probi e austeri vs brutti e cattivi ?
Il lavoro stanca, e non sempre gratifica. O bisogna avere abbastanza pazienza, una pazienza cinese che provi piacere di sé.
E, in questo caso, i risultati sono meno importanti della fatica.
E il costruire diventa rischiare e giocare.
Li guardo negli occhi dove continuo a leggere ... l'attesa, o anche la noia e la diffidenza.
Quest'anno voglio scrivere di loro, avevo detto a una "collega" che si era messa subito a ridere, di un riso un po' amaro.
Scrivere? E che si può dire del...nulla? Mi ha risposto.
(Ecco gli effetti del pensiero democratico-liberista ..., certo sugli studenti del Liceo G.Cesare o del Tasso da scrivere c'è.. sempre...)
E, nello stesso istante, ho capito che avevo già incominciato il mio giocare attendista, da osservatrice di microfauna, e ho pensato che chiunque può scrivere di persone vivaci, originali e divertenti, ma il bello è riuscire a scrivere quando non si trova nulla elogiativo e provocatorio da dire.
Si può, ho poi rimuginato tra me un po' infelice, ma determinata; forse si può, come si può parlare di forme che appaiono senza colori e a mala pena sbozzate da grigi e da neri. Ma non lo sono.
Nella memoria ho tanti Consigli di classe; e mi sembra di ricordare una per una le ore ed ore di contese senza speranza, tra livori mai metabolizzati e contrasti insanabili nel profondo. I Consigli di classe vanno verbalizzati e tutti i professori vogliono parlare, e magari pretendono di avere più ragioni degli altri da esporre, invece nessuno ha voglia di scrivere. Tocca dunque sempre a me, anche perchè sono la prima a cedere di fronte all'ottuso ed vile rifiutarsi (senza vergogna, nemmeno per salvare la faccia in presenza di qualche attonito genitore) e ancora una volta dovrò ridurre e trascrivere tutto quanto viene detto, nella redazione piatta e incolore del Verbale della Seduta.
- Mi hanno delusa -, esordisce prendendo la parola la collega Sonaglini, -mi aspettavo di più-.
- Peccato per quelli che vorrebbero fare -, la segue, come pedinandone il querulo sospiro, il collega Magliapesante, - ma sono disturbati dagli altri, e non si riesce a fare lezione - .
- Infatti, quel gruppetto di ragazze studiose su cui avevo fatto conto - aggiunge lei, -si è demoralizzato per colpa dei soliti maschi volgari e aggressivi. -
- Questi qui sono peggio, ma molto peggio, di quelli dell'anno scorso -, soggiunge la collega Armerina. - Almeno quelli sapevano quando fermarsi...-
(Dice così perchè non li conosceva poi fino in fondo; quei miei ragazzi non si fermavano di fronte a nulla, semmai patteggiavano come mercanti levantini, deviavano di fronte agli ostacoli, scavalcavano muretti, violavano porte... ma fermarsi no; non era nelle loro abitudini).
- Chiedono sempre di uscire - aggiunge Sonaglini - e ieri, durante il compito in classe di Informatica, qualcuno, con una scusa, se ne è addirittura andato. Chi copiava l'ho messo vicino a me alla cattedra, però si lamentava che lo spazio era piccolo e l'ho fatto sedere al mio posto, e poi c'erano i quelli che non capivano nemmeno il testo e disturbavano, parlavano a voce alta, tiravano le bucce delle arance alle compagne..."
- Se volete ascoltare me - interloquisce il vicepreside/vicario - Vi trovo io la soluzione; io li spezzo; a me questi qui mi fanno un baffo! - (ma è nuova 'sta frase?)
- Possiamo decidere dei provvedimenti come Consiglio di classe... lo sapete, no? il Consiglio di classe è sovrano...- (misericordia, riciccia pure il Consiglio sovrano, gemo mentalmente). E dobbiamo dare dei segnali: per esempio possiamo abbassare di tre punti il voto del primo quadrimestre e poi non ammetterli all'Esame! -
- Ma se hanno già due!- osserva la prof di Mate
- Non importa: gli mettiamo meno 1, voto negativo, e poi cinque in condotta!"
- Ma il voto di condotta non può modificare il voto di profitto! sono due valutazioni separate! - protesta ancora la prof di Mate
-E chi se ne importa; loro non lo sanno! e così gli mettiamo paura!- Conclude serissimo il vicepreside/vicario.
Già, la paura; forse è così che loro chiamano l'espressione incolore che sembra noia ed attesa che leggo nei loro occhi: è la paura.
Quelli dell'anno scorso di paure non ne avevano, erano compatti come un pugno chiuso; la classe di quest'anno invece si divide in gruppetti e sottogruppi, e tra loro c'è anche qualche dissidente un po' spia che rifischia alla Sonaglini, e non solo a lei, i fatti, gli antefatti e i misfatti...
***
-P..... non stai seguendo la lezione!-
-Questo nun lo po' di professoressa! Se vole je ripeto parola pe' parola tutto quello che lei ha detto, solo che adesso... devo andà al bagno!-
-P....., ma non è possibile, è solo la prima ora...-
-Vabbè je dico la verità; me devo fumà na sigaretta co' calma, poi rientro subbito -
- Lo sai che ...-
-Lo so, lo so. Jè stò a dì che arivengo subbito.-
La lezione prosegue e continuo a spiegare. Ma ho la mente dissociata, conto i secondi e sto in ansia finchè non rientra. -Ha visto? ma lei ogni volta che sto fori se aggita-
-E se ti ferma il preside? -
- E che me fà a me er preside? Quello a me nun me fà gnente!-
- Può darsi, ma noi abbiamo un Regolamento -
- Ancora co sto regolamento!, nun gliene frega gnente a nessuno de sto regolamento!
- Ma può prendersela con me e allora...-
Mi interrompe violento : - E lei me lo dica a me, se quello je dice quarcosa.. ce penso io!-
Rinuncio; so che non scherza.
***
Prosegue, sovrano (mmmm!), il Consiglio di classe. Le parole si accavallano ormai come un rombo sordo e senza senso: siamo qui dalle più di quattro ore.
Tre classi, tre consigli e dunque tre verbali, quello di quinta è l'ultimo. Fuori è quasi buio, ma fa caldo anche se è già Novembre, e le finestre sono aperte sull'umidiccio imbrunire di viale xxx.
Entra una bidella che ci apostrofa perentoria: - Io alle sette me ne vado e voi dovete uscire -.
La guardano solo occhi spenti. Adesso prendiamo ordini anche dalla bidella penso spazientita, ma decisa a rimanere zitta, infatti nessun altro le risponde.
- Allora alle sette ...- lei insiste.
Il vicepreside/vicario prende in mano la situazione: - Va bene, alle sette finiamo - risponde quasi manageriale.
- Allora intanto cominciate a chiudermi le finestre! - Conclude quella sempre più insolente, ancor più ruvida e sgraziata, e si ferma a verificare che l'ordine venga eseguito.
Finalmente se ne va.
Parole frammentate e innervosite, gruppetti sfiniti che parlottano, e io che scrivo l'insulso Verbale ... "Oggi ... si riunisce il consiglio di classe della Quinta A telematico per discutere... sono presenti i professori.... si esamina l'ordine del giorno... Il primo punto è l'andamento didattico-disciplinare della classe che, affermano alcuni docenti, non ha fatto registrare miglioramenti. Si rilevano infatti, anche rispetto agli anni passati, un progressivo peggioramento nel rendimento (rendimento? ma che sto scrivendo? che orrore...) di alcuni studenti che hanno fatto registrare (fatto registrare?? che brutto burocratichese...) un calo progressivo sia dell'impegno sia dell'interesse..."
Scrivo automaticamente senza concentrarmi, nella mente ho altri pensieri.
-Me sò arzato stammattina - risponde P..... al mio ennesimo richiamo - e me rodeva, me rodeva troppo... poi ho pensato: che me frega mo' vado a scola , poi oggi pommeriggio gioco a pallone, poi vado in bisca e stasera co' l'amici vado ad Ariccia a magnà e beve; così non me rodeva più e ho svortato la giornata, me s'è illuminata.-
Ma se lei ce l'ha co' me e nun me vole vedè...-
Io non so che dirgli, mi muoiono, già nella mente, le parole. Avevo cominciato a parlargli perchè stava con la testa china sul banco, la fronte appoggiata alle mani e respirava roco, come se dormisse.
E mi ero limitata a chiamarlo per nome dalla cattedra:
- P....., mi ascolti? -
Ma, se avessi agito spontaneamente, gli avrei invece messo una mano sui capelli ruvidi e rasati per trasmettergli il senso del mio interesse verso di lui, della mia inquietudine nel vederlo così.
Invece gli dico:
-Come stai? Ma non lo vedi che stai male? Che hai fatto, perchè ti rovini così?-
***
Continuo a redigere l'ottuso Verbale che riferisce ciò che viene detto, ma non significa niente.
"Il Consiglio di classe discute sulle attività didattiche e valuta la possibilità di condurre la classe in visita di istruzione all'estero per quattro giorni". Mentre scrivo mi chiedo: ma chi se le prenderà, quest'anno che io e la prof di Mate non ci siamo proposte, la responsabilità e la fatica di portare in viaggio questi nuovi barbari?
- Possiamo benissimo non concederla la gita!-
Afferma qualcuno trionfante d'autorità a buon mercato.
Bella soluzione, penso sempre più innervosita e insofferente. Ecco la nuova eccitante aurora didattica, la svolta foriera di radiose speranze educative...(ma inghiotto i discorsi dentro di me) mentre provo un'ulteriore gamma di stati d'animo derivata e deviata dai miei sempre amati poeti: depressione di naufragi, il male di sopportare, ascoltare stanca.
E' così che mi sento.
***
P..... è tornato a scuola a settembre e sembrava che l'estate l'avesse scolorito e stranito.
Pallido, ancora più scarno di quando l'avevamo lasciato a giugno, i capelli ossigenati e rasati sulla testa e lunghi sulla nuca; le sopracciglia, decolorate a segmenti, gli tratteggiavano le orbite, come se apparissero e scomparissero dandogli un'espressione flashata, le spalle curve ma fortemente segnate da muscoli magri e guizzanti coperte dalla maglietta grigia e corta sul bacino, l'elastico delle mutande emergente fuori dai pantaloni a vita bassa; le mani nelle tasche.
Mi ha abbracciato e salutato:
-Ciao pressorè: sò bello?-
- Ma che hai fatto?-
- Pressorè, che te rode? -
- Lo sai che non si parla così a un'insegnante-
- Insomma pressorè io je vojo bbene, ce lo sa. Ma se non je sta bbene, me ne vado..."
E si avviava verso il campetto di erba sintetica della scuola, l'andatura dondolante, il cappuccio della felpa rialzato sulla testa rasata, la faccia che sembra ancora più dura.
Dopo un po' era venuto in classe e aveva ripreso un'aria svagata e quasi allegra.
- Pressorè lo sa che je l'ho giurata, lo sa che quest'anno lo faccio!-
-Che mi avresti giurato P.....?-
Lui sorride (era ora..) gli occhi grigioazzurri lampeggiano sotto le sopracciglia flashate, la bocca scopre i denti irregolari incurvandosi sui lati:
- J'ho giurato che, de sopresa, la devo prende 'n braccio!-
Mentre mi coglie una crisi di panico (è capacissimo di farlo), cerco di farmi venire un'idea per disinnescare le sue intenzioni, ma gli argomenti sarebbero sempre i soliti (se ci provi ti faccio sospendere, ti faccio bocciare, guarda che stavolta me la paghi... ) perciò gli dico seria seria -Mi potrei anche far male! potrei cadere!-
-E perchè? che cià paura? io mi' madre la alzo sempre...-
***
Nell'auletta grigia, ormai umida e maleodorante, con i banchi e le sedie zoppicanti e con i muri scarabocchiati, gli altri professori parlano scuotendo e la testa e storcendo le labbra con aria schifata, seduta vicino a me c'è la prof di Mate, che cerca un'inutile mediazione con il vicepreside. Io, alle prese con le ultime righe del Verbale, non so più cosa farmene di queste inutili e approssimative parole; se dovessi riportare il significato autentico di quello che viene affermato ci sarebbe da imbarazzarsi.
Se scrivessi, come davvero viene detto, "Non stanno attenti alle lezioni e non riesco a tenerli nell'aula né a far svolgere i compiti in classe", allora non sarebbe il caso di verificare anche il livello di attitudine all'insegnamento dei colleghi e la qualità del loro operato a scuola?
E se scrivo, come alcuni hanno denunciato e sbraitato con sacro zelo, "I ragazzi chiedono continuamente di uscire dall'aula e si recano a fumare, anzi ci sono fondati sospetti che non fumino solo i tabacchi dei Monopoli di Stato..." allora non potrebbe un genitore, un preside, un ispettore chiederci se e come possiamo fondatamente affermare quanto sopra, e se e come e perchè, avendo sospetti e forse prove non denunciamo i fatti?
E se invece verbalizzassi la mia diversa, ma nuda verità: "I ragazzi di questa classe hanno diverse attitudini e capacità, non risultano omogenei per rendimento e concentrazione, né per livello di scolarizzazione, ciononostante seguono solitamente le lezioni e si dedicano allo svolgimento degli esercizi e dei compiti in classe ottenendo risultati diversificati. Le valutazioni in alcuni casi sono insufficienti o scarse, ma in altri buone o ottime", allora non dovrebbe un preside, che fosse tale, chiedersi perchè i ragazzi abbiano comportamenti e rendimenti differenti con differenti insegnanti?
***
- P..... sei in ritardo di mezz'ora. E oggi non ti faccio entrare -
- Allora poso lo zaino e me ne vado-
- Non posi niente, non entri e basta, e non entrano nemmeno Fabio e Alessio, questi ritardi si ripetono e io vi avevo avvertiti -
- Ho capito, oggi je do fastidio.. -
Non è vero, non mi dà fastidio, ma mi esaspera perchè pretende sempre un'attenzione e un ascolto diverso da quello che dedico agli altri.
Si esibisce e mi provoca, non riesce a fare un discorso filato in italiano, incespica sulle frasi, fa fatica a concentrarsi, è agitato e non sa esprimere nemmeno l'amicizia o l'affetto con gentilezza o tenerezza.
Ogni tanto provoca risse, prende a pugni qualcuno e minaccia altri, ma sostiene che lui sa come comportarsi, che se sà regolà.
Ha già vissuto tutta una gamma di esperienze che nessuno vorrebbe potessero accadere ad un ragazzo.
Ha passato notti a bere, fumare e urlare senza dormire e in altre si è buttato in casa di qualche amico, o in una scuola occupata.. E' stato fermato e portato in questura durante un'occupazione. E' manesco anche quando vorrebbe essere affettuoso. Ed ora che è maggiorenne come pagherà, se continuerà così, le sue ricorrenti e violente insofferenze?
***
- Se non c'è accordo - conclude il vicepreside/vicario - Io non posso fare niente. -
Sono quasi sollevata. Meglio così.
Abbiamo finito? Allora chiudiamo il Verbale.
Ma decido di reagire e di verbalizzare a modo mio:
"Considerata l'importanza e l'efficacia didattica dell'esperienza della visita di studio, il Consiglio di classe decide che, qualora gli studenti diano segnali positivi di maggiore responsabilizzazione e impegno nello studio e nella condotta, la classe potrà essere accompagnata in visita di istruzione anche all'estero per la durata di quattro notti e cinque giorni. Letto approvato e sottoscritto il presente la seduta e tolta alle ore 19,15."
Ho, senza avvertire nemmeno i colleghi, aggiustato quando è stato detto per lasciare aperto uno spiraglio.
Una mia quasi impercettibile, per ora, rivalsa: devo scrivere sempre io... e allora perchè no? Perchè verbalizzare solo quello che dicono "loro"?
(Bambini che giocano a pallone a Barcellona)