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Nome: Maria Serena Peterlin
Ascolto, osservo e leggo. Mi interesso di letteratura. Mi occupo di formazione, scuola ed educazione. In questo blog parlo soprattutto di problematiche giovanili e di interessi culturali e questioni di attualità. Pubblico qui i miei scritti, racconti, ricordi, foto e disegni e le mie libere parole.
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lunedì, 31 dicembre 2007


Buon 2008!?

 


postato da: Mariaserena alle ore 21:42 | Link | commenti
categoria:pensieri, riflessioni, riflessione, notecellulari
sabato, 29 dicembre 2007
Splinder (29/12/2007)  Decreto millesole (*) ATTENZIONE ATTENZIONE: TELEVISIONE, TELEVISIONE! TELESPETTATORI DISPERATI e attoniti video-ascoltano tremebondi: Squilli di tromba rulli di tamburi – Attenzione attenzione! Popolo di Nottimgham! speaker tv «Popolo Italiano, popolo di elettori trombati, popolo di contribuenti spremuti, popolo di studenti buttati fuor chè Leggi ancora...
postato da: Mariaserena alle ore 22:09 | Link | commenti (4)
categoria:
venerdì, 28 dicembre 2007


"Benazir viva!"

Belli i suoi occhi aperti sopra il male

un velo bianco, un volto teso e fiero;

raggiò in quel volto dalla fronte altera

per la sua gente argentea luce chiara.

 

Tutta una vita è spesa in pochi istanti:

nel cuore la paura e la sapienza,

solo nel suo coraggio la speranza

solo nell’odio bruto la violenza.

 

Una donna dal volto teso e fiero

è una speranza non sepolta in terra

è avvolta intorno al cuore luce bianca

è ancora un velo ed è la sua bandiera.


postato da: Mariaserena alle ore 23:37 | Link | commenti (17)
categoria:notecellulari, benazir
giovedì, 27 dicembre 2007
La classe è tornata.
Disegno Nicola_03 002
Sono venuti a trovarmi quando hanno saputo dell’ebook. Sono venuti in gruppo, altri hanno inviato sms o hanno mandato saluti e messaggi.
I ragazzi della mia classe iscritta in terza nell’anno 2001-2002 e diplomatasi nel 2003-2004 hanno adesso 22 anni. Lavorano tutti, ma non tutti hanno trovato impiego corrispondente al loro diploma. Lavorano tutti, anche quelli che stanno facendo l’università. Tranne Gabriele che ha preso la Laurea breve in tecnico di radiologia da un mese ed aspetta il primo lavoro.  Ovviamente sono perversamente fiera di tutti, e soprattutto di quelli che, con un diploma tecnico, adesso studiano scienze storiche o filosofia. Non è una novità perché quasi tutte le mie classi hanno avuto dei laureati in lettere, compreso Michele Lapiccirella che mi veniva a trovare dicendo ironico: ”Lo sai vero che hai fatto dei danni? Perché la colpa è tua se mi sono iscritto a lettere…”   
Insomma non esibisco volentieri i sentimenti; ma qualche volta i sentimenti tracimano e allora è giusto rassegnarsi e lasciarsi navigare sulle onde increspate dalla tenerezza.
Hanno telefonato e insistito, organizziamo noi. Allora ho risposto, venite da me. Sono venuti ed hanno voluto portare loro la pizza. E con la pizza un bellissimo mazzo di fiori, due bottiglie di vino del nonno di Davide, e una bottiglia di rosso speciale (questo lo deve bere la professoressa ha sentenziato Nick).
Non sono regali scontati. I miei ex selvaggioni non erano tipi da regalo né da fiori: tantomeno da fiori con un significato. “Matteo! spiegale tu!” hanno intimato al filosofo, e lui senza esitazione né imbarazzo ha spiegato: “Il girasole perché noi giriamo intorno a lei, gli iris per l’amicizia, il tulipano perché  ci stava bene, e la rosa rossa… perché la rosa rossa ci voleva insomma!”
Insomma sì! Li ho abbracciati: tanto più alti e imponenti di me, così uguali e così cambiati. La tavola era apparecchiata con qualche piccolo antipasto; si sono tolti i giacconi e si sono dati subito da fare: Riccardo e Matteo hanno messo in tavola la pizza e siamo stati benissimo. Parlato, ricordato, riso. Poi ho fatto la sorpresa: ho tirato fuori la carta geografica dell’Europa della loro aula. Sottratta al macero perché ridotta com’era dalle loro incursioni e decorazioni sarebbe stata eliminata. Me l’ero presa l’ultimo giorno di scuola con loro. E’ indescrivibile: ci sono nomi di città modificati, disegni, scritte, risultati di partite, esclamazioni del loro lessico scolastico etc. Praticamente commossi ma soprattutto divertiti se la sono rimirata e studiata come tornati ragazzini. Poi hanno sparecchiato e pulito tutto. Sono andati sul terrazzo a fumare qualche sigaretta e se ne sono andati portando via il sacchetto della spazzatura. (Ci pensiamo noi!)
Mi è venuta in mente la sera della festa di fine d’anno del quinto anno estate 2004; sempre affettuosi e divertenti, ma con qualche trasgressione che ha lasciato tracce non proprio signorili a casa della collega.
Invece a casa mia sono stati perfetti. Ma con me, dopo il travolgente inizio del primo anno in terza sono stati sempre “diversi”. E io con loro sono sempre stata diversa.
Perché non esiste un modo di insegnare o di essere persone. Esiste una realtà, in questo caso scolastica, con cui si deve interagire inventandosi un linguaggio complesso e dedicato. E non esiste un modo per farsi rispettare ed amare diverso da quello di amare e rispettare per primi.
E sono contentissima che sia andata così. Basta.
Ho detto davvero troppo stavolta.
lunedì, 24 dicembre 2007
*
Ohh!
Sta arrivando Natale
Meglio un Natale silenzioso.
Meglio un Natale così come viene.
Meglio un Natale col cenone di casa.
Meglio un Natale un po' litigato che levigato.
Meglio un bel Natale al colesterolo che probiotico.
Meglio un Natale senza regali che un regalo senza Natale!
Meglio un Natale con la notte di Natale. Ma dove sono gli zampognari?
Meglio un Natale senza champagne che con il tg a manetta.
Meglio un Natale senza caminetto che con la grigliata e la birra.
Meglio un Natale senza prediche sul carovita  che il carovita senza Natale.
Meglio un Natale senza Alitalia che con la dentiera di Padoa-Schioppa-Raccapriccio.
Meglio un Natale senza albero di Natale che alberi di plastica bianca e palle blu da parrucchiere.
Meglio un Natale con i bambini che sfasciano casa che con una velina che zompetta nella tv.
Meglio nessun regalo che lifting, botox e bisturi come regalo di Natale.
Meglio un Natale con le rughe e il fruscìo delle carte veline.
Poveri ricchi. Non sanno niente del Natale.
Tu scendi dalle stelle per noi. Gli altri ... scendono tutti dal suv e dall'elicottero.
E'  Natale adesso.
Silenzio
ssssss
ssssss
grazie!
"""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""
Questo albero di parole è dedicato a tutte le persone che hanno pazientemente letto le mie parole qui  sulle Notecellulari e in particolare al Praticomondo che ha dato vita  alle mie scartoffie trasformandole in un rutilante ebook.
Grazie buon Natale
domenica, 23 dicembre 2007

Solamente Buon Natale.

 


 

postato da: Mariaserena alle ore 22:27 | Link | commenti (1)
categoria:vita, sentimenti, natale
giovedì, 20 dicembre 2007
Il Racconto del conflitto - La LOTTA tra ALCOOL e RAGIONE

Scrivere raccontando persone - Ad U.B. con il mio affetto senza condizioni
 
 U. B. - La volontà di afferrare e comprendere
 
I. Un ragazzo non è soltanto un ragazzo, un adolescente, un giovane, un diciassettenne, un diciottenne, un figlio, uno studente, un allievo, un sognatore, un prepotente. Non è solo un ribelle, che smania e si deprime, che sfida e ha paura, giudica ma si aspetta pazienza e rispetto, provoca e se ne infischia delle conseguenze.
Un ragazzo è un rapinatore di sentimenti che... detesta la solitudine, ma impone la sua intransigenza anche a chi lo ama; e non patteggia per convenienza o per comodo, ma neanche per temperanza.
Un ragazzo ha il formidabile problema vitale di cercare se stesso, ed anche per questo considera un torto le domande,  le prediche, le sentenze.
E' già tanto insopportabile il conflitto violento che porta dentro che ne uscirebbe da sè per non sentirlo più urlare.
E se ne avesse la forza prenderebbe in mano il suo cuore per rallentarne il ritmo e trovare l'intervallo necessario alle storie di tenerezza e al calore, ed afferrerebbe il suo respiro per ricacciarselo dentro e modularlo sul tempo della vita e dell'amore.
Ma nemmeno le sue storie e la vita sono soltanto vita e storie per lui.
 
II. Sono una voglia ed un tempo per afferrare e capire più in là; sfide accettate come ossessioni, ansie di chi cerca esperienze e si mette alla prova. Per sé, per i suoi amici.
Visi e occhi scuri, nervi e sangue nel passo veloce, radunarsi e cercarsi, fare gruppo ed andare: le mani in tasca, la testa insaccata nelle spalle, la complicità taciuta o sottintesa.
Ragazzi con aspetto da uomini, ragazzi che gli adulti non giustificano e guardano con sospetto e diffidenza, e che per loro ghignano parole di offensive e rapaci lusinghe. Ragazzi che non cedono all'inganno e non mentono, chiusi e nascosti nel loro corpo già grande.
Corpi insofferenti, tagliati, graffiati, feriti, frugati. Da temere.
 
III. Quella notte sopra di lui, bianco non fu un viso che interroga, né l'impallidire delle nuvole sbrindellate dal vento. Fu bianco il bagliore, orribile agli occhi, e lo smarrimento nel letto di ferro che sprofondava; i camici e le flebo, le lenzuola estranee e l'acciaio, le plastiche e un'insegna con sopra una croce; lui negava e taceva, ma sentiva agitarsi dentro il veleno  raccolto per ore. Riconosceva ed udiva il rombo cupo, il tremito e l'estraniante delirio quando, rigido e stordito, ha avuto ancora un guizzo di rabbia, di rifiuto e di sfida contro il gorgo della soglia finale.
Lo hanno strappato e riafferrato le braccia e la lunga paura stretta da Nick, gli amici abituati allo sgomento seduti in fila, fuori nel neon perchè accanto a lui solo il bene era rimasto.
E per lui poi l'orgoglio di chilometri nell'alba percorsi serrando i denti sulla nausea, ma con passo sempre più fermo per il pensiero inquieto.
Che la madre il suo sonno continui, e non sappia.
Che un riscatto cominci da subito e non gli sia negato.
 
IV. Ma un ragazzo, grande come un uomo, è ancora un ragazzo, è incosciente violenza, è ancora paura. Al contrario dei suoi giudici astiosi che sono diffidenza incapace di amare, ottusa volontà di sopraffare e sottomettere: meschine necessità dell'ossequio comunque.
Nemica è l'aura silente di chi parla da solo e per sé.
E nemica è la cortina grigia di cocci taglienti e di frasi smozzicate non concluse, di allusioni oltraggiose, di mezzi pensieri sussurrati ammiccando.
V. E quanti ancora saranno i giorni da attendere e ancora quante le scale da scendere senza ritorno, quante le fughe incoscienti dietro ad angoli e gli spezzoni di tenebre, e quante le notti in cui ancora sospeso tra due quarti di luna e due di nuvole stracciate lui starà sospeso su in alto sul filo più instabile?
 
 VI. Chiamo perchè scenda per trovare anche qui il suo passo, ma prego che continui il suo volo per afferrare e comprendere. Purché non prenda scorciatoie, purché finalmente resista e risponda da grande alla voce della ragione: lucido e freddo e con l'incendio solo nel cuore.

martedì, 18 dicembre 2007
La piccola fiammiferaia (La piccola venditrice di accendini)
PROFI CON pietro&compagni 001
-Una festa non è una vera festa senza una storia da raccontare!- aveva brontolato Profi quando i suoi alunni le avevano chiesto di non fare lezione per festeggiare l'inizio delle vacanze di Natale.
Però la mattina del 23 dicembre dell’ennesimo anno di scuola, quando era entrata in classe e... -Profi!- le avevano affettuosamente detto Alessio e Fabio -abbiamo portato dolci e bibite! possiamo..?- ella aveva esitato solo un attimo, e poi aveva sorriso: prima di tutto perchè aveva incontrato i loro giovani occhi contenti, e poi perchè aveva visto sui banchi, invece dei libri e dei quaderni, torte e pandolci, torroni e una fila di bottiglie dorate.
-Buono! e questa bibita com’è fresca e aromatica!- aveva disse assaggiando qui e là.
-E’ una spremuta speciale fatta in campagna da nonno mio!  
Rispose fiero Diego versandone un altro bicchierone a Profi che bevve a piccoli sorsi inebriati.
In fondo questi ragazzacci mi vogliono bene! Pensava mentre sentiva scorrere tanta dolcezza dentro di sé che aveva voglia di cantare, ma si tratteneva e annuiva dondolando un po’ la testa.
-Profi e la storia per la festa? - Chiesero Serena e Pamela mentre tutti continuava a riempire i bicchieri di tutti.
Profi si sentiva ora un po’ confusa, ma aveva già un'idea: non le piaceva leggere in classe e avrebbe raccontato la storia con parole sue, pensava che sarebbe riuscita ad interessarli di più.
-Il racconto per le feste di Natale è un po’ commovente…-  premise
-Ti pareva…- Borbottò Martina - Gli scrittori sono tutti un po’ sfigati…-
-Martina, ti prego!-, - Mi scusi Profi, però…-
-Dunque il racconto si chiama: “La piccola fiammiferaia... ossia La piccola venditrice di accendini”-
I ragazzi sbocconcellavano scaglie di torrone, la spremuta campagnola scorreva tra i bicchieri di plastica riflessi dai display dei telefonini, qualcuno aveva portato un televisore e l'aveva collegato alla play-station davanti alla quale un gruppetto stava radunato tamburellando freneticamente i joypads; Francesco sognava una stanza d'albergo a Pigalle; Sabatino fantasticava, con gli occhi sbarrati, di scappare per sempre lontano dalla mamma; Simone si ostinava a fare la punta ad inutili matite e Pietro guardava tutti con occhi da gatto stralunato: sperava che il racconto finisse presto, aveva i suoi buoni motivi.
Profi trasse un sospiro e cominciò a parlare quasi sottovoce:
"Quell'anno il gelo era arrivato molto presto e i passeri cadevano intirizziti dai rami.
 Era l’ultimo giorno dell’anno. Faceva molto freddo e cominciava a nevicare.
Una povera bambina camminava per la strada e aveva tanta fame. Teneva tra le mani accendini e fazzoletti di carta che non era riuscita a vendere a nessuno perché le strade erano deserte."
- Ricco!- disse Martina, - Lo sapevo: 'na traggedia...-
Pietro quasi ringhiava, d'un rantolo asmatico, socchiudendo gli occhi. -A Fabbio…- accennava all’amico che prontamente rabboccò il bicchiere di Profi.- Fàmola beve, sennò..-
Ma lei non si offese ed era come trasognata perchè la narrazione, come al solito, la incantava con un effetto ipnotico e, pur percependoli ad uno ad uno presenti, quasi non li vedeva e si illudeva di accarezzarne il cuore con le parole. In quei momenti contava solo quel mondo fantastico che andava dipanando dalla sua mente sognante, ma che stavolta sentiva più euforica e un po’ indisciplinata.
 "La bimba piangeva mentre camminava con le vesti troppo lievi per quel freddo, con i piedini nudi e intirizziti infilati in scarpe troppo grandi e sformate; non erano le sue, le aveva ereditate dalla mamma che era partita da tre anni per Boca Chica nel Mar Caribe, dove partecipava ad una gara televisiva di sopravvivenza per persone che volevano diventare famose,  e avrebbe dovuto resistere, per il bene della sua immagine, il più a lungo possibile nutrendosi solo di noccioline velenose  e fetidi conchiglioni pescati tra affilate mangrovie.
La piccola era rimasta sola col patrigno; questi ogni mattina  la prestava ai suonatori ambulanti della metro B e di pomeriggio la costringeva a vendere accendini e fazzoletti, al semaforo di Piazzale Douhet, ma  in cambio non le dava quasi da mangiare.
Aveva dunque molta fame e molto freddo e non aveva guadagnato neanche un soldo. Sui suoi lunghi capelli biondi cadevano i fiocchi di neve mentre tutte le finestre erano illuminate e i profumi degli arrosti si diffondevano nella strada; era l'ultimo giorno dell'anno e lei non pensava ad altro!
Aveva già passato tutta la mattina nei vagoni della Metro B: avanti e indietro da Laurentina a Rebibbia, tra spintoni e imprecazioni, senza riuscire a raccogliere monete nel bicchiere di carta di McDonald's che teneva nella manina livida."
Qui Profi fece una piccola pausa; era turbata e la voce cominciava a tremarle un poco. Massimo invece si era sdraiato sul banco e russava leggermente, Alessio F. fissava, vitreo, il vuoto e pareva catalettico e le ragazze si stavano truccando.
"Il freddo l'assaliva sempre più. La bambina non osava ritornarsene a casa dove il padrino l'avrebbe schiaffeggiata e rimandata fuori al freddo. Si avviò tristemente per viale dell'Aeronautica e,  per riscaldarsi le dita congelate, ogni tanto schiacciava un accendino facendone sprizzare una tenue fiammella azzurra che le sembrava calda e brillante. Giunta ad un incrocio alzò gli occhi: in giro non c'era nessuno,  ma tutte le finestre erano illuminate e i profumi del cenone si diffondevano nella strada. Si asciugò gli occhi incamminandosi per viale delle Montagne Rocciose e arrivò in un viale molto più grande fiancheggiato da pini giganteschi i cui rami aerei, incurvati dalla neve, disegnavano trame nere irreali nel cielo grigio.
Qui si fermò accanto ad un cancello che chiudeva  un ampio cortile deserto.
Il suo cuore batteva spaurito, scavalcò ugualmente  quel cancello, tenendo stretto il suo vestitino, ma perdendo le scarpe. La piccola si trovò davanti ad  un grande edificio geometrico  di mattoni rossi incorniciati da pannelli di cemento grigio, i suoi piedini erano ora nudi e feriti; si avvicinò all'edificio, si sedette in un angolo, fra due muri sotto una grande scalinata. Aveva ancora molti fazzoletti di carta ed accendini. Ne prese uno e premette la levetta: si accese una fiamma calda, brillante, bizzarra e alla bambina sembrò di vedere un bel caminetto luccicante nel quale bruciavano alcuni ceppi. Avvicinò i suoi piedini al fuoco... ma la fiamma si spense e scomparve. La piccola accese un secondo accendino: questa volta diede fuoco anche ad un fazzolettino di carta e la luce fu così intensa che poté immaginare nella casa vicina una tavola ricoperta da una bianca tovaglia sulla quale erano sistemati piatti deliziosi, decorati graziosamente. Un'oca arrosto le strizzò l'occhio e subito si diresse verso di lei. La bambina le tese le mani... ma la visione scomparve quando si spense il fuoco. Nel frattempo giunse la notte. "Ancora una volta!" disse la bambina ed aprì un intera confezione di otto fazzoletti: Crac! accese una fiammata che fece anche un po' di fumo: una  finestra dell'edificio fu spalancata con violenza e si affacciò una faccia rossa e sudata con due occhi puntiformi coperti da lenti spesse: - Che fai lì per terra, stracciona? e perchè accendi il fuoco? -
- Mi scusi signore - disse la bambina tossendo un po' affumicata, - ho tanto freddo!
- Vai a casa tua allora!
- Non ho nessuno, è la notte di Capodanno e se accendo un piccolo fuoco riesco ad immaginare di vedere cose buone da mangiare e le persone che ...
- Insomma, non bastano i danni che ogni giorno fanno qui tanti giovini di malaffare? Ora ci voleva pure una stracciona come te che dà fuoco alla carta? Questa è una Scuola e io sto lavorando!
- Mi scusi buon signore, ma perchè lavora nell'ultima notte dell'anno? perfino io, che come vede sono povera, infelice ed affamata sto cercando di riposarmi un po'...
- Che fai, rispondi? Sei anche impertinente? Vattene subito dalla mia scuola!
- Ma io cercavo solo di scaldarmi; ho i piedini gelati e graffiati, i capelli bagnati, la mamma a Boca Chica e il patrigno che mi costringe lavorare... e mi presta ai venditori ambulanti...
- Ad ognuno i suoi problemi e le sue responsabilità! Il Mio Regolamento Supremo non prevede la presenza di ragazzini straccioni e... figli di gente di pessima reputazione! -
- Mi scusi signore, ma lei non mi conosce,  io ho tanto freddo e tanta fame, lei non potrebb...?
- Ragazza, tu non capisci, io non sono un signore qualunque! Io sono ... - e qui gonfiò le vene del collo già rosso e congestionato... - sono il Gran Responsabile Supremo Morale, Civile e Fisico... e mi occupo solo di cose importanti!
- Ma se questa è una scuola si interesserà della sorte dei ragazzi... e io sono una bambina sola e, le ripeto, povera, infelice, congelata e affamata!
- Ecco appunto, sei un pessimo soggetto! Quelli come te non hanno bisogno di scuola, ma di una buona rieducazione. Vattene, io ho da fare e per dar retta a te non ho salvato il mio file e mi si è impallato personal computer portatile, stavo scrivendo le mie circolari!
- La prego, signor Gran Responsabile Supremo ecc ecc... tutti festeggiano questa notte, tranne me che sono povera e ... lei! Ma perchè le sue circolari le scrive ora: è la gran notte di...
- Basta! Se non te ne vai chiamo l'esercito, i carabinieri, la polizia!
- No, le guardie no! gridò terrorizzata la piccina bionda dai riccioli pieni di neve.
 
Si allontanò più in fretta che poté, nella neve fattasi ancora più fitta, stringendosi negli straccetti bagnati che indossava, gli occhi pieni di lacrime. Fu presto senza più forze e si fermò appena raggiunse l'altro lato del grande cortile.
Laggiù, in fondo, si nascose dietro a un basso muretto vicino a una scaletta dove nessuno poteva vederla.
Prese ancora un accendino, cercò qualcosa da aggiungere ai kleenex per farne un po' di fuoco e trovò per terra, tra la neve, dei contorti mozziconi fumati, li aggiunse ai fazzolettini e fece sprizzare la fiamma... Appena acceso il fuoco si levò molto fumo denso: lei subito si sentì bene, e vide vicinissimo un albero di Natale con mille candeline che brillavano sui rami illuminando giocattoli meravigliosi. Le candeline sembrarono salire in cielo... ma in realtà erano stelle. La bambina pensò allora alla nonna, che amava tanto, ma che era morta e le aveva detto spesso: "Quando cade una stella, c' è un'anima che sale in cielo". Allora alimentò il fuoco con altri mozziconi e tutti i suoi fazzoletti  e le visioni si moltiplicarono: vide la nonna sorridente che le tendeva le braccia, una bella casa riscaldata, una tavola piena di cibi e un regalo per lei: la collezione intera dei cd diMarshall Mathers III (Eminem) e un impianto stereo - Nonna!- gridò la bambina tendendole le braccia, - portami con te! Non voglio che il fuoco si spenga perchè allora anche tu sparirai come il bell'albero di Natale, i cibi e i doni!
La nonna sorrise, vi fu un misterioso luccichio in fondo ai suoi occhi: "Piccina mia, sei troppo buona e ingenua, non vedi che questo fuoco si sta alimentando da sé e durerà a lungo?" 
Infatti orami la fiamma cresceva e cresceva, il calore fece scoppiare il vetro di una bassa finestra lì accanto e qualche favilla penetrò nell'edificio, cadde vicino ad un mucchio di vecchie carte in un angolo che presero fuoco, e lo trasmisero ad aule con vecchie sedie e cattedre cadenti, ad un'Aula Magna coperta di linoleum, ad una specie di ambulatorio dimesso; le fiamme si propagarono poi lungo i corridoi, le sirene d'allarme antincendio cominciarono a suonare.... il fuoco attaccò quindi l'ascensore che aveva le porte aperte: la fiammata, ormai gigantesca, alimentata dai cavi elettrici e dall'effetto camino del vano dell'ascensore rombò cupamente ed esplose oltre il tetto dell'edificio con un effetto lava lapilli e cenere che nemmeno il Pinatubo. Fu poi la volta degli antifurto dei laboratori che ulularono all'inizio striduli e laceranti,  ma poi sempre più rochi; nessuno però intervenne né diede l'allarme perchè nel frattempo era scoccata la mezzanotte, e nelle case vicine i televisori trasmettevano a tutto volume musica caraibica e carioca; fuori il cielo era tutto uno sfavilìo di petardi, di razzi, di fuochi artificiali, l'aria era frustata dalle trombe da stadio ed affumicata dal fumo dei fischioni e dei botti clandestini, la gente brindava felice e più rumore e più fumo c'erano e più tutti erano soddisfatti.
La bambina volava verso la nonna nel cielo, mentre i suoi capelli biondi formavano una luminosa cometa, come una surreale figurina smemorata, di un quadro di Marc Chagall."
 
Qui Profi socchiuse gli occhi, come se raccontasse a se stessa e sembrava che quasi una smorfia ironica le aleggiasse ora sulle labbra.
-Solo al mattino seguente un arzillo pensionato, uscito indenne dal picco di colesterolo del cenone di capodanno, si accorse, mentre portava il suo Chihuahua con il cappottino scozzese a far pipì, che l'edificio di mattoni rossi era un mucchio di rovine fumanti, e che uno strano tizio, tutto irrigidito, con i vestiti sbruciacchiati, i capelli ritti sul capo, un paio di occhiali liquefatti sul naso rosso, un fascio di carte annerite sotto l'ascella sinistra e una scatola nera rettangolare sotto la destra, stava raggomitolato vicino al cancello da cui evidentemente non era riuscito a fuggire. Il tizio sbruciacchiato frignava: via! via! come vi permettete giovinastri! chiamo la polizia, l'esercito, i pompieri.
-Forse era meglio chiamare i pompieri per primi... - sogghignò il pensionato tirando di lungo"
La storia era quasi finita, ed era suonata la campanella, i ragazzi se ne erano andati, ma Profi non ci fece caso; il finale lo raccontò solo a se stessa.
Come tanti dei suoi desideri...

martedì, 18 dicembre 2007

Mariaserena contesta mariaser1 news 07

"Alpinisti ciabattoni" si chiama un romanzo pressochè dimenticato scritto nel 1888 dal vercellese Achille Giovanni Cagna. E 120 anni dopo (entriamo nel 2008 tra poche settimane) potremmo idealmente prendere a prestito l'appellativo "ciabattoni" per scrivere la storia dei delitti nostrani irrisolti o resi irrisovibili da inquirenti che un tantino ciabattoni forse lo sono.

Come si spiega un contello "trovato nei cespugli" settimane dopo l'efferato sgozzamento di una bella creatura indifesa? Come si spiega che uno, due, tre, quattro forse cinque "uomini" siano transitati in un mini appartamento senza lasciare altre tracce che un po' di carta igenica nel wc?(e se casualmente il soggeto non fosse stato colto da improvviso ... andamento intestinale non ci sarebbe neanche quello!) E come si spiegano arresti e detenzioni intempestivi o troppo ritardati? Come è possibile che i diabolici pc dai quali non sfugge un file temporaneo nemmeno se lo cancelli con la fiamma ossidrica non abbiano (quando si tratti di omicidio) mai conservato traccia di attività utile? Come si spiega che a Garlasco abitino solo scimmiette mute, sorde e cieche e che un'altrettanto giovane e bella creatura sia potuta affogare nel suo sangue senza che nemmeno un indizio serio o credibile sia saltato fuori?
E come si spiega che ogni sera che il buon Padre dei cieli manda in terra non ci sia risparmiato il necroforo di turno circondato da esperti, criminologi, psicologi, maitres a penser e femmes savantes-coscia-di-fuori, che liquidamente snocciola impietose e macabre ricostruzioni di pedalini e reggiseni, di zoccoli e di pedali di biciclette senza che l'italiano men che medio prenda a sassate la tv?
Io non me lo spiego.
A meno che non siamo diventati tutti ciabattoni: gli inquirenti con calzari in tessuto non tessuto, e quelli di noi che, impantofolati e con l'occhio lubrico, posano i sacri lombi sul divano di casa, sgranocchiano immondo nocciolame del discount e si sgroppano lo stomaco con una birretta che sa di cadavere.
Contenti loro.
Io consiglio di rileggere il Maigret di Simenon: indagine ambientale, ricostruzione dei caratteri, una bella torchiata all'indiziato-colpevole negli uffici del Quai des Orfèvres e avevamo almeno l'illusione che non fosse servito solo il delitto, ma tambien l'assassino.
E le ciabatte finalmente no, per favore no.

martedì, 18 dicembre 2007
Splinder (18/12/2007) RASPUTIN MOUSE FERRERO cui Leggi ancora...
postato da: Mariaserena alle ore 09:35 | Link | commenti
categoria:mariaserena news, notecellulari su splinder