La piccola fiammiferaia (La piccola venditrice di accendini)
-Una festa non è una vera festa senza una storia da raccontare!- aveva brontolato Profi quando i suoi alunni le avevano chiesto di non fare lezione per festeggiare l'inizio delle vacanze di Natale.
Però la mattina del 23 dicembre dell’ennesimo anno di scuola, quando era entrata in classe e... -Profi!- le avevano affettuosamente detto Alessio e Fabio -abbiamo portato dolci e bibite! possiamo..?- ella aveva esitato solo un attimo, e poi aveva sorriso: prima di tutto perchè aveva incontrato i loro giovani occhi contenti, e poi perchè aveva visto sui banchi, invece dei libri e dei quaderni, torte e pandolci, torroni e una fila di bottiglie dorate.
-Buono! e questa bibita com’è fresca e aromatica!- aveva disse assaggiando qui e là.
-E’ una spremuta speciale fatta in campagna da nonno mio!
Rispose fiero Diego versandone un altro bicchierone a Profi che bevve a piccoli sorsi inebriati.
In fondo questi ragazzacci mi vogliono bene! Pensava mentre sentiva scorrere tanta dolcezza dentro di sé che aveva voglia di cantare, ma si tratteneva e annuiva dondolando un po’ la testa.
-Profi e la storia per la festa? - Chiesero Serena e Pamela mentre tutti continuava a riempire i bicchieri di tutti.
Profi si sentiva ora un po’ confusa, ma aveva già un'idea: non le piaceva leggere in classe e avrebbe raccontato la storia con parole sue, pensava che sarebbe riuscita ad interessarli di più.
-Il racconto per le feste di Natale è un po’ commovente…- premise
-Ti pareva…- Borbottò Martina - Gli scrittori sono tutti un po’ sfigati…-
-Martina, ti prego!-, - Mi scusi Profi, però…-
-Dunque il racconto si chiama: “La piccola fiammiferaia... ossia La piccola venditrice di accendini”-
I ragazzi sbocconcellavano scaglie di torrone, la spremuta campagnola scorreva tra i bicchieri di plastica riflessi dai display dei telefonini, qualcuno aveva portato un televisore e l'aveva collegato alla play-station davanti alla quale un gruppetto stava radunato tamburellando freneticamente i joypads; Francesco sognava una stanza d'albergo a Pigalle; Sabatino fantasticava, con gli occhi sbarrati, di scappare per sempre lontano dalla mamma; Simone si ostinava a fare la punta ad inutili matite e Pietro guardava tutti con occhi da gatto stralunato: sperava che il racconto finisse presto, aveva i suoi buoni motivi.
Profi trasse un sospiro e cominciò a parlare quasi sottovoce:
"Quell'anno il gelo era arrivato molto presto e i passeri cadevano intirizziti dai rami.
Era l’ultimo giorno dell’anno. Faceva molto freddo e cominciava a nevicare.
Una povera bambina camminava per la strada e aveva tanta fame. Teneva tra le mani accendini e fazzoletti di carta che non era riuscita a vendere a nessuno perché le strade erano deserte."
- Ricco!- disse Martina, - Lo sapevo: 'na traggedia...-
Pietro quasi ringhiava, d'un rantolo asmatico, socchiudendo gli occhi. -A Fabbio…- accennava all’amico che prontamente rabboccò il bicchiere di Profi.- Fàmola beve, sennò..-
Ma lei non si offese ed era come trasognata perchè la narrazione, come al solito, la incantava con un effetto ipnotico e, pur percependoli ad uno ad uno presenti, quasi non li vedeva e si illudeva di accarezzarne il cuore con le parole. In quei momenti contava solo quel mondo fantastico che andava dipanando dalla sua mente sognante, ma che stavolta sentiva più euforica e un po’ indisciplinata.
"La bimba piangeva mentre camminava con le vesti troppo lievi per quel freddo, con i piedini nudi e intirizziti infilati in scarpe troppo grandi e sformate; non erano le sue, le aveva ereditate dalla mamma che era partita da tre anni per Boca Chica nel Mar Caribe, dove partecipava ad una gara televisiva di sopravvivenza per persone che volevano diventare famose, e avrebbe dovuto resistere, per il bene della sua immagine, il più a lungo possibile nutrendosi solo di noccioline velenose e fetidi conchiglioni pescati tra affilate mangrovie.
La piccola era rimasta sola col patrigno; questi ogni mattina la prestava ai suonatori ambulanti della metro B e di pomeriggio la costringeva a vendere accendini e fazzoletti, al semaforo di Piazzale Douhet, ma in cambio non le dava quasi da mangiare.
Aveva dunque molta fame e molto freddo e non aveva guadagnato neanche un soldo. Sui suoi lunghi capelli biondi cadevano i fiocchi di neve mentre tutte le finestre erano illuminate e i profumi degli arrosti si diffondevano nella strada; era l'ultimo giorno dell'anno e lei non pensava ad altro!
Aveva già passato tutta la mattina nei vagoni della Metro B: avanti e indietro da Laurentina a Rebibbia, tra spintoni e imprecazioni, senza riuscire a raccogliere monete nel bicchiere di carta di McDonald's che teneva nella manina livida."
Qui Profi fece una piccola pausa; era turbata e la voce cominciava a tremarle un poco. Massimo invece si era sdraiato sul banco e russava leggermente, Alessio F. fissava, vitreo, il vuoto e pareva catalettico e le ragazze si stavano truccando.
"Il freddo l'assaliva sempre più. La bambina non osava ritornarsene a casa dove il padrino l'avrebbe schiaffeggiata e rimandata fuori al freddo. Si avviò tristemente per viale dell'Aeronautica e, per riscaldarsi le dita congelate, ogni tanto schiacciava un accendino facendone sprizzare una tenue fiammella azzurra che le sembrava calda e brillante. Giunta ad un incrocio alzò gli occhi: in giro non c'era nessuno, ma tutte le finestre erano illuminate e i profumi del cenone si diffondevano nella strada. Si asciugò gli occhi incamminandosi per viale delle Montagne Rocciose e arrivò in un viale molto più grande fiancheggiato da pini giganteschi i cui rami aerei, incurvati dalla neve, disegnavano trame nere irreali nel cielo grigio.
Qui si fermò accanto ad un cancello che chiudeva un ampio cortile deserto.
Il suo cuore batteva spaurito, scavalcò ugualmente quel cancello, tenendo stretto il suo vestitino, ma perdendo le scarpe. La piccola si trovò davanti ad un grande edificio geometrico di mattoni rossi incorniciati da pannelli di cemento grigio, i suoi piedini erano ora nudi e feriti; si avvicinò all'edificio, si sedette in un angolo, fra due muri sotto una grande scalinata. Aveva ancora molti fazzoletti di carta ed accendini. Ne prese uno e premette la levetta: si accese una fiamma calda, brillante, bizzarra e alla bambina sembrò di vedere un bel caminetto luccicante nel quale bruciavano alcuni ceppi. Avvicinò i suoi piedini al fuoco... ma la fiamma si spense e scomparve. La piccola accese un secondo accendino: questa volta diede fuoco anche ad un fazzolettino di carta e la luce fu così intensa che poté immaginare nella casa vicina una tavola ricoperta da una bianca tovaglia sulla quale erano sistemati piatti deliziosi, decorati graziosamente. Un'oca arrosto le strizzò l'occhio e subito si diresse verso di lei. La bambina le tese le mani... ma la visione scomparve quando si spense il fuoco. Nel frattempo giunse la notte. "Ancora una volta!" disse la bambina ed aprì un intera confezione di otto fazzoletti: Crac! accese una fiammata che fece anche un po' di fumo: una finestra dell'edificio fu spalancata con violenza e si affacciò una faccia rossa e sudata con due occhi puntiformi coperti da lenti spesse: - Che fai lì per terra, stracciona? e perchè accendi il fuoco? -
- Mi scusi signore - disse la bambina tossendo un po' affumicata, - ho tanto freddo!
- Vai a casa tua allora!
- Non ho nessuno, è la notte di Capodanno e se accendo un piccolo fuoco riesco ad immaginare di vedere cose buone da mangiare e le persone che ...
- Insomma, non bastano i danni che ogni giorno fanno qui tanti giovini di malaffare? Ora ci voleva pure una stracciona come te che dà fuoco alla carta? Questa è una Scuola e io sto lavorando!
- Mi scusi buon signore, ma perchè lavora nell'ultima notte dell'anno? perfino io, che come vede sono povera, infelice ed affamata sto cercando di riposarmi un po'...
- Che fai, rispondi? Sei anche impertinente? Vattene subito dalla mia scuola!
- Ma io cercavo solo di scaldarmi; ho i piedini gelati e graffiati, i capelli bagnati, la mamma a Boca Chica e il patrigno che mi costringe lavorare... e mi presta ai venditori ambulanti...
- Ad ognuno i suoi problemi e le sue responsabilità! Il Mio Regolamento Supremo non prevede la presenza di ragazzini straccioni e... figli di gente di pessima reputazione! -
- Mi scusi signore, ma lei non mi conosce, io ho tanto freddo e tanta fame, lei non potrebb...?
- Ragazza, tu non capisci, io non sono un signore qualunque! Io sono ... - e qui gonfiò le vene del collo già rosso e congestionato... - sono il Gran Responsabile Supremo Morale, Civile e Fisico... e mi occupo solo di cose importanti!
- Ma se questa è una scuola si interesserà della sorte dei ragazzi... e io sono una bambina sola e, le ripeto, povera, infelice, congelata e affamata!
- Ecco appunto, sei un pessimo soggetto! Quelli come te non hanno bisogno di scuola, ma di una buona rieducazione. Vattene, io ho da fare e per dar retta a te non ho salvato il mio file e mi si è impallato personal computer portatile, stavo scrivendo le mie circolari!
- La prego, signor Gran Responsabile Supremo ecc ecc... tutti festeggiano questa notte, tranne me che sono povera e ... lei! Ma perchè le sue circolari le scrive ora: è la gran notte di...
- Basta! Se non te ne vai chiamo l'esercito, i carabinieri, la polizia!
- No, le guardie no! gridò terrorizzata la piccina bionda dai riccioli pieni di neve.
Si allontanò più in fretta che poté, nella neve fattasi ancora più fitta, stringendosi negli straccetti bagnati che indossava, gli occhi pieni di lacrime. Fu presto senza più forze e si fermò appena raggiunse l'altro lato del grande cortile.
Laggiù, in fondo, si nascose dietro a un basso muretto vicino a una scaletta dove nessuno poteva vederla.
Prese ancora un accendino, cercò qualcosa da aggiungere ai kleenex per farne un po' di fuoco e trovò per terra, tra la neve, dei contorti mozziconi fumati, li aggiunse ai fazzolettini e fece sprizzare la fiamma... Appena acceso il fuoco si levò molto fumo denso: lei subito si sentì bene, e vide vicinissimo un albero di Natale con mille candeline che brillavano sui rami illuminando giocattoli meravigliosi. Le candeline sembrarono salire in cielo... ma in realtà erano stelle. La bambina pensò allora alla nonna, che amava tanto, ma che era morta e le aveva detto spesso: "Quando cade una stella, c' è un'anima che sale in cielo". Allora alimentò il fuoco con altri mozziconi e tutti i suoi fazzoletti e le visioni si moltiplicarono: vide la nonna sorridente che le tendeva le braccia, una bella casa riscaldata, una tavola piena di cibi e un regalo per lei: la collezione intera dei cd diMarshall Mathers III (Eminem) e un impianto stereo - Nonna!- gridò la bambina tendendole le braccia, - portami con te! Non voglio che il fuoco si spenga perchè allora anche tu sparirai come il bell'albero di Natale, i cibi e i doni!
La nonna sorrise, vi fu un misterioso luccichio in fondo ai suoi occhi: "Piccina mia, sei troppo buona e ingenua, non vedi che questo fuoco si sta alimentando da sé e durerà a lungo?"
Infatti orami la fiamma cresceva e cresceva, il calore fece scoppiare il vetro di una bassa finestra lì accanto e qualche favilla penetrò nell'edificio, cadde vicino ad un mucchio di vecchie carte in un angolo che presero fuoco, e lo trasmisero ad aule con vecchie sedie e cattedre cadenti, ad un'Aula Magna coperta di linoleum, ad una specie di ambulatorio dimesso; le fiamme si propagarono poi lungo i corridoi, le sirene d'allarme antincendio cominciarono a suonare.... il fuoco attaccò quindi l'ascensore che aveva le porte aperte: la fiammata, ormai gigantesca, alimentata dai cavi elettrici e dall'effetto camino del vano dell'ascensore rombò cupamente ed esplose oltre il tetto dell'edificio con un effetto lava lapilli e cenere che nemmeno il Pinatubo. Fu poi la volta degli antifurto dei laboratori che ulularono all'inizio striduli e laceranti, ma poi sempre più rochi; nessuno però intervenne né diede l'allarme perchè nel frattempo era scoccata la mezzanotte, e nelle case vicine i televisori trasmettevano a tutto volume musica caraibica e carioca; fuori il cielo era tutto uno sfavilìo di petardi, di razzi, di fuochi artificiali, l'aria era frustata dalle trombe da stadio ed affumicata dal fumo dei fischioni e dei botti clandestini, la gente brindava felice e più rumore e più fumo c'erano e più tutti erano soddisfatti.
La bambina volava verso la nonna nel cielo, mentre i suoi capelli biondi formavano una luminosa cometa, come una surreale figurina smemorata, di un quadro di Marc Chagall."
Qui Profi socchiuse gli occhi, come se raccontasse a se stessa e sembrava che quasi una smorfia ironica le aleggiasse ora sulle labbra.
-Solo al mattino seguente un arzillo pensionato, uscito indenne dal picco di colesterolo del cenone di capodanno, si accorse, mentre portava il suo Chihuahua con il cappottino scozzese a far pipì, che l'edificio di mattoni rossi era un mucchio di rovine fumanti, e che uno strano tizio, tutto irrigidito, con i vestiti sbruciacchiati, i capelli ritti sul capo, un paio di occhiali liquefatti sul naso rosso, un fascio di carte annerite sotto l'ascella sinistra e una scatola nera rettangolare sotto la destra, stava raggomitolato vicino al cancello da cui evidentemente non era riuscito a fuggire. Il tizio sbruciacchiato frignava: via! via! come vi permettete giovinastri! chiamo la polizia, l'esercito, i pompieri.
-Forse era meglio chiamare i pompieri per primi... - sogghignò il pensionato tirando di lungo"
La storia era quasi finita, ed era suonata la campanella, i ragazzi se ne erano andati, ma Profi non ci fece caso; il finale lo raccontò solo a se stessa.
Come tanti dei suoi desideri...