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Nome: Maria Serena Peterlin
Ascolto, osservo e leggo. Mi interesso di letteratura. Mi occupo di formazione, scuola ed educazione. In questo blog parlo soprattutto di problematiche giovanili e di interessi culturali e questioni di attualità. Pubblico qui i miei scritti, racconti, ricordi, foto e disegni e le mie libere parole.
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venerdì, 31 agosto 2007

Le "Mariaserena news" mariaserena news- Notecellulari sulla scuola

Domani è il primo Settembre e ufficialmente inizia l'anno scolastico. Non le lezioni, anche perchè l'autonomia concede margini di elasticità sulle date purchè siano complessivamente rispettati i numeri dei giorni effettivi di lezione.

Insomma la Scuola ricomincerà a lavorare e, se molte riunioni saranno rimandate a lunedì, il 1 Settembre è pur sempre la data ufficiale.

Quindi ho pensato: Chissà se il Ministro Beppe Fioroni se ne ricorderà...

Ho guardato in giro su Web e sui giornali, ed ho trovato solo una notizia di Agenzia Adnkronos che lo riguarda: l'agenzia dice "Fioroni: le regole per le primarie non si cambiano".

Giuro sulla mia testa che pensavo si riferisse alla scuola primaria...

Clicco e mi imbatto in una lunga notizia in cui tra l'altro leggo:

-Il ministro dell'Istruzione risponde dalla Festa dell'Unità di Bologna alle richieste di Bindi e Letta. Secondo il titolare di via di Trastevere dunque non si può guardare al nascente Pd come a "un contenitore di plastica definito dal leader" ma deve essere un partito "in cui la linea politica è scelta da coloro che liberamente e in piazza scelgono di esservi iscritti. -

Insomma mi ero sbagliata... le primarie sono quelle del nascente partito PD, e della scuola si parla poco o nulla, se non per ribadire le solite polemiche sui problemi non risolti: il tetto di spesa per i libri.

Marginalmente noto che le adozioni dei libri scolastici si fanno ad aprile-maggio e ci se ne accorge a settembre perchè le famiglie, giustamente esasperate, insorgono e al Ministero si deve prenderne atto.

Io non sogno di politica; ma se sognassi vorrei farlo per un Ministro della Pubblica Istruzione meno prezzemolino e più vicino ai docenti e agli studenti: ossia presente ed attento alla scuola in ogni ordine e grado, non vicino solo all'amabile e sognante Veltroni amico suo. 

Buon anno scolastico a tutti.


postato da: Mariaserena alle ore 17:18 | Link | commenti (7)
categoria: , splinder, studenti, fioroni, notecellulari su splinder
martedì, 28 agosto 2007

Tante storie ho ascoltato che quasi mi assordano, a ripensarci.

Molte altre storie le ho ricostruite, da indizi, da sguardi, da piccoli cenni ripresi e ripetuti. Una faccia che ti guarda da un banco scolastico non è la faccia di un nemico. E, dopo i primissimi periodi di rodaggio dell'insegnamento ho scelto la libertà.

L'ho scelta apertamente e lasciandola trasparire. Non ho mai praticato la delazione sulle confidenze raccolte, nè ho sollecitato confidenze. Sono venute, sono venuti a cercarmi quando hanno capito che potevano fidarsi. Il confine non c'è mai stato. Ma nemmeno il compromesso. La comprensione non è compromesso. Chi si confida non cerca approvazione o l'ammicamento, cerca l'ascolto.  E l'ascolto aiuta, o può aiutare,  a capirsi, a riconoscersi, a ritrovarsi.

Gli argomenti insegnati, gli ostacoli e le difficoltà sono un mezzo per dimostrare ai giovani che possono arrivare più avanti e crescere che devono mettersi in gioco e accettare di vivere un lunga fase in cui confrontarsi con qualcuno che ne sa più di loro; ma sono anche un fine, quello di uscire dalla scuola più istruiti e formati di quando si è entrati.

Tante storie ho ascoltato, e qualcuna non vorrei averla mai sentita. Sono quelle di sofferenza e dolore, emarginazione, solitudine e di follia.

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Ma la gioia di tanti momenti in cui abbiamo riso e sorriso insieme, la serenità trasmessa da occhi avidi e curiosi, la vicinanza cercata e pretesa fino all'assillo... tutto questo mi paga, oggi, e mi dona una tregua dall'ansia quotidiana e dalla consapevolezza di avere comunque sbagliato più di quanto avrei voluto.
   

martedì, 28 agosto 2007

Sento continuamente parlare di scuola, ma senza che si parli davvero di scuola.

Quindi mi è venuta voglia di qualcosa di vecchio, eppure autenticamente scolastico. Ed ho cercato e trovato una poesia solo apparentemente semplice, ma che in realtà, per chi sa leggere oltre la leggera e cantabile ironia che la pervade, è ancora oggi profondamente vitale e sincera.

E' di Marino Moretti; un autore che cercavo di far leggere, magari solo brevemente e per piccole citazioni, ma che riusciva a far sorridere le mie ragazze.

alunne

Il testo è scorrevole e facile. Moretti la dedicava ad una maestra... non maestra e ad una scuola... non scuola,  alla buona. Ok, non mi rimetto in cattedra ma se volete saperne di più potete chiedere..

La dedica va alle mie ex alunne...  e specialmente alle faccette allegre qui sopra... auguri fanciulle!

 


 

Marino Moretti – LA SIGNORA LALLA
 
Quando l'anima è stanca e troppo sola
e il cuor non basta a farle compagnia,
si tornerebbe discoli per via,
si tornerebbe scolaretti a scuola.
Ma sì, prendiamo la cartella scura,
il calamaio in forma di barchetta,
i pennini, la gomma, la cannetta,
la storia sacra e il libro di lettura.
Andiamo dunque: il tema è messo in bella;
andiamo, andiamo: il tema è messo in buona;
Dio, com'è tardi! La campana suona,
tra poco sonerà la campanella.
Ma che dico? è domenica, è vacanza!
Non c'è scuola quest'oggi, solamente
c'è da imparare un po' di storia a mente
soli, annoiati, nella propria stanza.
C'era una volta (ora mi viene a mente)
la scuola della festa: era una scuola
alla buona, così, con una sola
maestra, vecchia, senza la patente.
Signora Lalla, dove sei? T'aggiri
nella tua casa piena di panchetti
e sul quaderno scrivi un 5 o metti
un punto sopra un i con due sospiri?
Signora Lalla, hai più quel mio ritratto
ch'io ti donai per Sant'Eulalia? e quella
treccia, in un quadro, d'una tua sorella
defunta? e l'altarino è ancora intatto?
Forse sei morta. Ed i tuoi strani oggetti
sono scesi con te, con la tua spoglia
dentro la fossa. La tua casa è spoglia
dei quadri, dei presepi e dei panchetti.
Che importa? Io t'amo e tu sei viva, o muta
immagine che guardi i miei quaderni
d'ora e i noti caratteri vi scerni
con uno sguardo di sopravvissuta.
Come son vani, come son diversi,
signora Lalla, i miei compiti d'ora.
Dimmi, vuoi riguardarmeli tu ancora?
Sembra uno scherzo, ma son tutti in versi.

postato da: Mariaserena alle ore 18:50 | Link | commenti (4)
categoria:adolescenti, notecellulari su splinder, scuola e sentimenti
martedì, 28 agosto 2007

mariaserena newsIn questi giorni ci si è occupati "seriamente" della scuola discutendo sull'eventuale ripristino della cerimonia dell'alzabandiera.

Non sapendo che fare, tra una grigliata in spiaggia e una seratina abbuffosamente corretta di spiedini di ceci e cicoria lorsignori si sono fatti venire l'idea di discutere su un argomento che, a questo punto, definirei di bandiera e di facciata.

Non sapendo inoltre come togliersi dai piedi la questione il Ministro Fioroni ha tuonato seccatissimo (parafraso ovviamente): "Come si permette un leghista che vuole disfare l'Italia di proporre la bandiera e per di più con cerimonia?"

 

E l'ex insegnante divenuto scrittore epperciò prospetticamente lontano dalla scuola (Marcello D'Orta) ha ribadito con una storiella autobiografica: "Al momento, a fare l’alzabandiera, si sentirebbero nel cortile della scuola risate come in quello della mia caserma" ed ha proseguito dicendo più o meno: facciamo riscrivere i libri di storia che sono troppo di sinistra e ricominciamo a parlare di Risorgimento; i nostri giovani si ricordano della patria solo per la Nazionale di calcio ecc ecc.

Che tristezza gli adulti seriosi che razzolano male e predicano... anche peggio.

Ma... un consiglio: una passatella di "veline" non gli farebbe tornare il buonore?

Perchè quando parlano di giovani vedono in giro solo Lucignoli da rave ed hanno sempre quest'aria di sufficienza e ostentata con altrettanto sdegno risorgimentale patriottico?

Invece io ricordo che  a scuola avevo ragazzi che volevano partire in "missione di pace" nonchè pensierosi ragazze e ragazzi i cui genitori e fratelli erano già stai o partivano per Nassiria, Bagdad, Kossovo, Afghanistan ... e loro un'idea di patria ce l'avevano, nonostante la loro profi apertamente pacifista, ma assolutamente rispettosa degli altri.

TERZA-AAvevo ragione, dunque: meglio i ragazzi pestiferi che gli adulti "benpensanti".

Molto, molto meglio. 

Ciao selvaggioni!

postato da: Mariaserena alle ore 00:26 | Link | commenti (6)
categoria:fioroni, tricolore, bandiera italiana, alzabandiera, parlare di scuola su splinder
sabato, 25 agosto 2007
INTERVISTA PRESUNTA  o quasi IMMAGINARIA ad un protagonista dell'estate italiana

(avviso : le domande e le risposte sono costruite quasi integralmente utilizzando notizie di agenzie e interventi realmente fatti dal nostro Ministro. Le righe in corsivo sono quelle che citano i suddetti interventi o le fonti AGI, Repubblica e Tecnica della scuola- ringrazio inoltre il mondo dei blog di Splinder)
Una classe unita03
  

Abbiamo incontrato Beppe Fioroni durante una passeggiata sulle News del Web. Ha esternato con cordiale prorompenza le sue opinioni di influente margeritino. Ed ecco che cosa ne è venuto fuori.

Domanda : Dott. Beppe, secondo un'indagine di Altroconsumo su 355 classi di 55 scuole medie a Milano, Roma e Napoli dimostra che, pur avendo Ella come ministro dell'Istruzione indicato un tetto di spesa di 280 euro per alunno, questo non venga quasi mai rispettato, con aumenti che possono arrivare anche a 394 euro ... come commenta questi dati?
Risposta : Boh... sarà vero? ma giriamo la domanda: lei insinua che non mi si fila nessuno? Guardi che questi sono dettagli in realtà  dobbiamo concentrarci sulla prossima Finanziaria per lo sviluppo dopodiché la spesa per la scuola sarà un dettaglio assolutamente, o yes.
 Domanda : Lei crede? ma la ricerca mette poi in luce che a sforare il tetto di spesa sono poco meno della metà delle classi considerate, con una percentuale che sale al 65 per cento nel capoluogo partenopeo... è il Sud è dunque a pagare di più?
Risposta : E si lamentano? hanno avuto il primato della monnezza, degli incendi, della visibilità sulla tv per gli omicidi per mafia e simili ed adesso anche il primato di spesa dei libri... si parla sempre del Sud: ma lo sa lei che se si parlasse così tanto di me potrei presentarmi candidato alla presidenza USA? lo capisce questo? Io sì, assolutamente, oh yes!
Domanda : E dunque lei che cosa risponde ad Altroconsumo che si rivolge a lei "affinché provveda a rivalutare le scelte di manica larga degli istituti scolastici", vigilando di più sulle adozioni dei testi?
Risposta : Accogliamo, assolutamente, o yes!  le segnalazioni pervenute in merito al superamento dei tetti di spesa
Domanda :Ok, le accogliete e poi?
Risposta : Come sarebbe e poi... e poi...? E poi un ciufolo; le archiviamo! ma lo sa lei che sono vicine le Primarie del nuovo Partito? Mica posso occuparmi di tutto; ho già inviato un appello..."
Domanda : Davvero? a chi alle case Editrici perchè contengano i prezzi?
Risposta : Ma che mi viene cincischiando... io rispetto l'editoria scolastica, non spettegolate su questo! Ho lanciato un appello alla concorrenza pedagogica, a Rai e Mediaset, perchè effettuino un maggior controllo sui contenuti dei loro programmi.Assolutamente yes!
Domanda : Ma questo con i libri che cosa ha a che vedere?
Risposta Domanda: Niente. Ma dimostra la mia sensibilità al problema educativo. Lo sa lei che i ragazzi passano davanti alla tv e in rete più tempo di quanto stanno in famiglia e a scuola?
Domanda : Scusi ma mi sembra esagerato ... Mettiamo sei ore di lezione e almeno tre ore insieme alla famiglia, poi le ore di sonno... come fa a sostenere questa affermazione?
Risposta : Insomma che ciufolate mi chiede lei? vox populi vox Dei no?
Domanda: E il popolo che dice secondo lei?
Risposta : Ma chissene del popolo! ma che mi fa dire? insomma il popolo non vuole televisione forse? e diamogliela, anzi diamogliene di più, la tv deve aiutare a educarli e a formarli questi ragazzi! Non bastano i bollini gialli, verdi e rossi che sono un pannicello caldo sulla nostra coscienza"
Domanda: E lei ha la coscienza a posto quindi...
Risposta : assolutamente yes! Mi scusi ma Walter mi sta chiamando...
Domanda : Qui però non si vede nè si sente nessuno...
Risposta : assolutamente yes! Però io comunico con lui a livello empatico...come per due piselli in un baccello eh eh eh
Domanda: Ci permetta un'ultima domanda...E’ di poche ore fa, per esempio, un durissimo comunicato della Cgil-Flc lombarda che si dichiara pronta alla mobilitazione per protestare contro i tagli sugli organici: secondo il sindacato mancherebbero all’appello centinaia di posti di sostegno e almeno 300 posti per garantire l’effettiva generalizzazione del servizio di scuola dell’infanzia, per non parlare dei posti per i corsi per adulti o per il supporto alle scuole con un alto numero di alunni stranieri.
Risposta :"Ogni volta che il Governo fa qualcosa per migliorare la situazione, riusciamo sempre a trovare un'altra cosa che non va bene. In politica  conta saper fare le cose giuste al momento giusto. Evitiamo di fare il contrario!!"
Domanda: E dunque lei non crede di avere nessuna responsabilità, né sull'aumento dei testi, né sui tagli alle cattedre, né sulla crisi della scuola e dell'Istruzione..
Risposta : Sa come diceva il Vangelo? "chi e' senza peccato scagli la prima pietra" ed io aggiungo:"la sindrome autolesionista di cui ho parlato colpisce tutto il centrosinistra".
Domanda: Ma dunque Lei integra e corregge ciò che dice la sacra scrittura; Fioroni dixit?
Risposta : Questo lo ha detto lei, io mi adeguo: assolutamente oh yes! E alle primarie farò il mio primo miracolo... quello delle nozze di ... ma questo è ancora un segreto, yes, assolutamente!
 
 
venerdì, 24 agosto 2007
Dialoghi cellulari ed eretici di fine stagione
(immaginati e scritti da mariaserena)
 
Personaggi interpreti : Un rampante viterbese
                                 Un sognatore capitolino
 
- L'estate sta finendo... e il nuovo nascerà!- canticchiava l'A-a-a-a abbronzatissimo Double (V+V)= W capitolino, rasato di freschissimo mentre centellinava, senza sforzo apparente, la scalinata dell'Aracoeli.
 
- Nuovo, nuono... nuovicchio, ad essere larghi...- commentava Fioron Fiorello masticando mentolo fresco antidispeptico e ansimandogli dietro.-
 
- Nuovo ho detto! - riprese un po' scocciato l'A-a a-a Double (V+V)=W che proseguiva senza affanno.
 
- Dobbiamo evitare di essere un partito che rischia di inseguire l'illusione, che e' il festival della persona e dei propri desideri.- Rispondeva Fioron Fiorello
 
- I desideri, i sogni... i sogni son desideri e ... io ho un sogno. I have a dream - E il giorno in cui il compagno siederà con l'amico... quel giorno sarà arrivato il nuovo partito -
 
- Te lo dico da medico... ti vedo un po' allucinato...-
 
- I have a dream, nessuna allucinazione. I have a dream today!-
 
- Sì sì ti capisco, pure io ho un sogno: mi farai vicepremier vero e ministro della Sanità, dopo..., vero??-
 
- Inizia davvero una stagione nuova per la politica italiana. Il Partito Democratico cambierá tutto! -
 
- Tutto de che? calma, calma: io per esempio ho sta scocciatura della scuola tra i piedi, se sapessi! Però per farti contento e ottenere consensi non me ne impiccio per niente..."
 
- Ora abbiamo il dovere di non mancare questo appuntamento cui la storia ci ha chiamato. -
 
- A proposito di Storia, i libri di storia sono aumentati, e pure tutti gli altri.!
 
- Scriverò io nuovi libri : 80 paginette pulite, ma a caratteri larghissimi; tutti potranno leggere.-
 
- Ma il 14 ottobre ci sono le Primarie. Come fai a metterti a scrivere?-
 
- Non facciamoci del male come al solito! Bisogna crederci."
 
- Io, mentre tu waneggi, metto carne al fuoco e vado a Pistoia, domani alla festa dell'Unità c'è pure la bistecca chianina... slurp, con due o tre litri di chianti Gallo nero mmm..."
 
- I have a dream today! I have a dream today!-
 
- Si sogna sogna, io intanto devo badare alla Rosyna che ti addenta le caviglie!"
 
- Ah, Rosy, si capisco, brava ragazza; dice che mi scriverà una lettera..."
- Il solito, sempre il solito; e mentre io mi affanno a tagliare sulle spese della scuola e mi metto a petto nudo a far infuriare genitori, precari e docenti di sostegno e mi affanno a per tener buono il Tommaso e il Romanov...tu ti metti ad annusare le lettere che profumano della Rosy. E allora ti chiedo: ma lo sai che dice di te?-
 
- Si lo so, Lo dice tutte le notti prima di dormire: "Walterin de' desideri, vienmi in sogno come ieri" -
 
- Seeee, col fischio! quella ha detto di me che mi impiccio troppo e che la scuola non la so gestire e di te che sei peggio del postino!
 
- Quello, mi pare ... ah si... "Il postino suona sempre due volte" ... oh che ragazza ... sì sì la suono due volte...che citazione alta, colta... anzi popolar-colta- da sogno!"
 
- A Walterino!! sei di coccio più duro del peperino de Viterbo! Quella ha detto di te : "Di solito il postino arriva la mattina, e invece, ancora una volta, caro Walter ci scrivi a fine giornata, vorrà dire che nei prossimi giorni sarò io a scriverti una lettera"
 
- Lo vedi? mi scrive, mi ama, mi sogna e anch'io I have a dream today!"
 
- Vabbè ho capito: tre dosi di Valium extralarge per tre volte al dì per te. E invece io mò passo a trovà Letta.
Uffa...Tra poco c'è l'apertura della caccia e sto veltro di  invece che puntare la lepre me comincia a puntà li croccantini; e se me diventa un Chihuahua da grembo quando arrivo alla Sanità io? tanto vale che rimanevo a Viterbo."
 
 
 
postato da: Mariaserena alle ore 09:31 | Link | commenti (5)
categoria:fioroni, veltroni
mercoledì, 22 agosto 2007

Forse il problema non è soltanto che il prezzo dei libri è aumentato.

O meglio: l'aumento dei prezzi è un bel colpo all'economia domestica e ai bilanci delle famiglie; è una difficoltà in più che si deve affrontare per istruire i figli; è un segno dell'indifferenza i problemi reali di moltissime persone.

Un altro aggravio delle spese è il dover acquistare testi non indispensabili, ma inseriti nelle adozioni. 

E mentre in passato lo stesso libro passava di mano tra fratelli o amici di età diversa, adesso i testi vengono rimaneggiati e manipolati di continuo (stessi capitoli, paragrafi, esercizi, schede che vengono modificati o reimpaginati ogni anno) e tutto questo rende difficile riutilizzare manuali scolastici già acquistati.

Il mercatino dell'usato, inoltre, è un affare che sfugge di mano alle famiglie che in luogo del tradizionale "metà prezzo" riescono ad ottenere al massimo un minisconto del 15 o del 20 %.

Resta poi da discutere la qualità dei manuali scolastici. Problema dei problemi.TERZA-A

Problema spinoso ed anche politico.

Aggravato dal fatto che poi spesso dei libri acquistati i ragazzi si trovano ad usare  spesso meno della metà delle "pagine".

Ne ripaleremo.

postato da: Mariaserena alle ore 23:45 | Link | commenti (4)
categoria:riflessione
giovedì, 16 agosto 2007


Anche Ferragosto è archiviato. Ma non mi sembra giusto che i supermercati abbiano già esposto i grembiulini per i bambini delle elementari con i corredi scolastici onnicomprensivi, e che espongano chiassosi cartelli: Tutto per la scuola, mentre in televisione martella la pubblicità sullo stesso argomento

Una persecuzione. Un modo per far andare di traverso le vacanze. Siamo proprio sicuri che i ragazzi vogliano tornare a scuola? Il mondo sarebbe davvero molto cambiato.

Incroci-notte018

A proposito di scuola: è universalmente noto che il soprannome di Adelmo Fornaciari è "sugar", in arte Zucchero; forse tutti sanno anche che "sugar" fu un soprannome che gli ha dato la sua maestra.

L'intemperante star, che dev'essere stato un dolce bimbo dalla dolcissima voce, forse ha dato dei dispiaceri in questi giorni alla sua maestra. Come si cambia...

E come sarà andata davvero? Francamente mi spiace molto di più perchè Zucchero è uscito di testa, ha sbagliato e clamorosamente ecceduto, che non per i "poveri" insultati. Non credo che pagare 1000 euro renda intoccabili. Credo che si potrebbero spendere meglio.  E poi per questi signori così eterei ed esclusivi, elegantemente disinteressati alla musica ... era meglio forse convocare artisti più adatti: che so... genere Julio Iglesias (che, m'inchino, è bravissimo nel suo genere).

Insomma è stato anche il mix a non funzionare. Ha dato vita ad un cocktail dinamitico e fuori luogo.

Suggerisco ai proprietari del locale Cala di volpe una previdente programmazione per il futuro: provino ad invitare Eminem  per il Ferragosto 2008E ad alzare il prezzo a ... 1200, ma sì, abbondiamo.

 


Vediamo se j'aregge?  nun j'aregge... (ciao Pietro & company!)

 

postato da: Mariaserena alle ore 12:22 | Link | commenti (5)
categoria:
domenica, 12 agosto 2007
I bambini, i nostri cuccioli da amare senza limiti.piccola a.
 manina
Questa volta sono serissima, e anzi arcigna. Me lo dico da sola, così sgomberiamo il campo.
Prendo spunto dal cosiddetto rogo di Livorno e dalla morte dei piccoli rom.
Ma questa è solo la cosiddetta goccia del vaso troppo pieno.
Troppi, troppo frequenti, troppo impuniti, troppo etichettati come incidenti malaugurati i fatti che colpiscono gravemente i nostri bambini.
E mi limito a un esempio che viene dalla mia esperienza: quella del mondo della scuola.
Tutti gli insegnanti sono chiamati a rispondere dell'incolumità dei loro alunni: dalla scuola materna, fino all'Esame di stato. E se il minimo danno o inconveniente colpisce un alunno mentre si trova sia in classe, sia nei locali scolastici, sia in visita di studio o in gita gli insegnanti sanno bene che sono guai seri. Possono esser chiamati in giudizio, e condannati a pagare pesantemente. Anche se l'alunno è maggiorenne e, in visita di studio fugge di nascosto dall'hotel in piena notte e gli capita di rompersi l'alluce.
Questo nel mondo della scuola è "l'incubo peggiore" che ci perseguita fino alla pensione.
Basta un nonnulla: una spinta per le scale, un compagno troppo esuberante, uno scalino leggermente scheggiato e su cui il fanciullo scivoli: insomma un banale inconveniente che potrebbe accadere anche tra le pareti di casa e l'insegnante finisce nei guai.
I genitori no.
Non sempre le conseguenze della condotta dei genitori sono gravi o mortali; ma i bambini subiscono quotidianamente effetti di comportamenti assurdi e crudeli o incredibili e pericolosi.
Ecco alcuni esempi di ciò che accade impunemente ai bambini:
a) sono lasciati, troppo piccoli, soli in casa
b) parcheggiati nell'auto al sole
c) affidati a personale incompetente
d) babysitterati dalla tv a vedere qualunque schifezza
e) depositati anzitempo davanti alle scuole o ripresi in ritardo e lasciati senza assistenza
f) inadeguatamente nutriti (obesi e con il colesterolo alto, bulimici e anoressici)
g) seduti sulle ginocchia del papà che guida l'automobile (lo usa come airbag di riserva?)
h) sono usati come ricatto tra genitori separati
i) costretti a praticare sport che odiano perchè la famiglia vuole il baby Maradona per casa.
 
E passiamo alle cose più gravi:
a) arrivano a scuola pestati di botte (e negano)
b) sono oggetto di molestie più o meno estreme
c) muoiono annegati per incuria dei genitori che non sanno nemmeno dove i loro figli di dieci undici anni vanno a nuotare
d) sono rapiti perchè non adeguatamente custoditi (la zia cucinava, la nonna dormiva, la mamma era a fare shopping)
e) sono rapiti perchè non sufficientemente difesi (sotto minaccia i genitori cedono il piccolo: provate con una tigre o una gallina, e vediamo se cede)
f) sono coinvolti in incidenti gravi fino alla morte per i più diversi motivi: bombole del gas con bruciatori non sicuri, guida dei genitori in stato di ubriachezza, guida dei genitori sotto effetto di droghe...
g) sono affidati/prestati ad "amici" fingendo di non sapere che li faranno oggetto di violenze
h) sono massacrati di botte e uccisi in casa. Ma i genitori negano e l'opinione pubblica si divide ...?!
 
Se uno solo dei meno gravi dei suddetti comportamenti fosse attribuibile a una maestra o a un insegnante questi sarebbero oggetto di indagini, querele, processi fino al licenziamento e alla galera.
 
Se invece questi o simili  "incidenti" capitano mentre i bambini o i ragazzi sono sotto la tutela dei genitori non accade quasi mai nulla.
Anzi ci sono interviste e ospitate in tv, ci sono commiserazioni, discorsi ai funerali, e imprecazioni contro la mala sorte e affini.
E adesso c'è la tragedia del rogo di Livorno, con i quattro bimbi bruciati vivi .
La procura sostiene che i genitori abbiano commesso una ''gravissima negligenza nella vigilanza dei figli" e dispone il fermo dei genitori (e forse si dovrebbe eseguire il test del dna per verificare la reale paternità dei poveri piccoli).
A sua volta il ministro Amato commenta invece affermando "che si tratta di una tragedia in cui sono morti 4 bambini e che è il frutto del degrado in cui ancora troppe persone vivono nel nostro Paese”.
Mi permetto di dissentire  con il Ministro Amato; il degrado c'è; ma c'era anche prima che i piccoli bruciassero vivi, ed era ed è sotto gli occhi di tutti; ma, in casi simili, chi denuncia passa per razzista. Invece anche le gatte randagie proteggono i loro cuccioli, perchè gli umani non ci riescono o non ci riescono più?
E perchè i molti altri casi di "incidenti" subiti dai nostri bambini tra le pareti di casa, o in auto, o presso "amici", o in situazioni diverse e varie... vanno ad aggiungersi alla lunga e impunita serie delle fatalità e delle disgrazie imprevedibili?
  
postato da: Mariaserena alle ore 23:30 | Link | commenti (1)
categoria:pensieri, riflessioni, bambini, riflessione, diritti infanzia
domenica, 12 agosto 2007

Per chi ha voglia di leggere una storia vera, mai raccontata, e solo un poco modificata

Un dopo-esami di Profi
triciclo 
Il ronzio del telefono la scosse ma cercò di ignorarlo.
Non le andava, non voleva proprio rispondere e cercava di ignorare quel del telefono che friniva soffocati stridii di imprecisabile provenienza. Gli esami di stato erano finiti da meno di ventiquattrore e le sembravano giustamente conclusi e accantonati. La scuola è un organismo lento e arcaico da bradipo, pensava, possiede la felice proprietà di archiviare inesorabilmente il presente e di esorcizzare il futuro settembre come un’era geologica a venire minacciata da spiritate cassandre, ma cui si può fare a meno di pensare.
"Gli esami sono finiti e i colleghi sono lontani dalla mia stanza/ e tutti gli alunni ce l'hanno fatta a passare l'esami/ adesso mi posso riposare/ e lasciare da parte i problemi/ ... e dormire fino a domani..." canterellava sottovoce storpiando senza pietà la bella canzone di Venditti che i suoi ragazzi avevano scelto come inno di fine anno.
Questi erano i pensieri in libertà di Profi, immersa nella modalità di ricreazione personale e meritata.
ESAMI 029
Quando andrò in pensione, si diceva, non sentirò tanto la nostalgia dell'inizio dell'anno scolastico quanto, semmai, dell'ultimo giorno di scuola che mi dà sempre, la stessa sensazione di fuga felice, come quando ancora andavo alle elementari.
Era tranquilla e, sperando di non essere udita, continuava ad accennare altre più vecchie canzoni ".. non cambiare, stessa spiaggia stesso mare... je vois la vie en rose, il est entré dans mon cœur, une part de bonheur..." salticchiando dall'una all'altra senza nessun nesso "... quando vien la sera...! love love me do ... il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me".
 
La giornata era calda e invadeva tutti i pori della pelle; la luce bianca entrava dalla finestra e lei guardava il cielo; quasi si aspettava di veder ronzare uno di quegli scoppiettanti aeroplanini ad elica che solcavano il cielo della Romagna e che, bambina, vedeva rombare sulla spiaggia del mare di Cattolica con lo striscione pubblicitario AMBRA SOLARE o CAMPARI SODA lasciando una scia di fumo e una pioggia di volantini pubblicitari : "Questa sera gran galà al Dancing Verde Luna di Riccione, la Perla dell'Adriatico, spettacolo con ballo!"
 
 
Profi si adagiava dunque nei ricordi, nelle ferie e nel suo mondo privato.
 
In realtà, al momento, la sua casa non era particolarmente conveniente all'intimità domestica, visto che vi scorazzavano da vari giorni gli elettricisti, i muratori nonché un paio di energumeni, senza precisa qualifica, che sembravano sbarcati dal Caine e davano continuamente ordini: "Me serve ‘na scala più corta", "Ma non c’è l'ha un avvitatore? a questo se so' esaurite le pile", "… Signora! la chiave della cantina: subito però!","Aho! Qui stacco tutto: smorzate i computer. Adesso levo l’antenna della televisione e tra dieci minuti isoliamo er telefono", "E st’armadio? Qui m’empiccia! ‘o dovete spostà."
Per di più gli invasori sciamavano invadendo tutti gli spazi, compreso il bagno che era riservato ai loro abiti, le scarpe e gli attrezzi. Sul letto, nonostante un patetico tentativo di protezione con un telo di plastica, planavano quotidiane dosi di farinosi calcinacci; il frigorifero era stato sloggiato dietro al tavolo del soggiorno, insieme alla lavastoviglie e le sedie di casa prendevano aria buona sul balcone.
Profi sopportava il disagio dei lavori indispensabili alla sua casa, un’abitazione un po’ vecchiotta e da rinnovare, ma che lei considerava la tana migliore che avesse avuto, anche se aveva sperato di evitarlo con la scappatoia degli esami. Un po’ di pazienza ancora per qualche giorno, si diceva, e alla fine tutto si sistemerà.
 
Decise che quello che continuava a suonare era probabilmente il cellulare di uno dei muratori e con un libro in mano, rincantucciata nella vecchia sdraio scovata in ripostiglio e spostata in angolo provvisoriamente disponibile, si ripeteva cantilene di formule rassicuranti.
Eccomi a casa, e non a fare esami in aula afosa e poco pulita, in ostaggio dei colleghi, costretta a discutere su tutto, a sopportare le solite spiritosaggini sfiancanti, a subire critiche indirette e frecciatine maligne; a casa mia, e non a sudare seduta di sghembo su una di quella specie di sedie ondeggianti con le gambette metalliche tutte storte e il sedile di compensato scheggiato che si aggrappa ai sottili abiti estivi (vestimenti leggieri…freschi pensieri).
 
Nel soggiorno, traumatizzato dall’invasione, le poltrone erano affastellate sottosopra sul divano e di là gemevano rassegnate, formando una sorta di intreccio purgatoriale su cui era stato ammucchiato di tutto: i quadri, i fustini dei detersivi, gli attrezzi di cucina, gli ombrelli e altri oggetti che impicciavano.
Le sue care ceramiche erano state sfrattate senza un perché, e collocate in bilico sul televisore, un recente sony stereofonico con ricevitore satellitare acquistato a rate grazie ad una lacerazione non proprio indolore per la carta di credito.
Non devo fare la difficile, si pensava lei; questi sono giovanotti che sudano, lavorano e hanno bisogno di spazio per procedere più velocemente.
Chiederò al portiere di scusarmi con i vicini nevrotizzati dal ringhiare dei trapani elettrici che imperversavano sbrindellando la loro quiete signorile di impiegati di banca in pensione.
Non sarebbe stato facile, ma comunque meno arduo che convincere il collega Magliapesante a non sbraitarle nelle orecchie investendola di umidi afrori.
D'altronde, anche se un po’ formali e impettiti, i condomini erano soltanto compiti cittadini e regolari esseri umani, e non entità diffidenti e minacciose come la collega Sonaglini, allestita in frusciante di chiffon sintetico fosforescente,  e decisa a ribattere, ritorcere puntualizzare, svellere e sbriciolare ogni umana forma di possibile dialogo.
Certamente tutto il palazzo avrebbe sospirato di giustificato sollievo quando gli eterogenei mobili di Profi, ora parcheggiati sul pianerottolo con un effetto davvero imperdibile: tra pop art, Duchamp e mercatino dell'usato,  fossero tornati a cuccia dentro casa.
Le sembrava che lo squillo insistesse a interrompere i suoi pensieri: “Aho'! non risponde? Guardi che 'o devo stacca'; ma che fa, signora? Non ce sente?”.
 
Non mi va di rispondere.. ma dovrei farlo, ecco ora mi alzo e vado  pensò rassegnata, ma rallentando i movimenti nella speranza che smettesse da solo. Svogliatamente mosse solo un braccio.
“Professoressa è lei? Le passo il Preside” annunciava la voce inquietante di Valentina, che di solito le dava del tu chiamandola sbrigativamente solo per cognome.
“E...? No, guarda Valentina, non me lo passare proprio e poi perché?”
“Glielo passo professoressa… attenda in linea!”
Mmm… pensò tra sé, e ora che vuole questo; però si comportò come se stesse rispondendo a una telefonata attesa e gradita e ascoltò la voce stridula:
“Professoressa!”
 “Salve Preside! Come sta?”, rispose tentando una tonalità di cinguettio frizzantino. “Che succede di nuovo? Ci siamo salutati solo ieri! Non me lo dica, lasci che indovini: ci siamo dimenticati la solita firmetta sull'incarto sigillato del plico degli esami…”
“Professoressa! Deve venire subito qui.”
“Via Preside, sta scherzando vero?”
“Professoressa!” (e dai!) “Ho davanti a me il Presidente di Commissione”
“E..?”
“Professoressa, ascolti bene. Stanotte Qualcuno…” (le maiuscole, non chieste dall’ortografia, ma chiaramente intelligibili, si percepivano nettamente, tutte sottolineate dallo scandire forzato e chioccio della voce del DS che sembrava stesse dettando un verbale). “ha forzato l’Aula della Terza Commissione e compiuto atti di vandalismo. L’armadio degli Atti non risulta aperto, ma i muri sono stati imbrattati da disegni osceni e scritte con insulti ai professori; sono stati sicuramente i Suoi Alunni! Lei, che è di lettere, ne riconoscerà le grafie, altrimenti il Presidente chiederà una perizia calligrafica…”
 
L’atteggiamento vacanziero ed ottimistico che Profi si era concessa, subì una scossa violenta e definitiva. 
Le mancò il respiro, e si sentì come se le fossero caduti addosso, tutti insieme, i 5346 litri di liquido che uno dei canadair, in quel luglio arroventato in azione sui litorali infestati dagli incendiari, è agevolmente in grado di rovesciare in 12 secondi.
Annaspava, cercando di immettere dell’aria dove più era utile per il suo svuotato organismo, ma il DS proseguiva inesorabile: “Professoressa! Ha capito? Il Presidente, vuole chiamare i Carabinieri; è una cosa seria.”
Profi farfugliò in apnea ingarbugliate sillabe dislessiche , “ma, ma, ma ...”
La voce sempre più alta incalzava: "Lei sa come me, professoressa, non è vero, certo che lo sa, quanto sono importanti gli Atti degli Esami di Stato e quanto sia stato grave entrare nell'Aula in cui sono custoditi. Il Presidente intende annullare gli esami"
 
La sensazione che qualcosa stesse cadendole addosso travolgendola e strappandola via non si allentava e in realtà già tutto le stava sfuggendo: non sentiva più la cornetta del telefono tra le dita inerti, il labbro inferiore cadeva in giù verso il mento, le spalle si appoggiavano alla parete devastata dalle nuove tracce per i cavi elettrici; Profi percepiva di scivolare tutta in giù, con la schiena slittante lungo il muro, mentre lasciava una scia sulla polvere recente. Si trovò seduta per terra (e dove sennò, le sedie erano in villeggiatura sul balcone), le gambe flesse, sui calcinacci e i cavi elettrici, con i muratori che in un continuo andirivieni passavano, tra aromi agliacei e d’altro tipo, scavalcandola: "a signò, già sta casa è un macello co’ tutti sti impicci e sti libri, noi stamo a lavorà, ma se lei nun se scanza…"
 
Si passò lentamente una mano tra i capelli, ritti in capo, avvertendoli come induriti (angoscia? polvere?) e fu assalita da altre percezioni che la incalzavano contemporaneamente. Gli ultimi mesi di scuola, come un caleidoscopio di fotogrammi impazziti, le passarono davanti mentre tentava di formare frasi di risposta al Preside, che le parevano però insufficienti.
La prima reazione era, infatti, stata di totale rifiuto ed incredulità.
Ma cosa sta dicendo il DS? E' come un crudele video-gioco-quiz... devo rispondere Vero/Falso - I miei alunni…No, non può essere, non è vero, dunque è tutto falso. - Mi stanno raccontando una balla, non possono essere stati loro, dunque è falso - Ho fatto molto per questi ragazzi e loro sono tanto cambiati e dunque è falso - Mi vogliono bene, sanno quanto mi dispiacerebbe se facessero una cosa così e quindi non c’e niente di vero. Falso, falso , falso...
Profi  si dispose dunque a negare comunque.
Inoltre, pur stordita dello shock, era indignata per quel modo di apostrofarla: “… i Suoi alunni…”, usato, come al solito, per marcare solo le critiche non soltanto dal Dirigente, ma anche da colleghi e bidelli,  e che in automatico la faceva passare, senza nessuna mediazione, dalla loro parte.
 
Mentre pensava ad una via di uscita, Profi cercava di reagire il più velocemente possibile.
Strappata dalla modalità inerte in cui si era finalmente adagiata come in un porto sicuro, si sentiva nuovamente assediata da un’ansia violenta da cui, solo pochi istanti prima, era certa di essersi messa in salvo.
Tentava di riorganizzare i suoi pensieri per ritrovare se stessa, ma la marea ostile incombeva soffocandola, come una vortice polveroso e asfissiante.
Si affannava a riordinare in fretta i pensieri in una lotta quasi fisica affrontando un confronto di logiche opposte.
Certo di averla colpita, il Preside dava per scontata la sua sottomissione e lei, intuendolo, cercava di guadagnare un po' di tempo per ragionare, e nel frattempo la voce al telefono proseguiva, parlava, ordinava, ma per il momento sembrava non aspettasse risposta
 
Senza ammetterlo Profi aveva atteso, per tre anni, il momento in cui, concluso il suo lavoro, avrebbe potuto tagliare il legame, stabilito all’inizio per stringente senso del dovere, ma poi coltivato con curiosità, interesse e partecipazione crescenti, con i suoi studenti. Vi si era dedicata, sospesa tra sfida e caparbietà, fino a provare una sorta di senso di colpa nei confronti dei colleghi, e di tutti quelli che continuavano a chiamarli sfaticati, arroganti, teppisti o anche peggio ed imputavano lei di complicità trasgressiva.
Era stata presuntuosa? Qualcuno lo aveva insinuato: chi si credeva di essere per pensare di riuscire a modificare ad educare quella sorta di scialuppa d’appestati? Tagliare, potare e bocciare…  la sola ricetta per sopravvivere affermavano i portatori di sane certezze pedagogiche.. 
Invece lei aveva analizzato la situazione con la pazienza cocciuta di una merlettaia di tombolo: i fili, i fuselli gli intrecci, il disegno complesso da realizzare era là, si poteva vedere in controluce; tutti gli altri avrebbero potuto vederlo solo avessero cercato; come aveva cercato lei.
Sorretta da una congenita allergia per gli schematismi e da un essenziale e ostinato senso pedagogico si era persuasa che l’insofferenza verso le regole, l’incoerenza, la brutalità dei comportamenti, le provocazioni ossessive di quella classe fossero in realtà una specie di spessa crosta, complessa e stratificata; un abito per mostrarsi o apparire; un modo di venire alla luce senza confessarsi troppo; ma che sotto ci fosse dell’altro e non necessariamente di meglio.
E infatti c’era altro: problemi e disagi, diffidenza e degrado, ma anche intelligenza, sentimenti e creatività che molti non avevano voluto vedere.
 
Riviveva un film vorticoso che la trascinava in fuga verso il passato: facce, suoni, situazioni, luci, odori istantaneamente affastellati; e, minuto per minuto, le lunghe ore di lezione; in particolare i giorni in cui aveva deciso di sintonizzarsi su loro per iniziare una lunga partita senza barare, anche soltanto per attrarli ad un dialogo onesto con lei. Flash dei consigli di classe (professoressa solo lei ci ha difeso!) in cui Sonaglini e La Guardia l'accusavano di paternalismo, di lassismo, in cui perfino il collega Trotta, di Educazione Fisica, affermava che non c'erano voti abbastanza bassi per loro, e il collega Animamia la raggelava, sprezzante verso i suoi tentativi di analisi. E ancora, il sarcasmo dei bidelli arroganti solo con lei: "Professoressa venga a vedè come hanno ridotto l'aula, è un porcile, 'no schifo, gliela faccia pulì a loro, noi non lo facciamo". "Il corso A telematico?  quelli non ce provate proprio a mandarli ar piano mio... nun li vojo manco vede." Per non parlare dei colleghi "Ma come mai la tua classe si comporta così? hanno problemi?"
Dimostrare che con loro si poteva far scuola era stata la sua sfida; una sfida che pensava di aver sostenuto forse spirito di contraddizione, ma anche con serietà e slancio e senza compromessi.
Non le importava di aver vinto (e contro chi, poi, avrebbe vinto?); al contrario le importava spasmodicamente d'essere riuscita a stabilire attenzione e comunicazione, interesse e fiducia reciproci.
Quella connessione era stata la chiave volta.
Erano ancora una terza, quando aveva definitivamente deciso che quella sarebbe stata davvero la sua classe. Il mercoledì precedente l'inizio delle vacanze di Pasqua, presa da un'irrazionale impulso, aveva comprato un grande uovo di cioccolato. L'aveva portato in classe, nascosto nella sua solita informe cartella e aveva annunciato: "Ho una cosa per voi, ve la darò alla fine della lezione se vi comportate bene". Avevano accettato il gioco; la seduzione del gioco era un meccanismo infallibile con loro. Pochi minuti prima del suono della campanella tutti stavano ancora seduti nei banchi e lei aveva aperto piano la borsa. L'incarto metallizzato e lucido dell'uovo aveva crepitato e subito Daniele, che aveva intuito, strillava: "A regà, nun ce posso crede! ci ha portato l'uovo di Pasqua!"
Urla selvagge si erano sfrenate: Profi non le aveva ascoltate, ma aveva guardato dentro ai loro occhi: accesi, raggianti, da ragazzini... poi il sempre affamato Adriano era volato per primo verso la cattedra con la mano protesa, l'aveva sbattuta, violento, frantumando la cioccolata ne aveva preso il pezzo più grande ficcandoselo tutto in bocca; in due secondi non c'era nemmeno più il profumo di cacao nell'aria. Ma tutti sorridevano, compresa lei, perchè Riccardino (soprannominato tongola, roncola, pingola, tingola, fringola,vongola) aveva protestato: "Non ne avete lasciato neanche un po' alla prof!" e gli altri si erano, un pochino, imbarazzati tanto che qualche mano si era aperta offrendole le briciole quasi sciolte. PhotoPC Friday, December 06, 2002 1256 PM 24
Sì, quella volta Profi, rinunciando a capirsi, aveva sentito il suo cuore frullare contento.
Eppure, già molto prima di entrare in quella così particolare classe, era consapevole che con i ragazzi, e con gli studenti in particolare, non si va a stabilire un legame senza tempo.
L’attrattiva e il fascino del suo lavoro, nel quale lei nascondeva la sua antica vocazione ad incidere l’indifferenza e scalfire l’ignoranza, erano proprio l’instabilità, le scadenze che arrivano troppo presto o troppo tardi, la consapevolezza di dover ottenere risultati complessi, ma con margini definiti. Tutto questo lavorando senza rete e senza trucchi, altrimenti non ci sarebbe stato, per lei, altro che la frustrazione del rinnegare se stessa.   
Dunque proprio in quel groviglio, quasi inestricabile, di adolescenti barbari e strafottenti, indifferenti ed emotivi, Profi aveva creduto di riconoscere una realtà emblematica, anche se selvaggia, che l’aveva irretita: se riesco con loro, aveva spericolatamente pensato, anche tutto il prima e tutto il dopo avranno un significato.
E loro l’avevano riconosciuta.
 
Era stato tuttavia essenziale che nel patto instaurato con i ragazzi, fossero chiari quei confini e quelle scadenze; e imprescindibile che l’insegnamento non potesse durare più a lungo per non degenerare nell’inutile fallimentare fatica di un'insalata di vani tentativi e sentimenti stonati.
Il passaggio dei ragazzi nella scuola ha un senso proprio in quanto movimento verso il mondo. 
Aveva perciò lavorato, ma nello stesso tempo atteso e desiderato il momento in cui sarebbe stato possibile e naturale non soltanto troncare quel legame per separarsene con sollievo, quanto alleggerirlo dalle responsabilità didattiche e lasciare che, concluse quelle, si trasformasse, per chi tra i suoi ragazzi l’avesse spontaneamente voluto, in qualcosa di diverso: senso di liberazione, nostalgia, voglia di crescere, emancipazione o miscuglio di sentimenti liberamente associati.
Ed era sicura che lei se ne sarebbe arricchita: in fantasia e leggerezza, ironia e gratificazione.
 
Invece quella mattina, nel caos della sua casa sottosopra, la voce nella cornetta sempre strepitante, si sentiva investita da un’aggressione inaspettata e ingiusta e trovava priva di senso e di logica l'imposizione del processo sommario decisa dal Preside: è successo, so chi è stato, lei deve intervenire.
 
Profi individuava in sé due stati d’animo prevalenti che, intrecciati tra loro, assorbivano le sue capacità di reazione.
Il primo era il fastidio. Il secondo era il rifiuto.
Fastidio per l’approssimazione, l’inadeguatezza, la presunzione con cui i due dirigenti in causa, Preside e Presidente, stavano gestendo l'accaduto.
Durante gli esami, ad esempio, chiunque avrebbe potuto notare che alle Commissioni erano state consegnate le chiavi delle aule senza cambiarne le serrature.
Era stata una leggerezza che le aveva dato da pensare perchè come ogni anno, all'inizio delle lezioni, a ciascuna classe erano state assegnate due copie delle chiavi dell'aula in modo da poterla chiudere, senza scomodare i bidelli, e non lasciare oggetti, cellulari o denaro incustoditi quando i ragazzi fossero andati nei laboratori o nelle palestre. Ovviamente le due copie di chiavi potevano esser diventate quattro, sei o anche di più per evitare di rimanere senza le chiavi se i responsabili della classe si fossero assentati; perciò anche se le due chiavi iniziali erano certamente state restituite, esistevano altre copie di proprietà non più identificabile. E nessuno se ne era curato.
 
Ma lei sentiva anche un rifiuto istintivo, della lacerazione che il fatto denunciato, avrebbe causato nel consolidato agglomerato di sentimenti ed esperienze che pensava di aver stabilito con i ragazzi.
Un rifiuto, totale, sordo, categorico.
 
Invece di reagire, replicando, alle affermazioni univoche che provenivano dal telefono (ma perché, poi, dopo aver praticamente impedito qualsiasi attività in casa, gli elettricisti avevano lasciato in funzione proprio il telefono e non lo avevano isolato subito quella mattina…) tentava di interpretare la realtà da altri punti di vista e di trovarne le altre possibili spiegazioni.
Silenziosamente, si dava una serie di prescrizioni: concentrati sul presente, non divagare, risolvi questa situazione, devi uscirne; ma allo stesso tempo, demoralizzata e sempre più frenetica pensava cose senza senso: sono iniziate le vacanze, dovrò chiedere a Mailin di venire a pulire quando gli elettricisti se ne andranno; questa è solo una telefonata e quando attaccherò sarà tutto finito; ma che vuole da me questo Presidente che fino a ieri nemmeno mi salutava?
 
E nella contorta ramificazione emotiva generata dalla faccenda in atto, sentiva introdursi nel suo animo un'ulteriore afflizione, perchè sulla gerarchia tra esseri umani in generale, sui Dirigenti scolastici in senso lato, e sui Presidenti di Commissione in particolare, l’anima democratica di Profi aveva le sue belle perplessità da risolvere.
Probabilmente non era quello il momento di affrontare una questione da massimi sistemi, tuttavia la sua impaziente voglia di giustizia non riusciva a sottrarsi alla questione particolare. Chi, come, perchè, con quali titoli e preparazione si è nominati "Presidente", carica peraltro da sempre piuttosto ambita e richiesta.
Con i precedenti ordinamenti degli Esami di Maturità lei stessa, senza rimpianti o rimorsi, aveva accettato più volte la nomina a Presidente.
In quelle occasioni si era preparata e aveva studiato la normativa fino a saperla a memoria e risolto, così riteneva, quello che c’era da risolvere. Se qualcosa le era sfuggito era però certa di evitato di snaturare un incarico serio e di averlo svolto con attenzione ed equilibrio e non con impersonale freddezza burocratica.
Invece il Presidente nominato nella sua scuola si era dimostrato un rigido esecutore di formalità, non aveva seguito né ascoltato nemmeno un esame, aveva ratificato i risultati impugnando la calcolatrice e distribuito schemi di verbali fotocopiati... insomma uno spento, ma puntiglioso travet imprestato dall'Educazione Fisica alla Dirigenza degli Esami di Stato.
Nell’alienazione provocata dalla telefonata che stava ascoltando, pur abbattuta dallo sdoppiamento e triplicamento delle sue reazioni in apnea cerebrale, Profi non riusciva a far tacere il suo personale eccepire.
Assediata dal vorticare di polvere, da calcinacci e oggetti fuori posto, da odori di presenze invadenti e da fili elettrici che schioccavano, da trapani incessanti che percuotevano e foravano, lei si appigliava faticosamente alle sue logiche sbrindellate dall'incertezza.
 
Reimpostava la mente e finalmente decise: se come affermavano Preside e Presidente, qualcuno si era davvero introdotto a scuola aprendo la porta dell'aula della Terza Commissione, che doveva essere chiusa e sigillata, nonché custodita con la dovuta attenzione allora c’erano ovviamente dei colpevoli che avevano commesso il fatto; ma senza dubbio c’era anche chi non aveva prestato sufficiente attenzione e scrupolo al suo lavoro, chi non aveva dato disposizioni adeguate al personale, chi si era comportato con leggerezza mostrandosi sottodimensionato rispetto all’incarico assunto.
E il Presidente non poteva permettersi di cavarsela scaricando accuse su altri, invocando Polizia e Carabinieri, né tanto meno di chiamando Ispezioni o millantando che avrebbe annullato gli esami, come stava divertendosi a minacciare. Avrebbe dovuto invece prendersi una generosa dose di Valium, o di un'altra benzodiazepina a sua scelta,  e cominciare a pensare nell’ordine a: dove aveva sbagliato, far meno chiasso possibile, rimediare e risolvere i suoi errori.
Troncare e sopire.
Si doveva trattare solo di un equivoco. Ed avrebbero fatto il loro bene a persuadendosene anche i dirigenti responsabili: Preside e Presidente
 
Se invece avesse subito le istruzioni dei due incapaci dirigenti avrebbe dovuto affrontare la folla dei tanti episodi, piccoli o no, che tornavano verso di lei e nessuno dei quali era disposta a smentire né a cedere né a dimenticare strappandoseli dal cuore, in cambio di una esordiente estraneità, di un atto di mediazione o di un compromesso.
 
Ecco farò proprio così, concluse finalmente profi; risponderò, come sempre, quello che penso. Sarò cortese, ma formale e dirò: “Non vengo Preside, e anche volendo non potrei allontanarmi da casa."
 
 
L'ordine perentorio arrivò e fu dato in forma di domanda: “Dunque che fa Professoressa? Non viene?”
E, felice di avere preparato una risposta disubbidiente, ma credibile lei replicò: “Non vengo Preside, e anche volendo non potrei allontanarmi da casa su due piedi; ho gli operai in casa ed, essendo iniziate le mie ferie, ho dato la mia disponibilità ad essere presente per i lavori.”
 
"Gli esami sono finiti e i colleghi sono lontani dalla mia stanza/ e tutti gli alunni ce l'hanno fatta a passare l'esami/ adesso mi posso riposare/ e lasciare da parte i problemi/ ... e dormire fino a domani../. Ma come fanno i professori di Educazione Fisica con la camicia a quadrettini a diventare Presidenti..."
 
Colse voci che sbraitava in romano-rumeno:
"Ho capito... sta casa caciara: marito escito, fija nun sta qui mai, e questa abbioccata...".
"Statte zitto mo' ce parlo io: A signo' ma che dorme?! facci quarcosa! Che je prende? rispondo io?"
Profi cercava di aprire gli occhi e di rispondere, alla fine tirò fuori un po' di voce,  alla meglio, e: "No, no, non serve. Anzi lo stacchi, lo stacchi pure quel telefono, non aspetto nessuna chiamata...proprio ... nessuna". E sbadigliò soddisfatta.
 
No, proprio non voleva, non le andava per niente di rispondere al telefono... le vacanze erano iniziate, e non si poteva mai sapere...
 
 
postato da: Mariaserena alle ore 13:28 | Link | commenti (3)
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