Parliamo di un futuro di Democrazia e Progresso per il nostro paese 
Ormai è evidente che l’Italia è un paese invecchiato. E’ altresì evidente che la vecchiaia non è più, di per sé, una malattia, come dicevano gli antichi, ma è una tappa dinamica della vita.
Tutti sono d’accordo sul fatto che un anziano deve e può mantenersi attivo. Però su questo mi permetto di osservare che se si è diversamente giovani è necessario anche mantenersi diversamente attivi.
Senza eufemismi e fuori di metafora vado a precisare: essere anziani può essere spiacevole proprio perché, anche se si è in discreta salute, si avverte il distacco e la differenza rispetto al passato.
Se quindi è un diritto-dovere essere attivi, essere protagonisti, essere ascoltati e rispettati è anche un diritto-dovere cercare di interpretare al meglio la condizione e lo stato che l’età e il passare del tempo imparzialmente e biologicamente ci attribuiscono.
Vediamo ora l’altra faccia della questione: la situazione dei giovani.
Tutti sono d’accordo sul fatto che un giovane deve essere attivo. Però se si è biologicamente e realmente giovani, e in pieno possesso del proprio vigore intellettivo e fisico. è o sarebbe logico anche avere l’opportunità di ottenere (per meriti e preparazione) funzioni, spazi e inserimenti sociali e lavorativi propri dei giovani attivi.
Senza eufemismi e fuori di metafora torno a precisare: essere giovani può essere entusiasmante e piacevole perché, avendo una buona salute e risorse fisiche in piena forma, si avverte lo slancio necessario ad affrontare le della vita sfide, si coglie il presente e si vuole lasciare alle spalle il passato, ci si sente in sintonia istintiva e culturale con la realtà, si tende a metabolizzare e ad assorbire con desiderio, curiosità e bramosia ciò che, nuovo ed in fieri, arriva dal futuro prossimo venturo.
Il futuro è, per il giovani, come la grotta del tesoro: si desidera entrarvi, sfidando anche il pericolo, per tuffarsi in quello splendore che le mani sentono (o si illudono) di potere afferrare.
(Qualcuno dice che non è più così? Allora qualcosa non funziona.)
Ma se è un diritto/dovere essere giovani, attivi e protagonisti, allora è (ribadisco) anche un diritto-dovere avere-meritare spazi, attenzione ed opportunità anche allo scopo di corrispondere adeguatamente alla condizione e allo stato che l’età biologica imparzialmente attribuisce.
E se è vero che le congiunture internazionali, la globalizzazione, la new economy e tante altre difficoltà sovrastano la nostra realtà allora è a maggior ragione è necessario trasmettere ai giovani una eredità costituita non solo da brontolamenti asfissianti e da barriere psicologiche. L’eredità delle conoscenze e dell’esperienza, della cultura e della visione critica devono esser trasmessi dai vecchi ai giovani; ma insieme ad esse anche le mansioni, le responsabilità e le iniziative devono gradualmente essere affidate alle nuove generazioni. Non si tratta di eliminare nessuno; ma di dare peso preponderante a energie che sono al meglio del fermento e della fase creativa e che prenderanno più facilmente il volo quanto più avranno spazio e respiro a disposizione.
Aggiungo una considerazione paradossale. E’ giusto che gli anziani usufruiscano di pensioni di anzianità e vecchiaia (sacrosantissime) e che gli stessi poi votino ed eleggano coloro che non solo teorizzano l’instabilità del lavoro e il precariato come sistema, ma non si pongono nemmeno il problema di stabilizzare e assicurare lavoro e futuro ai giovani? Che votino ed eleggano coloro che per mentalità, egoismo, miopia o interesse impediscono ai giovani di entrare nella realtà decisionale della politica e dell’economia?
E’ giusto essere attivi e propositivi, diventare genitori a oltre sessant’anni e nel contempo stabilire stipendi (precari) medi di mille euro al mese (il pane costa 3 euro/kg e la carne 20 euro) per qualsiasi qualifica, dalla laurea specializzata in giù impedendo di fatto ai giovani sviluppare il loro futuro economico e sociale?
Questa dicotomia non è solo paradossale (purtroppo) ma è una perversa realtà, è ciò che si evidenzia a chi osservi la società italiana.
Gli anziani dovrebbero usare le loro armi culturali e dialettiche per battersi accanto ai giovani allo scopo di cambiare questa situazione, e non rinchiudersi abbarbicati a posizioni già fisiologicamente perse.
Qualcuno si è mai preso la briga di calcolare quanto e quale valore abbiano le risorse e le energie mentali e fisiche di giovani generazioni per il nostro paese?
O vogliamo termo valorizzare e discaricare anche queste?
E se una nazione non si occupa anche del suo futuro e di quello dei suoi giovani a che serve la politica? A produrre gli indegni show di chi, alla tenera età di 58 anni (*) considera il Senato della Repubblica alla stregua dello Stadio di casa sua (Catania)?
(*) Ogni riferimento al senatore Strano (Membro della Settima Commissione permanente - Istruzione pubblica e beni culturali (sic !!), nonchè Segretario della Quattordicesima Commissione permanente - Politiche dell'Unione Europea (sic !!) - Braccia rubate allo spostar monnezza) non è affatto casuale (metaforicamente s'intende)