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Nome: Maria Serena Peterlin
Ascolto, osservo e leggo. Mi interesso di letteratura. Mi occupo di formazione, scuola ed educazione. In questo blog parlo soprattutto di problematiche giovanili e di interessi culturali e questioni di attualità. Pubblico qui i miei scritti, racconti, ricordi, foto e disegni e le mie libere parole.
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martedì, 25 settembre 2007
Mariaserena : note cellulari pedagogiche di buona condotta
 
Notecellulari parla di ragazzi e di scuola e cerco di rimanere in tema.
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La riflessione sul tema che mi sono data per oggi è sul ruolo e la responsabilità degli adulti e degli intellettuali nei confronti dei ragazzi.
 
Di solito i ragazzi, dall’adolescenza in poi, tendono ad essere critici verso il mondo degli adulti, i quali ricambiano con diffidente sussiego.
 
Ma oggi gli adulti in generale hanno assunto aspetti nuovi che si materializzano e concretizzano in categorie non tradizionali (non pretendo di analizzarne l’universo perché sarebbe assurdo oltre che impossibile).
 
Il mondo degli adulti comprende infatti non solo genitori e insegnanti, ma anche una folla di persone e personaggi che rappresentano comunque modelli.
 
E’ inutile nasconderci che tra questi modelli, oltre ai calciatori e ai saranno famosi di turno, c’è anche qualche star un po’ inquietante come Paris Hilton.
 
Ma io sto pensando anche a tutto l’universo di coloro che appaiono sui media:  il panorama mi sembra da non sottovalutare.
 
La riflessione di oggi è proprio su questo: mentre i genitori e gli insegnanti sono spesso insigniti dai ragazzi dalla onorificenza dei (scusatemi il termine) rompiballe assillanti e stressanti, coloro che appaiono si avvalgono di ben altre e accattivanti qualità: levigati e disinvolti, sgargiuli e sgarzoline, fichissimi e precisi, sexy e fascinosi. Insomma essendo magri, alti e biondi nonché divertentemente trasgressivi la fanno da padroni.
 
Per fortuna, sia detto per inciso, ogni tanto la tv propina Mike&Pippo in prima fascia serale e in questi casi qualche arguto genitore potrebbe approfittarne per dare una gomitata al pargoletto e sibilare: “Vedi come si diventa in televisione? Rifletti potresti diventare così anche tu…”
 
Ma scherzi a parte… io credo sia importante che i genitori e gli insegnanti non perdano coraggio, che si tengano, a testa alta, il titolo di rompiballe e non cedano ai modelli disinvolti e amichevoli.
Se questo ruolo tiene (e la sua tenuta può resistere solo se si fonda su contenuti e motivazioni importanti, ma insegnanti e genitori li hanno) avremo qualche speranza in più.
Se invece anche queste due categorie, che costituiscono ancora la fondazione indispensabile nella costruzione dell’edificio “educazione e crescita” cedono al fascino mediatico e si lasciano coinvolgere da intellettuali trendy e alla ricerca di consenso, se si lasciano influenzare da astrologi e psicologi televisivi, se aderiscono senza riflettere alle tendenze di costume estemporanee, se infine, si lasciano coinvolgere da discussioni sul “lato A e lato B” delle fanciulle di Miss Italia senza insorgere spegnendo la tv o passando ad altro canale… allora rimane poco da fare.
 
Anche perché gli intellettuali attualmente più ascoltati e trasmessi dai media radiotelevisivi hanno rinunciato ad un ruolo scomodo di pensatori critici del presente, hanno sdegnato il ruolo nobile e antico del censore (termine che uso in senso latino) e si adeguano a loro volta, al modello sgargiulo e sgarzolino un tantino imbellettato; hanno messo il pensiero politico sullo scaffale più scomodo delle loro librerie universitarie e ammiccano al  LATO B.
 
Facciamoci coraggio noi (genitori e insegnanti), e mettiamoci il collare del rompiballe: faremo cose migliori.
 
Se succede che anche le fondazioni cominciano a vacillare allora è inevitabile anche accettare leader improvvisati e accadrà sempre che tutto ciò che fa spettacolo può fare anche politica.
 
Ma io non credo che sia così. Io auguro e spero (e credo) che i fenomeni passino e che il senso civico e la politica alta resistano, o meglio: che spero tornino.
Perché i ragazzi hanno bisogno di motivazioni e convinzioni, di riscoprire il valore del lavoro e della costruzione di sé.
E se questa generazione di adulti (tra i 40 e i 60 anni circa) fallisce, come lascia temere, sarà travolta e superata.
Ma sarebbe assai meglio che sia l’edificio educazione e formazione, sia quello della società fossero costruiti insieme.
 
 
 
 
 
lunedì, 24 settembre 2007
So bene che mi prenderò qualche critica  ma a me pare che l’inaugurazione dell’anno scolastico officiata oggi al Quirinale non avesse molto a che fare con la scuola.
quirinale2 
ANALISI di Personaggi e Interpreti:
1)   Le Autorità varie e il Ministro:  hanno impartito una ramanzina con stile incrociato tra la zia Polly di Tom Sawyer e la M.Louise Alcott di Piccole donne crescono.
 
2)   Gli insegnanti: probabilmente nessuno di quelli in servizio è stato considerato “presentabile” per cui erano tutti “finti” e sostituiti da attori (Castellitto stava lì perché aveva impersonato Don Milani; e Pivetti perché dopo essere stata sorella di una presidente della Camera e avere recitato in “Commesse” ha trovato il tempo di recitare la parte di una finta poliziotta-prof).  Entrambi hanno proposto battute languidamente ammiccanti e autoreferenziali, ma per nulla pertinenti con la scuola.
 
3) I figuranti: cantanti e gruppi che sarebbero andati dovunque anche gratis
 
4) Una prof eroica premiata: con medaglia d’oro al valor civile: Un abbraccio e complimenti sinceri.
 
COMMENTO : Purtroppo quando io spensi, da sola,  l’incendio appiccato in classe da un gruppo di miei selvaggi sciaguratissimi, i quali stavano sfottendo un supplente che, a sua volta, faceva finta di non vedere,  o quando ho affrontato gite scolastiche all’estero con energumeni di altre scuole che si proponevano di simpaticamente abusare delle mie ragazze, o quando ho fisicamente fermato l’alunno P. (drogato psicopatico ecc ecc. che voleva strangolare il preside X) non mi hanno pagato nemmeno il caffè.
Lo scrivo senza volere nulla togliere alla premiata, che si è resa proagonista di una azione encomiabile, ma solo per dire che a scuola sono molti i prof che pur presentandosi senza machete, dimostrano tanto coraggio personale che le medaglie non basterebbero, nemmeno finte.
 
5) Carini e bravi, per davvero: i ragazzini siciliani che hanno cantato una canzone rap contro il pizzo. Meno male che almeno loro, con la brava maesta, si sono salvati. Erano persone autentiche (mi hanno un tantino commosso) e non figuranti e comparse. Evviva!
  
6) Coreografia, musica e scene :  consigliate dal Campidoglio
 
I discorsi di Fioroni e del presidente Napolitano stanno sul sito del’Istruzione. Io li ho letti. Se qualcuno vuole… se ne può parlare… sarebbe giusto farlo.
http://www.pubblica.istruzione.it/
lunedì, 24 settembre 2007
Su Splinder ho incontrato una ... SALA DOCENTI, e ovviamente mi sono intrufolata, chiedendo il permesso. Qui ho incotrato battute e osservazioni interessanti e spiritose, ma anche una lettera che mi ha colpito al cuore. Ho riconosciuto una sorta di affinità elettiva. Con il permesso della persona che ha scritto la bellissima lettera, ne riproduco qui una parte e vi invito a proseguire la lettura cliccando sul link posto subito dopo l'interruzione...
" sabato, 22 settembre 2007

Questo post è per voi...

...miei cari ex studenti, una sorta di messaggio in bottiglia che, anzichè affidato alle acque del mare, si serve di questo blog.

Non so se mi leggerete, non so se mi riconoscerete, non so dove siate adesso realmente.

Lo sapete bene, sono dell'idea che un docente debba limitarsi ad essere tale e non frequentare i suoi studenti, anche ex, fuori dall'ambito meramente scolastico. Un docente è un docente, non un amico, non un compagno di giochi. Per questo non ho mai partecipato, se non agli inizi della mia attività, alle vostre cene di fine anno scolastico.

Nonostante non vi veda da un po' di tempo, vi ricordo tutti, da quelli dell' anno scolastico 1988/89 (il mio primo anno di insegnamento), agli ultimi dello scorso 2006/07 ................. "

http://www.saladocenti.splinder.com/?from=5

continuate a leggere.....

 

postato da: Mariaserena alle ore 20:52 | Link | commenti (5)
categoria:insegnanti doc su splinder, blog sala docenti
sabato, 22 settembre 2007

Mi accorgo che devo una spiegazione ai ragazzi, e forse non solo a loro, sulla mia reazione negativa alla proposta di assegnare il Nobel della letteratura a Roberto Benigni per la sua lettura della Divina Commedia.

E' ovvio che la mia contrarietà non ha nessuna influenza, né la potrebbe avere, su come andranno le cose. Perciò credo di dovere una spiegazione solo per rispetto verso chi legge il blog; altrimenti non ne varrebbe la pena.

Una premessa: il problema non è Dante. Egli può benissimo reggere: né la sua opera né la sua fama sarebbero minimamente scalfite anche se l'attore Benigni continuasse a recitarlo per tutta la vita.  

Benigni al contrario, recitando Dante aumenta la sua fama e i suoi compensi; ma anche questo non cambia la natura delle cose ed è una lecita attività come tante altre.

Prima di quella di Benigni si ricordano molte e famose letture di grandissimi interpreti tra i quali cito pochi nomi: magnifiche interpretazioni quelle di Gassman ed Albertazzi, e immensa lettura di  Carmelo Bene. Un genio assoluto e difficile (ovviamente è un mio modesto parere). Ascoltandolo non si poteva non riconoscere tutte le sfumature e le pieghe dell'esegesi dantesca. La sua fu una lettura che definirei non solo colta, alta e sublime; ma filologica.

Carmelo Bene era uno studioso prima che un attore e per inciso ne ricordo, ma solo per rasserenare e spolverare il mio cuore dalle cose tristi, le letture dei Canti Orfici di Dino Campana o dell'Adelchi di Manzoni: operazioni ardue e complesse e che dovevano essere precedute da un lunghissimo studio: altrimenti avrebbero fatto "ridere".

Al contrario, e può sembrare affermazione paradossale e sacrilega, Dante è quasi "facile" da leggere... la sua è poesia trasversale alle culture, ai tempi, alle esperienze; ma anche alle conoscenze, alla scolarizzazione, alla filologia.

Dante può leggerlo chiunque, ed ho conosciuto persone quasi analfabete che conoscevano e dicevano a memoria canti interi della Commedia (fino a circa vent'anni fa non erano casi rarissimi); questo è stato possibile fino a quando la letteratura e opera Dantesca sono stati considerati anche nobile sinonimo di italianità. Negli anni venti del secolo scorso fu pubblicata una Divina Commedia illustrata e spiegata terzina per terzina in prosa semplice: era un libro dei miei nonni e l'edizione diceva  all'incirca: "Divina Commedia spiegata al popolo italiano".

Non la farò lunga e torno subito alla questione Nobel-Benigni-Dante; è importante capire che Dante può essere semplificato e spiegato, ma non dev'essere interpretato all'ingrosso e facendogli dire quello che non dice. Benigni è indubbiamente un attore talentuoso; ma l'operazione che fa su Dante è "pro domo sua"; e il Dante che passa agli spettatori non è, a mio parere, filologicamente corretto; è una volgarizzazione, un fac-simile, una fiction come un'altra.

Per questo torno ad affermare che non si può diventare spacciatori di poesia dantesca. E' vero: lo spettatore di Benigni può in buona fede pensare di ascoltare Dante, in realtà non è così. Lo spettatore può illudersi di esser cresciuto culturalmente assistendo allo spettacolo di Benigni e potrebbe anche commuoversi fino alle lacrime. Ma Dante è un gigante che va studiato con fatica, riferendolo al suo tempo, alla sua fede, alla sua sterminata cultura, alla complessità del suo genio, ala problematicità del suo pensiero, alla teologia, alla filosofia, alla politica, al diritto, alla cultura latina classica e medievale e... a tanto altro ancora.

In età Romantica si individuavano i tre sommi autori che avevano espressono l'idea della poesia assoluta ed erano: Omero, Dante e Shakespeare.

Ma che ne sa, che c'entra il Benigni?

Vorrei dire "giù le mani dalla poesia dantesca...", ma direi una sciocchezza.

Benigni passerà; l'Alighieri sopravviverà anche a lui.

Diffidate dalle imitazioni. 

sabato, 22 settembre 2007
mariaserena newsLa notizia è una anticipazione leggibile oggi sui giornali, e sono sbigottita.
La motivazione sarebbe legata alla "divulgazione" che il Benigni avrebbe fatto della Divina Commedia con i suoi spettacoli. Peggiora la già mesta giornata venire a sapere che il ministro della Pubblica Istruzione ha intenzione di distribuire alle scuole un CD con gli spettacoli di Benigni poichè Beppe Fioroni li considera didatticamente necessari ai nostri alunni. Con buona pace dei prof di lettere e con soddisfazione di qualche fan del Benigni sunnominato.
Come insegnante di lettere, in pensione solo da un anno, ho ancora nel cuore la scuola, ho ancora nella mia anima un'amore senza condizioni per la letteratura, ho ancora un'idea tenace e piena di tenerezza nei confronti della necessità assoluta di dedicarsi (tutti) alla crescita e alla formazione dei giovani. ESAMI 5a nick023 (2) 
Credo, in coscienza, di aver gratuitamente e spontaneamente dato alcuni buoni esempi che forse hanno riequilibrato gli errori inevitabili e non involontari che tutti facciamo, e ho ancora tante parole da dire.

Ma ho anche una labile resistenza a queste notizie, disastrose per la mia speranza nell'uomo.

Posso fare pulizia linguistica in un discorso pieno di errori: ma non ho strumenti contro la volgarità triviale di chi usa il nome di Dante svilendo e infamandone l'opera.

E qui dichiaro, senza esitazione nè dubbio alcuno, che Benigni della Commedia ha capito nemo di una beata manciata di piselli, mentre il nostro ministro dovrebbe tornare a fare le punture, lavandosi prima le mani.
Ho combattuto tante battaglie educative e pedagogiche.
Ma questo è troppo. Non so se ce la posso fare.
Certamente non da sola.
Mariaserena
venerdì, 21 settembre 2007

Di solito non mi faccio pubblicità, ma un'eccezione si può fare...

Ho scritto ieri un post su: www.pratico.splinder.com

Vi chiedo andare a leggerlo...  !!!! ecco il titolo e il link:


Blog & blogger: artigianato mediatico e impertinente?

 

Il giornalismo che ... non c'è

Il link è  http://pratico.splinder.com/?from=4

ok... aspetto notizie


postato da: Mariaserena alle ore 11:50 | Link | commenti (2)
categoria:giornalismo, blogger, giornalisti, mariaserena, notecellulari su splinder, blog e media
mercoledì, 19 settembre 2007

 

Tutti, prima o dopo, si sentono consigliare un LIBRO.

E i giovani in generale si sentono ammonire: leggi!

Con diverse motivazioni: per passare il tempo, per imparare, per informarsi, per migliorare il proprio vocabolario, per mantenere il cervello allenato e via dicendo.

Ma in realtà tutti questi usi della lettura libro sono riduttivi, strumentale e utilitaristici.

Insomma: non mi convincono per niente (e lo dico da lettura-dipendente).

O meglio: se proprio siamo ridotti così bassini... va bene! Leggiamo pure  l'ultimo best-seller senza nemmeno finirlo o l'elenco del telefono, il rotocalco allegato al quotidiano, i fogli arraffati dai distributori gratuiti, i foglietti-bugiardini dentro l'aspirina o  il valium (va di moda) o l'amplital; come dire (con una espressione mediocre) tutto fa brodo!

 foto_mia

Ma ragazzi miei: leggere un libro, un libro vero, un libro comme il faut, diciamolo chiaro: non ha niente a che vedere con quanto sopra.

 

Un libro è pura goduria in tutti i sensi. A condizione che libro sia per davvero, e non una mazzetta di paginette stampare con numero progressivo.

 

Quindi non date retta a chi consiglia abbuffate di leggere, leggere, leggere: è sempre meglio essere selettivi e diffidenti.

E leggere prima di tutto cose serie.

E di scrittori seri. Di letterati, magari classici.

Soprattutto accettate un consiglio: lasciate perdere gli "scrittori-giornalisti".

Quelli, ad esempio, che quando parlano del Web e dei Blog storcono il naso, ma poi ce lo mettono e... copiano anche.

postato da: Mariaserena alle ore 23:51 | Link | commenti (3)
categoria:scrivere, libro, lettura
mercoledì, 19 settembre 2007



Ancora, di  notte Notte-Mare

 

Ancora la notte ti parli,

mentre la attraversi

senz'ombra

e con passi randagi.

 

Una volta ancora i tuoi passi,

percorrano la notte cercando

la tua strada.

E sia questa

la notte,

presaga d'un tempo che cambia le carte,

d'un cuore che impara ad amarsi,

di un giungere per andare più in là.



postato da: Mariaserena alle ore 23:06 | Link | commenti
categoria:poesia, note cellulari
martedì, 18 settembre 2007
Piove
 
Assurda, quest’acqua che sferza
il tuo vetro e non tocca né  il cuore
né l’anima a freddo attraversa.
 
Tu chiudi, ma ascolti il rumore.
 
Rumore di tegole rotte,
di pietre, che acute calpestano
lievi  orme calcate di notte
 
e tracce bagnate. Ed invano
 
un lampo ti porta al pensiero:
fantasmi perduti e sembianze
sfuggenti che cerchi nel vero.
 
Ma il vero è in un cielo lontano.
 
postato da: Mariaserena alle ore 11:17 | Link | commenti (11)
categoria:poesia, riflessioni, persone, , riflessione, autunno
lunedì, 17 settembre 2007
Lettera ai ragazzi 
L’ultima cosa di cui avevamo (ed abbiamo bisogno) è Beppe Grillo. Credetemi.
classe e profiHo molte volte scritto sulle mie Notecellulari che con questo blog mi sembra di continuare il dialogo con miei ragazzi; dopo tanti anni di scuola non è facile smettere di pensare a loro.
Non mi riferisco a una classe in particolare, mi riferisco alla mia concezione dei “scuola” e di “insegnamento” che ho sempre inteso come dialogo e rispetto dei ruoli.
Certo i volti mi sono ancora molto presenti, e la maggior parte dei nomi me li ricordo  come se gli anni non fossero mai passati.
Forse per questo motivo so che se oggi fossi in classe “loro” mi interrogherebbero sulle questioni di attualità, e mi chiederebbero spiegazioni sui fatti recenti. Ciò accadeva particolarmente quando arrivavo in classe con il pacco dei quotidiani per loro (mi correvano incontro, mi aiutavano a portarli in classe e io non permettevo ai colleghi di “pescare” le copie destinate ai miei ragazzi) .
Avevamo aderito al progetto “Il quotidiano in classe” e alla mattina presto, prima di arrivare a scuola, passavo all’edicola a ritirare i giornali per gli studenti ed aggiungevo due o tre o anche quattro altri quotidiani acquistati da me per vivacizzare dialogo e confronto.
Quante volte in questi anni mi hanno chiesto: cos’è la destra e cos’è la sinistra? Oppure discutevamo sulla frequente affermazione di qualcuno di loro: “secondo me la politica è tutta uno schifo”.
Ho lottato, e non uso questo verbo alla leggera, per cercare invece di farli riflettere, per indurli a ragionare sulla necessità di interessarsi alla sorte del proprio paese, per suscitare il senso civico partendo dal proprio comportamento quotidiano (comprare il giornale, appunto, o seguire le vicende politiche, e studiare la storia) per arrivare ad essere critici e consapevoli,  per farsi un dovere di interpretare le notizie non adattandosi al conformismo e al qualunquismo, per spalancare occhi e cervello sui grandi fatti e problemi internazionali e sulle tematiche più drammaticamente attuali: la pace, lo sviluppo, il debito dei paesi poveri, la pena di morte, le guerre in atto e così via.
Ho lottato per la cultura: battaglia classica degli insegnanti; ma come molti insegnanti nemmeno io posso sapere se quelle battaglie le ho vinte, e soprattutto non lo saprò.
Però ero convita, e ancora lo sono, che sia giusto combattere per una buona battaglia, e che l’arte della semina richieda una pazienza senza presunzione. Che chi lotta e semina non lo fa mai invano. E che i semi devono avere una possibilità di nascere e i frutti di maturare, mentre se ci abbandoniamo al disfattismo qualunquista siamo perdenti anche nei nostri stessi confronti.
E allora tanto varrebbe fare un altro mestiere.
Per questo sul caso “Grillo e Grillismo” scrivo qui la frase che direi oggi, ancora e sempre ripeterei ai miei ragazzi:
“L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di B.Grillo.”
“L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è del qualsiasi Beppegrillo che ha affermato: - E poi basta con sinistra e destra, sono categorie antiquate.-”
In un momento in cui la politica è certamente in crisi non abbiamo bisogno anche di una crisi della democrazia che si coaguli a un demagogo-giullare.
In un paese in cui  i cittadini perdono fiducia, in un’epoca in cui ci confrontiamo con una realtà planetaria talmente veloce da non lasciarci il tempo di interpretarla, in un momento di drammatica crisi culturale e di generale insicurezza sociale, in un periodo in cui i “vecchi” riferimenti politici (destra – sinistra –centro) sono i evoluzione faticosissima e complessa anche a causa di una diffusa apnea culturale non abbiamo bisogno di un tribuno da palcoscenico che sconfina e dilaga insultando volgarmente tutto e tutti.
 In una società dove il cittadino anziano mantiene i giovani (e i “giovani” sono i quarantenni) con le sue pensioni e  i bambini non riescono a nascere, in un mondo del lavoro in cui la creatività, la qualità e le capacità personali contano sempre meno e ci si preoccupa di quanto il lavoro costi per scegliere personale meno qualificato, in anni (come quelli che viviamo) in cui si definisce "flessibilità" la necessità di sopravvivere accettando lavori sempre più precarizzati e deprofessionalizzati, abbiamo semmai invece bisogno di riscoprire o rifondare la politica dei sindacati
 E abbiamo bisogno di riscoprire il ruolo e il valore della politica nel sua senso più alto.
Il politico non è colui che “deve fare quello che la gente vuole” come diceva oggi un tatuato giovanotto intervistato alla festa dell’Unità. Il politico, semmai, analizza, studia, interpreta la realtà sociale e progetta lo sviluppo del paese ispirandosi a principi ed idee sulle quale basa il suo disegno e cerca il consenso responsabile dei cittadini. Il politico è uno dei protagonisti del “contratto sociale”.
Invece improvvidamente è accaduto che, in una situazione generale in cui i giovani hanno quasi rinunciato a considerare il lavoro un diritto essenziale e necessario ad onorare la loro esistenza, in un contesto in cui più che mai c’è bisogno di politica vera e viva, si sia fatto avanti un personaggio-maschera che si è lanciato (ma guidato da chi??)  in un’avventura mediatico-popolare che ha l’effetto di fuorviare ancora di più l’opinione pubblica.
E accade che il personaggio si proponga come un agitatore ammiccante del più plebeo dei furori popolari: quello dello ghigno e dello sghignazzamento senza proposte, quello del “viva!” e del ”muoia!” senza nessuna definizione di un progetto né di un’idea.
No, non abbiamo bisogno di Beppe Grillo, ragazzi, credetemi.
Semmai abbiamo bisogno di rimetterci a studiare la storia e l’educazione civica, di ricominciare ad analizzare testi filosofici e letterari per capire chi siamo, da dove veniamo e perché si è arrivati a definire categorie politiche (la definizione è semplificata) come “DESTRA” e come “SINISTRA”.
Perché non è vero, a mio parere, che non esistono più differenze. E’ vero semmai che la storia ci ha cambiati ed abbiamo bisogno di rielaborare i significati.
Ma non è vero che tutto sia un uguale ed ignobile pastone.
E’ vero che le idee diverse hanno uguali diritti ad esprimersi e che la dignità del pensiero politico e la libertà vanno difese.
Nel passato sono state difese anche a prezzo della vita.
Oggi possiamo almeno difenderle assumendoci la responsabilità di fare una scelta: quella di criticare i politici anche ferocemente (se ci sembra giusto), ma di rispettare il paese e la sua dignità. La nostra cultura ha matrici Latine e Rinascimentali, ha reinterpretato l’Illuminismo e il Positivismo. Non possiamo accettare di trasformare la giusta indignazione del cittadino nell’ovazione al cachinno di un comico.
Per questo ribadisco: “L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è del qualsiasi Beppegrillo che afferma: - E poi basta con sinistra e destra, sono categorie antiquate.-”
Invece la nostra scelta e la nostra difesa dovrebbero essere quelle di rimandare  il Beppe GRILLO a casa sua.
Facciamolo subito e lasciamolo solo.