precario, lavoro mal pagato e non garantito (e su questo ci si deve tutti impegnare per uscire da una logica vessatoria e alla fine anche antieconomica) : MA LAVORARE SI DEVE... E LORO LO FANNO e tutti dovrebbero farlo.
Per questo provo anche un moto di ribellione perfino per i cosiddetti poveri che stanno fuori dalla porta della chiesa la domenica mattina, col cartone del Tavernello tra le gambe e la sigaretta in bocca, e fanno domenica così … tra l’ingresso e il bidone della spazzatura pieno di altri loro cartoni (di pizza, del supermercato ecc.), scorie varie e, scusate la volgarità, tra le emanazioni delle loro scorie personali e biologiche depositate sui muri della parrocchia medesima. Se fossi il parroco li manderei a pulire la chiesa e poi li autorizzerei a chiedere la questua.
Per questo mi chiedo chi sia veramente, e chi mantiene a pane e coperto più tetto e bucato, coloro che vediamo anche in tv, per giornate intere, manifestare contro l’inquinamento, i termovalorizzatori e le discariche. E temo che queste persone abbiano scoperto l’america-mediatica, altrimenti perchè vivono in mezzo ai roghi di monnezza alla diossina da loro stessi accesi e negano l'esistenza della malavita?
Mi chiedo chi fomenta e agevola in benzina e motorini, erba e birra eccetera persone che prendono a parolacce e insulti lo stato, ma non vanno a scuola, ma non studiano, ma non lavorano: nè in casa nè fuori. Altrimenti non sarebbero lì.
Anche volendo, io non avrei avuto il tempo, e non lo avrei neanche ora. E a casa mia, a memoria d’uomo, nessuno ha mai avuto tempo da perdere, perché la parola d’ordine è sempre stata : aiuta la mamma e studia, e poi lavora e bada ala famiglia e infine … ti riposi quando hai finito tutto. Altrimenti … sono guai.