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Nome: Maria Serena Peterlin
Ascolto, osservo e leggo. Mi interesso di letteratura. Mi occupo di formazione, scuola ed educazione. In questo blog parlo soprattutto di problematiche giovanili e di interessi culturali e questioni di attualità. Pubblico qui i miei scritti, racconti, ricordi, foto e disegni e le mie libere parole.
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Splinder (30/05/2008) Meno male che c’è Omnibus gaiamente condotto da una tortorella puntigliosa. Stamattina era nuovamente in onda il Magistrato Bruno Tinti, di cui vale la pena ascoltare ogni illuminante sentenza. Ed è proprio vero che a parlar male dello Stato si fa peccato, ma si va in tv. Due giorni fa, da Latella su sky24 aveva già sostenuto che il pacchetto sicurezza era Leggi ancora...
postato da: Mariaserena alle ore 10:55 | Link | commenti (3)
categoria:
venerdì, 30 maggio 2008
CAMBIAMENTO? Cambiare è vitale per l’Italia, per la nostra società, per il nostro futuro. Ma ogni volta che si prova davvero a farlo appaiono i profeti del cambiamento fasullo, che snocciolano tutte le difficoltà e le pastoie possibili e mandano tutto a monte. Il cambiamento non è quello sbandierato e usato come slogan elettorale. E’ quello concreto della Speranza attiva. E’ quello descritto nel post della nostra amica Viv: una che non si tira indietro.E' il cambiamento del fare con fatica e con il rischio personale.
Leggete leggete: Blogger: vnnvvvn  cazzeggiolibero.splinder.com/post/17294268/Gomorra
 
postato da: Mariaserena alle ore 08:24 | Link | commenti (9)
categoria:politica, società, viviana
martedì, 27 maggio 2008

Leggo un post di un amico di splider, persona seria e competente professionalmente. Una informazione non faziosa e ben fatta per chiunque voglia... attingere ad acque chiare:

 Blogger: topenz  topenz.splinder.com/post/17153197

Riguarda la questione dei rifiuti, delle discariche e... delle falde acquifere. Buona lettura

postato da: Mariaserena alle ore 22:29 | Link | commenti (5)
categoria:notecellulari
martedì, 27 maggio 2008

- Un problema di civiltà, di convivenza, di rispetto,

 di urbanistica, di architettura e di cultura

Un problema di Roma 

La foto, è presa da questo sito www.bandb-rome.it/roma_pigneto.html che contiene molte interessanti notizie di carattere sociale, storico e urbanistico  sul quartiere.

Ne cito solo qualche riga sulla storia più recente : "Attualmente il Pigneto conta circa 52.000 residenti, con una grossa concentrazione di anziani (circa il 20% di ultrasessantacinquenni, il doppio della media cittadina), gli abitanti storici del quartiere che hanno determinato quel tessuto di relazioni sociali, quel clima da città nella città che da sempre caratterizza l’anima popolare del borgo.
Alla popolazione storica si sono aggiunti gli immigrati africani, arabi, indiani e dei paesi dell’Est Europa (sono circa il 9% dei residenti, tra le pù alte concentrazioni di stranieri della capitale) che qui trovano tutt’ora abitazioni a prezzi bassi, molti studenti della vicina Università di Roma "La Sapienza" e tanti nuovi residenti, anche intellettuali e del mondo dello spettacolo.il quartiere è interessato da numerose opere di riqualificazione del territorio da parte del comune e la nuova linea C della metropolitana sarà aperta fra pochi anni; ciò non di meno conserva aspetti di marginalità e di degrado non indifferenti.
Il processo di riqualificazione (che inevitabilmente porta a una crescita dei prezzi delle case e degli affitti) e il tempo che scorre inesorabile, stanno via via espellendo dal quartiere gli abitanti storici."

Il Pigneto e la cronaca

Quartiere singolare e popolare, ma un tempo industriale e di dotato di abitazioni residenziali, ville, zone verdi e corsi d’acqua.
Attualmente è quartiere di palazzi, di palazzoni e giardinetti impolverati, confinante con San Lorenzo e sfiorato dalla sopraelevata che dirige verso le autostrade. Vicino alla famigerata ex-Pantanella. Non lontano dalla Sapienza. In passato il Pigneto era attraversato dal tram, dal trenino ed era adiacente alle ferrovie per Firenze, Pescara ecc.
Fino a pochi anni fa ci si poteva trovare ancora l'osteria con il vino bianco e il cartello "E' vietato consumare cibo portato da casa", ma si poteva rimediare con pane e porchetta che l'oste affettava diligente con il suo coltellaccio e serviva su un foglio di carta paglierina su un tavolo di legno e con la fojetta der vino.
Nostalgia? Cartolina ricordo?
No.
Tutto è cambiato, e tutto deve cambiare non solo Roma e non solo il Pigneto. Non solo la popolazione del quartiere e i negozi, ora irriconoscibili e trasformati nel qualsiasi emporio vendi-tutto che possiamo trovare nella qualunque periferia globalizzata.
Un tempo il Pigneto non era solo periferia, ma lasciamo perdere.

Tutto è cambiato e sono cambiati i nostri giovani e i nostri adulti.
Non sappiamo più con chi prendercela, e se sparisce un portafoglio o andiamo a fare una denuncia o ci rassegniamo smoccolando, o qualche idiota pensa al fai-da-te. Idiota e delinquente tanto per capirci.
Sono anni che, almeno a Roma, facciamo denunce inutili.
Ti tamponano con la macchina e scappano, o un motorino ti sderena la fiancata e fugge? Denunci.
Uomini (non italiani) molestano una ragazzina all'uscita del supermercato perché non cede il carrello con la moneta? Denuncia.
Ti rubano la macchina sotto casa? Denuncia.
Ti demoliscono lo sportello e il finestrino per rubare dentro l'auto? Denuncia.
Zingarelli ti accerchiano e ti sfilano il portafoglio? Denuncia
Ignoti ti borseggiano sull'autobus? Denuncia.
[Per non esagerare ho elencato solo fatti veri e capitati alla mia famiglia, e nulla più]
Denunci e finisce là: o forse si aggiunge alle statistiche.

Questo non vuol dire che sia è autorizzati a prendere un asse da cantiere (detto spranga...) e si vada a sfasciare delle vetrine. Non significa che si possa minacciare nessuno; e non significa nemmeno che gli italiani non delinquano; anzi.
Il fatto è che gli italiani è, di solito, più facile prenderli. Infatti il delinquente che ha narcotizzato il turista a Roma Tiburtina (causandone poi indirettamente la morte orribile) è stato impacchettato in poche ore. Meno male. Così come l'assassino (pare anche cocainomane) che ha travolto, con l'auto, i fidanzati in motorino. Arrestato. Ma quei delinquenti sappiamo chi sono, sono riconoscibili, qualcuno li vede e li denuncia, le telecamere li inquadrano e vengono identificati.

Non sempre è possibile fare la stessa cosa con persone senza identità.
Allora il problema è di ristabilire la legalità.
E il gestore del negozio vandalizzato non si deve permettere di dire in televisione "Da quando c'è questo Governo c'è il razzismo" (testuale).
Altrimenti io rispondo: " da quando ci siete voi è più facile essere razzisti". Anche se non sarebbe meno sbagliato.
Poche ore dopo quel sindaco è andato al Pigneto; dov'era finito l'opinionista dalla vetrina rotta?
Ripeto: non solo il Pigneto, tutto è cambiato.
Ma per non cambiare nel modo peggiore si deve ricominciare dalla legalità per tutti e, insieme, dall’educazione, dall'integrazione senza sconti, dalla scuola. Il presente si costruisce anche rispettando il passato


postato da: Mariaserena alle ore 13:11 | Link | commenti (13)
categoria:roma, razzismo, xenofobia, accoglienza, notecellulari, pigneto
lunedì, 26 maggio 2008
… E lavorare?MariaSerena-avatar-medio-traspare
Quando vedo anziani che spingono carrozzine o portano nipoti a scuola o ai giardinetti penso che dedicano il loro tempo alla famiglia dei figli, cioè alla loro, e che è giusto farlo se si può.
Quando vedo altri anziani giocare a carte o leggere il giornale sulle panchine o sul balcone penso che c’è anche il tempo del riposo e che l’ottavo giorno della vita dovrebbe arrivare per tutti.
Quando vedo ragazzi in giro o che stazionano vicino a bar o muretti, penso: bella la gioventù, bello stare insieme a dirsi le cose, finché dura.
Quando vedo gruppi di donne impegnate a discutere animatamente per strada penso: forse hanno sistemato i loro impegni e adesso stanno decidendo qualcosa di cui occuparsi.
Quando vedo giovani a cavalcioni di moto e motorini raggrupparsi e rimanere a parlare fumare penso: forse partono tra poco e vanno a farsi un giro. Boh.
Quando vedo manifestazioni popolari di malcontento penso che chi protesta abbia buone ragioni e cerco di capire cosa succede.
Però guardo anche sempre l’orologio e che tempo fa. Perché?
Perché con qualsiasi tempo e a quella stessa ora le persone giovani che conosco io stanno in ufficio, a scuola, in viaggio per lavoro, in ospedale a curare i malati, nelle industrie insomma, come diceva l’antico canto “nei campi e nelle officine” ed anche altrove: ma sempre a faticare; oppure stanno riposando perché hanno già lavorato su turni.
E se invece si ha un’età compresa tra i sedici e i sessanta e si ha buona salute e si sta in giro a fare niente…  (o si sta sul lavoro fingendo si lavorare) mi scatta in automatico il ricordo dei miei nonni che per questo avevano pronte qualifiche adeguate: alcune corrette, altre politicamente scorrette. Insomma li avrebbero definiti “pelandroni”, “buoni a niente”, “fannulloni” (e quelle scorrette non le scrivo).
Perché se non si va a scuola, non si studia, non ci si rende utili si può avere anche qualche eccezionale giustificazione o motivo. Ma non si può fare della nullafacenza un regime di vita autorizzato e di cui vantarsi.
Perchè i giovani che conosco mi dicono  che non è vero che non ci sia lavoro: purtroppo invece si deve accettare lavoro precario, lavoro mal pagato e non garantito (e su questo ci si deve tutti impegnare per uscire da una logica vessatoria e alla fine anche antieconomica) : MA LAVORARE SI DEVE... E LORO LO FANNO e tutti dovrebbero farlo.
Per questo provo anche un moto di ribellione perfino per i cosiddetti poveri che stanno fuori dalla porta della chiesa la domenica mattina, col cartone del Tavernello tra le gambe e la sigaretta in bocca, e fanno domenica così … tra l’ingresso e il bidone della spazzatura pieno di altri loro cartoni (di pizza, del supermercato ecc.), scorie varie e, scusate la volgarità, tra le emanazioni delle loro scorie personali e biologiche depositate sui muri della parrocchia medesima. Se fossi il parroco li manderei a pulire la chiesa e poi li autorizzerei a chiedere la questua.
Per questo mi chiedo chi sia veramente, e chi mantiene a pane e coperto più tetto e bucato, coloro che vediamo anche in tv, per giornate intere, manifestare contro l’inquinamento, i termovalorizzatori e le discariche. E temo che queste persone abbiano scoperto l’america-mediatica, altrimenti perchè vivono in mezzo ai roghi di monnezza alla diossina da loro stessi accesi e negano l'esistenza della malavita?
Mi chiedo chi fomenta e agevola in benzina e motorini,  erba e birra eccetera persone che prendono a parolacce e insulti lo stato, ma non vanno a scuola, ma non studiano, ma non lavorano: nè in casa nè fuori. Altrimenti non sarebbero lì.
Anche volendo, io non avrei avuto il tempo, e non lo avrei neanche ora. E a casa mia, a memoria d’uomo, nessuno ha mai avuto tempo da perdere, perché la parola d’ordine è sempre stata : aiuta la mamma e studia,  e poi lavora e bada ala famiglia e infine … ti riposi quando hai finito tutto. Altrimenti … sono guai.
 
 
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domenica, 25 maggio 2008
(Letteratura che amo)
Giovanni Pascoli – MYRICAE – Alberi e Fiori

 

IL DITTAMO

Dittamo nato all’umile finestra,

donde pel Corpusdomini sorrisi

alla soave tra fior di ginestra

e fiordalisi

processïone; io so di te, che immensa

virtù possiedi ne’ chiomanti capi,

cespo lanoso ed olezzante, mensa

ricca dell’api.

Te, con la freccia tremolante al dosso,

cerca nei monti il daino selvaggio,

farmaco certo - di lui segue un rosso

rigo il vïaggio -

Dittamo blando per la mia ferita

l’avete, o balze degli aerei monti,

dove nell’alto piange la romita

culla dei fonti ?

Bianche ai dirupi pendono le capre;

l’aquila passa nera e solitaria;

sibila l’erba inaridita; s’apre,

sotto il piè, l’aria.

 

Giovannino Pascoli chiede al dittamo, pianta medicinale dalla rosata infiorescenza , se l’umile fiore selvatico abbia un possibile sollievo per la sua ferita. Non dice, e forse non vuole dire, quale sia questa ferita.

La simbologia è sottile e quasi malata. Dedicata a che ama la complessità.

Il dittamo, aggiunge il poeta, lo cerca il daino selvaggio e lo cercano le api che ne fanno un dolce miele.

Il dolce miele è citazione frequente anche in altri testi pascoliani: emblema della poesia stessa che spesso la rozzezza umana considera qualcosa di futile e inutile. 

Il daino selvaggio invece potrebbe chiamare alla mente l’immagine sacra del cervo, che cerca l’acqua viva.

Non inganni l’umile finestra a cui il dittamo è nato. La pianta possiede immensa virtù. Come immensa virtù possiede la domenica del Corpus Domini, e quello che essa celebra. E non a caso Giovanni Pascoli apre il testo con la duplice visione: il dittamo che nasce sulla finestra da dove lui sorrideva (rasserenato?) alla processione del Corpus Domini.

Un interrogativo resta, tra i tanti, irrisolto: perchè lunghe parole sospese prima che l'aggettivo soave dica a chi si riferisce il sorriso del poeta congiungendosi finalmente con la processione?

Poesia non sacra, ma  finissima, ricercata ed elaborata.

Mai abbastanza scavata ed indagata.

(Mariaserena)

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sabato, 24 maggio 2008
Splinder (24/05/2008) Mi permetto uno sconfinamento dai miei soliti temi perché l’argomento riguarda la comunicazione, l’impatto delle parole su chi ascolta, la responsabilità di chi trasmette immagini e parole in modalità emotiva; e soprattutto riguarda l’effetto di questo genere di informazione su riceventi o utenti meno smaliziati. Molti giornalisti, tv e non, parlano del Leggi ancora...
postato da: Mariaserena alle ore 10:46 | Link | commenti (1)
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venerdì, 23 maggio 2008
Una dedica a:
Ciccio e Tore, a Samuele, a Khyra Ishaq (morta di fame a Birmingham), al piccolo Tommaso a tutti i bambini che hanno incontrato la morte e a quelli a cui si è impedito di nascere. Non dimentichiamo Angela, Denise, Madeleine e tutti i bambini scomparsi.
neonato somalo2 
E al neonato “fortunato” Abdwahd nato sulle nostre acque di Lampedusa; perché nessun odio lo sfiori, mai.
Sinite parvulos
Sorridono bambini se il profumo
sentono di quel seno che li ha amati
che li raccoglie e serba
e che li nutre.
Sorridono alla voce che li chiama
e con piccole voci suggerisce
tutto un linguaggio che, accennato appena,
vive di suoni di sapiente intesa.
Continuano a sorridere indifesi
e indifferenti al mondo
ostile o buono:
finché le braccia
e il seno
e quella voce
piana e ben nota
al sonno li conduce
che un battito scandisce
sempre uguale.
 
Ancora tutto è salvo
se quel sonno
bambino tu prosegui
piano e sazio;
tutto è perduto
uomini infelici
se  il Male che ti turba
a noi è condanna.
 
postato da: Mariaserena alle ore 14:33 | Link | commenti (3)
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giovedì, 22 maggio 2008
Le creature innocenti non chiedono vendetta quando subiscono il male, perché non lo conoscono e non ne sono capaci. 
Ma forse chiederebbero “perché”.
Il piccolo Samuele è stato ucciso da una violenza inumana prima che potesse capire che esistono il Male, la ferocia sanguinaria e, forse, la pazzia omicida.  La tragedia di Cogne appartiene al lato terribile ed oscuro della mente e della natura umana e non si riesce a misurarla con la nostra comune ragione e con la comune umana pietà.
Un delitto orribile come questo è inspiegabile ed è estraneo anche al mito tragico o alla fantasia più nera.
Esistono, tuttavia, la giustizia umana, i processi e i giudizi di grado diverso che esaminano una persona imputata e la condannano definitivamente. A questa persona non sono mancati spazi, talk-show attenzione e collegi di avvocati.
Tuttavia non possiamo dire, come vorremmo “giustizia è fatta”. Perché nulla può rendere al piccolo Samuele ciò che gli è stato tolto, nel sangue, quella orrenda mattina, nella sua casa e nel lettone di papà e mamma: nel suo nido insomma.
Ieri sera alle 11,30 Annamaria Franzoni è stata prelevata dalle forze dell’ordine e condotta in carcere a scontare la sua pena. Le cronache riferiscono che ha salutato i suoi bambini tra le lacrime e che è stato “Straziante il saluto dei bambini alla mamma: «Non andare via», hanno detto piangendo.” Come restare insensibili?
Viene da chiedersi se, per evitare altro dolore a due bambini comunque destinati ad esperienze di sofferenza e di distacco terribili, i genitori o qualcuno per loro, non avrebbero dovuto preparare una separazione meno traumatica e risparmiare loro la vista della mamma portata via dai carabinieri.
Viene da chiedersi, e solo per cercare di capire, se la numerosa famiglia della signora Franzoni non avrebbe dovuto pensare, oltre che a proteggere lei, anche ad attenuare per quanto possibile gli aspetti più strazianti di un momento ormai inevitabile, vista la sentenza.
In questa vicenda, che non sarebbe giusto cercare di valutare aggiungendo ancora discorsi inutili,  tutto è stato incomprensibile.
Ma nulla è stato risparmiato agli innocenti.
 
 
mercoledì, 21 maggio 2008
Addolora sempre quando si apprende che dei volontari italiani, che collaborano a progetti umanitari di sviluppo in un paese in guerra come la Somalia, sono stati rapiti. Dispiace e ci si chiede, forse inconsciamente guidati dai nostri egoismi, se sia giusto mettere a repentaglio la vita e la sicurezza personali, mettere in gioco una comunità, creare una situazione di tensione che coinvolge sia le famiglie, sia il paese, sia la nostra diplomazia. Ma sono domande che non è corretto fare; i nostri connazionali sono andati a lavorare dove più terribili sono la fame e la disperazione, dove minore è la sicurezza e non per personali ambizioni, ma per motivazioni umanitarie e di solidarietà. I due italiani sequestrati sono Jolanda Occhipinti, cinquantenne originaria di Ragusa, e Giuliano Paganini, agronomo sessantacinquenne originario di Pistoia entrambi collaboratori di una Ong del Cins (Cooperazione Italiana Nord Sud).
Poco fa un funzionario della Farnesina ha detto (tg Sky) che non sono in pericolo, dunque speriamo che si risolva tutto al più presto.
Speriamo.
Ha detto che non sono stati sottoposti a violenza. (Eppure un rapimento non è un invito a merenda.)
Pare, dice il funzionario, che si tratti di un errore; che gli uomini armati islamici che li hanno rapiti fossero convinti che Iolanda Occhipinti e Giuliano Paganini volessero costruire, in quelle terre nientemeno che una chiesa cristiano-cattolica.
E non è così.
Ma se invece, avessero voluto costruire una chiesa, allora l’atto del sequestro sarebbe stato, secondo i rapitori, giustificabile?
Diteci che non è vero.
Nel nostro paese abbiamo assegnato terreni ed aiuti per costruire luoghi di culto per altre religioni, perché abbiamo affermato che è giusto che ognuno possa pregare secondo la sua religione e il suo Dio dovunque si trova. 
E ci siamo sentiti calunniare come razzisti.
Diteci che non è vero, sciogliete ogni dubbio e liberate i nostri connazionali.
postato da: Mariaserena alle ore 16:40 | Link | commenti (9)
categoria:religione, violenza