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Nome: Maria Serena Peterlin
Ascolto, osservo e leggo. Mi interesso di letteratura. Mi occupo di formazione, scuola ed educazione. In questo blog parlo soprattutto di problematiche giovanili e di interessi culturali e questioni di attualità. Pubblico qui i miei scritti, racconti, ricordi, foto e disegni e le mie libere parole.
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sabato, 30 dicembre 2006

io_gialla

Questa specie di sonetto impertinente non è un'aurea produzione poetica.
I poeti sono persone serie, e sono pochissimi.
Questa è solo una piccola esplosione innocua e in versi. Buon Anno....
Dedicata a chi cerca la concertazione e le convergenze anche quando le dissonanze di idee sono inconciliabili, quando la mediazione stona o è solo un imbelle compromesso; dedicata ai fautori del politicamente corretto anche dove la politica non c'entra per niente anzi; dedicata a chi ti chiede "quale è stato il tuo percorso?" ma in realtà si vuole fare gli affari tuoi, e a chi ha paura di pensare, ma finge di riflettere prendendo tempo e riciclando cose altrui.... 
Dedicata infine a chi non ha capito che la critica è lo zucchero del pensiero, non un veleno.

Canzone implicita
 
Canzone implicita, come opinione
nata da un foglio, una penna e l'inchiostro;
la mano scrive con scarsa passione:
soltanto quello che sento vi mostro.
 
Le sensazioni, le idee soggettive
del mio pensiero, che soffre impaziente;
sono su un foglio bianco le righe
che vanno sole: inerti o violente.
 
Segnano un corso, non lasciano tracce
di sguardi e torbidi lampi d'intesa:
come in un campo inutili erbacce,
 
verdi anarchie, noncuranti minacce,
calde nel sole, ma senza difesa.
Follie felici su poche cartacce.


postato da: Mariaserena alle ore 21:47 | Link | commenti
categoria:riflessioni, ricordi, io , note cellulari, mariaserena news, profi
venerdì, 29 dicembre 2006

luce dietro ai monti

postato da: Mariaserena alle ore 23:23 | Link | commenti (1)
categoria:monti sibillini, foto mie foto
venerdì, 29 dicembre 2006
probi e austeri vs brutti e cattivi ?
 
 Il lavoro stanca, e non sempre gratifica. O bisogna avere abbastanza pazienza, una pazienza cinese che provi piacere di sé.
E, in questo caso, i risultati sono meno importanti della fatica.
E il costruire diventa rischiare e giocare.
 
Li guardo negli occhi dove continuo a leggere ... l'attesa, o anche la noia e la diffidenza.
 
Quest'anno voglio scrivere di loro, avevo detto a una "collega" che si era messa subito a ridere, di un riso un po' amaro.
Scrivere? E che si può dire del...nulla? Mi ha risposto.
(Ecco gli effetti del pensiero democratico-liberista ..., certo sugli studenti del Liceo G.Cesare o del Tasso da scrivere c'è.. sempre...)
E, nello stesso istante, ho capito che avevo già incominciato il mio giocare attendista, da osservatrice di microfauna, e ho pensato che chiunque può scrivere di persone vivaci, originali e divertenti, ma il bello è riuscire a scrivere quando non si trova nulla elogiativo e provocatorio da dire.     profi_1           
                                                                                          
Si può, ho poi rimuginato tra me un po' infelice, ma determinata; forse si può, come si può parlare di forme che appaiono senza colori e a mala pena sbozzate da grigi e da neri. Ma non lo sono.
 
Nella memoria ho tanti Consigli di classe; e mi sembra di ricordare una per una le ore ed ore di contese senza speranza, tra livori mai metabolizzati e contrasti insanabili nel profondo. I Consigli di classe vanno verbalizzati e tutti i professori vogliono parlare, e magari pretendono di avere più ragioni degli altri da esporre, invece nessuno ha voglia di scrivere. Tocca dunque sempre a me, anche perchè sono la prima a cedere di fronte all'ottuso ed vile rifiutarsi (senza vergogna, nemmeno per salvare la faccia in presenza di qualche attonito genitore) e ancora una volta dovrò ridurre e trascrivere tutto quanto viene detto, nella redazione piatta e incolore del Verbale della Seduta.
 
- Mi hanno delusa -, esordisce prendendo la parola la collega Sonaglini, -mi aspettavo di più-.
- Peccato per quelli che vorrebbero fare -, la segue, come pedinandone il querulo sospiro, il collega Magliapesante, - ma sono disturbati dagli altri, e non si riesce a fare lezione - .
- Infatti, quel gruppetto di ragazze studiose su cui avevo fatto conto - aggiunge lei, -si è demoralizzato per colpa dei soliti maschi volgari e aggressivi. -
- Questi qui sono peggio, ma molto peggio, di quelli dell'anno scorso -, soggiunge la collega Armerina. - Almeno quelli sapevano quando fermarsi...-
(Dice così perchè non li conosceva poi fino in fondo; quei miei ragazzi non si fermavano di fronte a nulla, semmai patteggiavano come mercanti levantini, deviavano di fronte agli ostacoli, scavalcavano muretti, violavano porte... ma fermarsi no; non era nelle loro abitudini).
- Chiedono sempre di uscire - aggiunge Sonaglini - e ieri, durante il compito in classe di Informatica, qualcuno, con una scusa, se ne è addirittura andato. Chi copiava l'ho messo vicino a me alla cattedra, però si lamentava che lo spazio era piccolo e l'ho fatto sedere al mio posto, e poi c'erano i quelli che non capivano nemmeno il testo e disturbavano, parlavano a voce alta, tiravano le bucce delle arance alle compagne..." 
- Se volete ascoltare me - interloquisce il vicepreside/vicario - Vi trovo io la soluzione; io li spezzo; a me questi qui mi fanno un baffo! - (ma è nuova 'sta frase?)
- Possiamo decidere dei provvedimenti come Consiglio di classe... lo sapete, no? il Consiglio di classe è sovrano...- (misericordia, riciccia pure il Consiglio sovrano, gemo mentalmente). E dobbiamo dare dei segnali: per esempio possiamo abbassare di tre punti il voto del primo quadrimestre e poi non ammetterli all'Esame! -
- Ma se hanno già due!- osserva la prof di Mate
- Non importa: gli mettiamo meno 1, voto negativo, e poi cinque in condotta!"
- Ma il voto di condotta non può modificare il voto di profitto! sono due valutazioni separate! - protesta ancora la prof di Mate
-E chi se ne importa; loro non lo sanno! e così gli mettiamo paura!- Conclude serissimo il vicepreside/vicario.
 
Già, la paura; forse è così che loro chiamano  l'espressione incolore che sembra noia ed attesa che leggo nei loro occhi: è la paura.
Quelli dell'anno scorso di paure non ne avevano, erano compatti come un pugno chiuso; la classe di quest'anno invece si divide in gruppetti e sottogruppi, e tra loro c'è anche qualche dissidente un po' spia che rifischia alla Sonaglini, e non solo a lei, i fatti, gli antefatti e i misfatti...
 
***
-P..... non stai seguendo la lezione!-
-Questo nun lo po' di professoressa! Se vole je ripeto parola pe' parola tutto quello che lei ha detto, solo che adesso... devo andà al bagno!-
-P....., ma non è possibile, è solo la prima ora...-
-Vabbè je dico la verità; me devo fumà na sigaretta co' calma, poi rientro subbito -
- Lo sai che ...-
-Lo so, lo so. Jè stò a dì che arivengo subbito.-
La lezione prosegue e continuo a spiegare. Ma ho la mente dissociata, conto i secondi e sto in ansia finchè non rientra. -Ha visto? ma lei ogni volta che sto fori se aggita-
-E se ti ferma il preside? -
- E che me fà a me er preside? Quello a me nun me fà gnente!-
- Può darsi, ma noi abbiamo un Regolamento -
- Ancora co sto regolamento!, nun gliene frega gnente a nessuno de sto regolamento!
- Ma può prendersela con me e allora...-
Mi interrompe violento : - E lei me lo dica a me, se quello je dice quarcosa.. ce penso io!-
Rinuncio; so che non scherza.   
***
Prosegue, sovrano (mmmm!), il Consiglio di classe. Le parole si accavallano ormai come un rombo sordo e senza senso: siamo qui dalle più di quattro ore.
Tre classi, tre consigli e dunque tre verbali, quello di quinta è l'ultimo. Fuori è quasi buio, ma fa caldo anche se è già Novembre, e le finestre sono aperte sull'umidiccio imbrunire di viale xxx.
Entra una bidella che ci apostrofa perentoria: - Io alle sette me ne vado e voi dovete uscire -.
La guardano solo occhi spenti. Adesso prendiamo ordini anche dalla bidella penso spazientita, ma decisa a rimanere zitta, infatti nessun altro le risponde.
- Allora alle sette ...- lei insiste.
Il vicepreside/vicario prende in mano la situazione: - Va bene, alle sette finiamo - risponde quasi manageriale.
- Allora intanto cominciate a chiudermi le finestre! - Conclude quella sempre più insolente, ancor più ruvida e sgraziata, e si ferma a verificare che l'ordine venga eseguito.
Finalmente se ne va.
 
Parole frammentate e innervosite, gruppetti sfiniti che parlottano, e io che scrivo l'insulso Verbale ... "Oggi ... si riunisce il consiglio di classe della Quinta A telematico per discutere... sono presenti i professori.... si esamina l'ordine del giorno... Il primo punto è l'andamento didattico-disciplinare della classe che, affermano alcuni docenti, non ha fatto registrare miglioramenti. Si rilevano infatti, anche rispetto agli anni passati, un progressivo peggioramento nel rendimento (rendimento? ma che sto scrivendo? che orrore...) di alcuni studenti che hanno fatto registrare (fatto registrare?? che brutto burocratichese...) un calo progressivo sia dell'impegno sia dell'interesse..."
Scrivo automaticamente senza concentrarmi, nella mente ho altri pensieri.
-Me sò arzato stammattina - risponde P..... al mio ennesimo richiamo - e me rodeva, me rodeva troppo... poi ho pensato: che me frega mo' vado a scola , poi oggi pommeriggio gioco a pallone, poi vado in bisca e stasera co' l'amici vado ad Ariccia a magnà e beve; così non me rodeva più e ho svortato la giornata, me s'è illuminata.-
Ma se lei ce l'ha co' me e nun me vole vedè...-
Io non so che dirgli, mi muoiono, già nella mente, le parole. Avevo cominciato a parlargli perchè stava con la testa china sul banco, la fronte appoggiata alle mani e respirava roco, come se dormisse.
E mi ero limitata a chiamarlo per nome dalla cattedra:
- P....., mi ascolti? -
Ma, se avessi agito spontaneamente, gli avrei invece messo una mano sui capelli ruvidi e rasati per trasmettergli il senso del mio interesse verso di lui, della mia inquietudine nel vederlo così.
Invece gli dico:
-Come stai? Ma non lo vedi che stai male? Che hai fatto, perchè ti rovini così?-
 
***
Continuo a redigere l'ottuso Verbale che riferisce ciò che viene detto, ma non significa niente.
 "Il Consiglio di classe discute sulle attività didattiche e valuta la possibilità di condurre la classe in visita di istruzione all'estero per quattro giorni". Mentre scrivo mi chiedo: ma chi se le prenderà, quest'anno che io e la prof di Mate non ci siamo proposte, la responsabilità e la fatica di portare in viaggio questi nuovi barbari?
- Possiamo benissimo non concederla la gita!-
Afferma qualcuno trionfante d'autorità a buon mercato.
Bella soluzione, penso sempre più innervosita e insofferente. Ecco la nuova eccitante aurora didattica, la svolta foriera di radiose speranze educative...(ma inghiotto i discorsi dentro di me) mentre provo un'ulteriore gamma di stati d'animo derivata e deviata dai miei sempre amati poeti: depressione di naufragi, il male di sopportare, ascoltare stanca.
 E' così che mi sento.
***
P..... è tornato a scuola a settembre e sembrava che l'estate l'avesse scolorito e stranito.
Pallido, ancora più scarno di quando l'avevamo lasciato a giugno, i capelli ossigenati e rasati sulla testa e lunghi sulla nuca; le sopracciglia, decolorate a segmenti, gli tratteggiavano le orbite, come se apparissero e scomparissero dandogli un'espressione flashata, le spalle curve ma fortemente segnate da muscoli magri e guizzanti coperte dalla maglietta grigia e corta sul bacino, l'elastico delle mutande emergente fuori dai pantaloni a vita bassa; le mani nelle tasche.
Mi ha abbracciato e salutato:
-Ciao pressorè: sò bello?-
- Ma che hai fatto?-
- Pressorè, che te rode? - 
- Lo sai che non si parla così a un'insegnante-
- Insomma pressorè io je vojo bbene, ce lo sa. Ma se non je sta bbene, me ne vado..."
E si avviava verso il campetto di erba sintetica della scuola, l'andatura dondolante, il cappuccio della felpa rialzato sulla testa rasata, la faccia che sembra ancora più dura.
Dopo un po' era venuto in classe e aveva ripreso un'aria svagata e quasi allegra.
- Pressorè lo sa che je l'ho giurata, lo sa che quest'anno lo faccio!-
-Che mi avresti giurato P.....?-
Lui sorride (era ora..) gli occhi grigioazzurri lampeggiano sotto le sopracciglia flashate, la bocca scopre i denti irregolari incurvandosi sui lati:
- J'ho giurato che, de sopresa, la devo prende 'n braccio!-
Mentre mi coglie una crisi di panico (è capacissimo di farlo), cerco di farmi venire un'idea per disinnescare le sue intenzioni, ma gli argomenti sarebbero sempre i soliti (se ci provi ti faccio sospendere, ti faccio bocciare, guarda che stavolta me la paghi... ) perciò gli dico seria seria -Mi potrei anche far male! potrei cadere!-
-E perchè? che cià paura? io mi' madre la alzo sempre...-
 
***
Nell'auletta grigia, ormai umida e maleodorante, con i banchi e le sedie zoppicanti e con i muri scarabocchiati, gli altri professori parlano scuotendo e la testa e storcendo le labbra con aria schifata, seduta vicino a me c'è la prof di Mate, che cerca un'inutile mediazione con il vicepreside. Io, alle prese con le ultime righe del Verbale, non so più cosa farmene di queste inutili e approssimative parole; se dovessi riportare il significato autentico di quello che viene affermato ci sarebbe da imbarazzarsi.
Se scrivessi, come davvero viene detto, "Non stanno attenti alle lezioni e non riesco a tenerli nell'aula né a far svolgere i compiti in classe", allora non sarebbe il caso di verificare anche il livello di attitudine all'insegnamento dei colleghi e la qualità del loro operato a scuola?
E se scrivo, come alcuni hanno denunciato e sbraitato con sacro zelo, "I ragazzi chiedono continuamente di uscire dall'aula e si recano a fumare, anzi ci sono fondati sospetti che non fumino solo i tabacchi dei Monopoli di Stato..." allora non potrebbe un genitore, un preside, un ispettore chiederci se e come possiamo fondatamente affermare quanto sopra, e se e come e perchè, avendo sospetti e forse prove non denunciamo i fatti?
E se invece verbalizzassi la mia diversa, ma nuda verità: "I ragazzi di questa classe hanno diverse attitudini e capacità, non risultano omogenei per rendimento e concentrazione, né per livello di scolarizzazione, ciononostante seguono solitamente le lezioni e si dedicano allo svolgimento degli esercizi e dei compiti in classe ottenendo risultati diversificati. Le valutazioni in alcuni casi sono insufficienti o scarse, ma in altri buone o ottime", allora non dovrebbe un preside, che fosse tale, chiedersi perchè i ragazzi abbiano comportamenti e rendimenti differenti con differenti insegnanti?
 
***
- P..... sei in ritardo di mezz'ora. E oggi non ti faccio entrare -
- Allora poso lo zaino e me ne vado-
- Non posi niente, non entri e basta, e non entrano nemmeno Fabio e Alessio, questi ritardi si ripetono e io vi avevo avvertiti -
- Ho capito, oggi je do fastidio.. -
Non è vero, non mi dà fastidio, ma mi esaspera perchè pretende sempre un'attenzione e un ascolto diverso da quello che dedico agli altri.
Si esibisce e mi provoca, non riesce a fare un discorso filato in italiano, incespica sulle frasi, fa fatica a concentrarsi, è agitato e non sa esprimere nemmeno l'amicizia o l'affetto con gentilezza o tenerezza.
Ogni tanto provoca risse, prende a pugni qualcuno e minaccia altri, ma sostiene che lui sa come comportarsi, che se sà regolà.
Ha già vissuto tutta una gamma di esperienze che nessuno vorrebbe potessero accadere ad un ragazzo.
Ha passato notti a bere, fumare e urlare senza dormire e in altre si è buttato in casa di qualche amico, o in una scuola occupata.. E' stato fermato e portato in questura durante un'occupazione. E' manesco anche quando vorrebbe essere affettuoso. Ed ora che è maggiorenne come pagherà, se continuerà così, le sue ricorrenti e violente insofferenze?
***
- Se non c'è accordo - conclude il vicepreside/vicario - Io non posso fare niente. -
Sono quasi sollevata. Meglio così.
Abbiamo finito? Allora chiudiamo il Verbale.
 Ma decido di reagire e di verbalizzare a modo mio:
"Considerata l'importanza e l'efficacia didattica dell'esperienza della visita di studio, il Consiglio di classe decide che, qualora gli studenti diano segnali positivi di maggiore responsabilizzazione e impegno nello studio e nella condotta, la classe potrà essere accompagnata in visita di istruzione anche all'estero per la durata di quattro notti e cinque giorni. Letto approvato e sottoscritto il presente la seduta e tolta alle ore 19,15."
 
Ho, senza avvertire nemmeno i colleghi, aggiustato quando è stato detto per lasciare aperto uno spiraglio.
Una mia quasi impercettibile, per ora, rivalsa: devo scrivere sempre io... e allora perchè no? Perchè verbalizzare solo quello che dicono "loro"?               
 
BARCELLONA_04 034

(Bambini che giocano a pallone a Barcellona)

martedì, 26 dicembre 2006

Oggi è oggi, ma domani è un altro giorno... (grazie miss Rossella, inventrice di questa formula insuperata).

E da domani basta con queste cose troppo festaiole alle quali io reagisco sempre un po' cipigliosa e rompiscatole. (Ma i miei tentativi di ritorno al Natale vero e serio sono solo rimandati di un altro anno.)

Meno male che almeno i babbinatali di plastica si stanno sgonfiando e le tovaglie natalizie (brrr) sono belle che impiastrate di ogni untume possibile.

Avanti così: con la rivincita delle lavatrici.

.......  e del caffè sul tavolo di cucina: una delizia.

 

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lunedì, 25 dicembre 2006


NOTACELLULARE quasi post-NATALIZIA

Ebbene, siamo salvi. Mi sento di nuovo felice. La giostra natalizia sta per essere archiviata. Alleluja. Ed ora lo posso confessare; il Natale mi stressa.


Vorrei un Natale solo di fede, solo il ricordo della buona novella annunciata per tutti, solo una lunga riflesssione commossa su quello che significa e... basta.Tutto il resto mi mette a disagio. E tuttavia... è andata. Comincio il conto alla rovescia e perfino babbo natale adesso mi sembra più umano. (A proposito babbonatale... come va il tuo colesterolo oggi?) Alleluja...   25 dicembre 2006 h.23,46 olè
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lunedì, 25 dicembre 2006
VAtel_04Qualche (ma non molto) tempo fa, prima di passare dalla cattedra alla mia "panchina", anche se telematica, ho scritto ai miei ragazzi una lettera che pubblico adesso qui. L'occasione era stata creata da un intervento di un collega che aveva organizzato un incontro degli studenti con esperti militari che li avevano esortati a scegliere la professione delle armi. 
Vorrei precisare che stimo e rispetto le istituzioni, anche quelle militari, ma la mia reazione, che tutt'oggi confermo e ribadirei, rimane la medesima
Sono persuasa che la scuola deve e può orientare i giovani a individuare il proprio futuro, ma non può e non deve cercare di influenzarli, nè dare informazioni che si trasformano in persuasioni, nè incentivarli verso una professione nella quale sono in gioco la propria e l'altrui vita.
La scuola deve rimanere un ambiente di formazione, di libertà, di pace.

mariaserena newsSo che i miei ragazzi adesso mi leggono, e qualche volta mi cercano. La lettera è stata scritta per una quinta classe: diciottenni e affamati di futuro.
Adesso la invio a quelli che ho "lasciato" sugli stessi banchi a scuola e a chi  vorrà considerarla un modesto messagio: natalizio e non.

Lettera ai miei ragazzi sulla pace e sul mestiere delle armi
 
Cari Adriano, Andrea, Gabriele, Federico, Riccardo, Matteo I., Giorgio, Matteo L., Fabio, Nicola, Roberto, Davide P., David, Daniele, Riccardo, Davide Z.,
ma anche cari Umut, Mauretto, Fabio S.,Claudio,Simone, Francesco, Marco G., e....
 
Ci conosciamo da anni e credo che ci siamo sempre parlati apertamente. Quando in classe si sono sentiti i miei rimproveri e le vostre contestazioni, quando sono volate battute o esortazioni, quando avete alzato cori trasgressivi o meno, quando avete scavalcato le finestre (per fortuna dal piano terreno) per esibirvi o sfuggire presunte interrogazioni, quando avete mostrato insofferenza o approvazione, insomma in tante occasioni ci siamo comunque guardati negli occhi.
Mancano pochi mesi alla fine della vostra carriera (mi permetto di colorare di lieve ironia questa parola) scolastica. Come sempre è successo qualcuno di voi sparirà subito dalla circolazione e per sempre, qualcuno verrà ancora a trovarmi per una volta o due e poi… via, me lo auguro come è giusto e fisiologico, per la propria strada.
Di questo vi parlo oggi: la vostra strada. Mai come quest’anno, mentre perfino sul cellulare arrivano continui sms con notizie di vittime di attentati e bombardamenti, mi sono interrogata pensando al vostro futuro, alla vostra vita. Quali saranno?
La nostra scuola organizza il cosiddetto “orientamento in uscita” ovvero cerca di aiutarvi a decidere cosa farete da grandi. E di solito in anni passati sono venute associazioni di professionisti, esponenti di facoltà universitarie, o altri enti che, a vario titolo, si occupano della materia.
Perché quest’anno il responsabile dell’ “orientamento in uscita” ha invitato anche le forze armate per proporvi un futuro da soldati professionisti?
Avrete capito ormai il perchè di questa mia lettera. La Profi si preoccupa, si impiccia, non si fa gli affari suoi. Già la solita.
Credo che scuserete le mie solite preoccupazioni: siete già abituati a quelle delle vostre famiglie, delle mamme in particolare, ma forse mi potreste chiedere perché mi metto di mezzo anch’io.
Per il banale motivo che non posso rinnegare me stessa disinteressandomi di voi. Perché la storia e la letteratura, che insegno e sono anche la mia vita, hanno già parlato di voi: proprio di voi. Perché giovani sono le prime vittime della storia e sono i protagonisti preferiti della letteratura.
E mi capita di osservarvi, nella vostra quotidianità disordinata e incosciente, riflessiva e depressa, insofferente e trasgressiva, violenta e autolesionista, felice e tenera e di rileggere attraverso voi tante pagine epiche, tante poesie, tante canzoni.
Siete diversi perché ognuno è unico, ma se scegliamo la strada delle vittime potremmo essere tutti uguali.
E allora perché la nostra scuola non ha esitato, nella persona del professore di religione (Dio lo perdonerà?) ad indicarvi, e per prima, la strada del mestiere delle armi? Perché non dopo quelle della medicina, dell’ingegneria, dello spettacolo, dei trasporti su gomma e rotaia, del commercio, della tecnica, dello sport, dell’insegnamento, della scienza?
Perché allettarvi con i soldi, il guadagno, il denaro... Che tristezza sto provando! E tutto questo forse perché qualcuno ha già deciso che non sareste capaci di studiare ancora o di specializzarvi per altre professioni? Lo dica allora apertamente e dica i vostri nomi, dica perché, dica anche cosa ha fatto per voi per insegnarvi ad essere migliori e per meritare di tentare anche altre strade, quelle per costruire davvero il progresso e la pace.
 
La PACE. Per quante volte si deve usare una parola fino a rendere vuoto il suo significato? Non credo ci sia un numero abbastanza grande. E’ vero però che troppe volte la pace si nomina e si sbandiera, si auspica e si premia col Nobel, si prefigura in ipotetici scenari internazionali futuri sponsorizzandola in tutti i talk-show di tutte le reti televisive, si canta nei concerti e si invoca in manifestazioni e girotondi cittadini fino farla assomigliare a una delle qualsiasi pubblicità di merende, automobili o telefonini; e allora rischiamo davvero che la parola pace non significhi più nulla.
Oggi la si usa frequentemente abbinandola ad altre parole come “truppe”, “soldati”, “missione militare” senza che nessuno avverta più il contrasto incoerente che questi accoppiamenti producono.
Potrei sentenziare, da prof. di lettere, una definizione e pensare a un significato figurato o metaforico: l’espressione soldati di pace, guerrieri di pace indica donne e uomini che dedicano la loro forza e il loro coraggio, la loro giovinezza e la loro saggezza a realizzare una società pacifica. Non lo nego.
Ma proprio tra di voi, nel mondo degli studenti troverei, su queste mie svolazzanti metafore letterarie, un meritato scetticismo.
 
Qualche tempo fa una mia bionda e pensosa alunna, di una classe vicino alla vostra, diceva che quando considera le differenze tra chi ha e chi non ha nulla le sembra che non possano trovarsi definizioni abbastanza adeguate e che l’ingiustizia sia enorme.
Tanto, troppo grandi e ignorate sono le differenze che convivono sullo stesso pianeta che è il nostro mondo.
E i suoi occhi e il suo cuore di giovanissima donna mi dicevano dunque di non riuscire nemmeno ad accettare l’idea che possano essere tollerate o ignorate.
Quali sono queste differenze? Le conoscete: anche loro oramai come tutte le parole logorate dall’uso sembra quasi non significhino più nulla; eppure… da una parte il benessere e dall’altra la fame, da una parte i sistemi sanitari e dall’altra nemmeno i vaccini o i disinfettanti più comuni, da una parte la scuola e dall’altra i bambini di strada, da una parte le famiglie e dall’altra gli orfani, da una parte le leggi sulle pari opportunità e dall’altra la schiavitù della prostituzione di donne, bambine e bambini. Vedete? Non c’è stato bisogno di confrontare le diverse realtà elencando i soliti indicatori di ricchezza o povertà: i consumi dell’elettricità, i mass media, l’istruzione universitaria, la televisione, gli elettrodomestici o le automobili e le vacanze. Semplicemente possiamo osservare e confrontarci sui più elementari diritti umani. Dovrei dire sui primari bisogni umani.
E come si può non tremare nell’animo di sdegno e, nella nostra coscienza di angoscia nel confrontare le nostre case con il fango, le tende, i ripari dietro i sassi delle mura cadute o sotto le siepi bruciate dalle esplosioni. Miseria, stracci, paura, occhi di bambini che muoiono, di donne dalla pelle sporca e rigata di lacrime e di uomini che frugano nell’immondizia e saccheggiano le case bombardate, ma imbracciano fucili.
E non gridiamo allo scandalo? E partireste per una zona di guerra; ma contro chi marcerete? contro un carretto tirato da un asino che nasconde un lanciamissili?
E a salvamento di chi andrete? di un vostro coetaneo o di una ragazza kamikaze? O potete pensare che un piatto di minestra elargito ad uso di tv e fotografi possano colmare le differenze, farvi amare ed evitarvi di avere la gola tagliata da un rozzo coltello in un ingorgo delle strade di una città "pacificamente" occupata con le vostre armi?
E per questo voi giovani, voi forti, voi avidi di vita vi illuderete che vestire una divisa significherebbe essere così nobili e fieri, così orgogliosi e belli nell’imbracciare le armi da diventare invulnerabili? Quale Dio vi difenderà? E quanto pensate che potrà valere la vostra vita se spesa così? Se doveste scegliere questa professione fatelo ad occhi aperti, in libera coerenza con la vostra coscienza,  non fatelo per denaro. Non pagherebbe la vostra vita, nè le lacrime dei vostri cari (nè le... mie). Vi abbraccio, come sempre, con il solito affetto... e senza condizioni.
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lunedì, 25 dicembre 2006


25 dicembre 2006


Sibillini_2_auguri

 

i monti azzurri
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venerdì, 22 dicembre 2006

 Natale è Natale.

           graffauguri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Natale non è

un giorno di festa

come gli altri.

 

Questa cartolina

non è come

le altre.

 

Quindi questa

è una cartolina

di Natale.

Hellò good bye.

 

postato da: Mariaserena alle ore 14:05 | Link | commenti (2)
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mercoledì, 20 dicembre 2006
Filastrocca da panchina per...
Disegno Nicola_03 002 
L'antivigilia delle Vacanze di Natale
(dedicata quasi tutta a un mio amico, che presto sarà guarito,
e un po' anche a tutti i miei ragazzi)
  
Nelle notti dell'Avvento
il regalo ha il sopravvento
tutti corrono in gran fretta
a cercar qualche cosetta
 
per poterla poi donare
per il giorno di Natale...
tutti, tranne i professori
che non mollano i rigori
 
di verifiche incombenti
tra gli insulti e gli accidenti.
Gli è che questa nostra scuola
dell'ignavia si consola
 
e rimedia all'ignoranza
aumentando l'arroganza,
ma si perde l'emozione
della sfida e la passione.
Disegno Nicola_03 004 
La panchina è un punto onesto
da cui osservo il gioco mesto
delle fughe alle lezioni,
compiti e interrogazioni.
 
Due verifiche in due ore
poi due compiti a seguire
e c'è chi, per non sbagliare,
si continua ad assentare.
 
Il rigore serve a poco
per chi gioca solo a un gioco
o si ostina a interrogare,
perchè stanco di spiegare,
 
e le cose che racconta
le improvvisa un po' tra i denti
e poi detta sempre appunti
con i toni più compunti;
pennuti 
e trascorre le sue ore
nel monotono torpore
detta, legge, e fa riassunti
poi rilegge e ... ancora appunti.
 
E rivedo la mia scuola
volteggiar tra flutti ed onde
mi rivedo forte e sola
governare senza sponda.
Ultimo di scuola_4 A 
E anche il giorno di Natale
con la testa su un giornale
 
o sui libri dei poeti
a trovare spunti lieti
per aver tanto da dire
RICCI perugini

prima di poter... partire

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martedì, 19 dicembre 2006
                                    
I Natali di Profi - tra fiaba e realtà...
Negli ultimi anni a Natale ho scritto delle, come dire, favole per i miei selvaggioni. Loro le leggevano e qualche volta sorridevano in silenzio.
Quest'anno ne pubblico una qui, dal mio blog che è la più divertente panchina da pensione che io avrei mai potuto immaginare di trovare...
 
E' un rifacimento della lacrimosissima "Piccola fiammiferai" di Andersen, ma come tutti sappiamo, se il genere favola classica è praticamente estinto, i personaggi come la nostra piccola protagonista, sono del tutto presenti e vivi e abitano, forse, anche nel nostro cuore.
E basta, sennò andiamo sul patetico.
 
 
QuintaA_dic_2003
Dedicata a:
 
Tutti i selvaggioni di profi: indimenticabili e indimenticati...
e in questa foto, in mezzo a loro, c'è NicK.
 
(ciao NicK ...come vedi la scritta è verde Irlanda, chissà perchè.)
 
 
                                    
 
 
 
 
LA fiaba di Natale
 
La piccola fiammiferaia (...venditrice di accendini).
 
-Una festa non è una vera festa senza una storia da raccontare!- aveva brontolato Profi quando i suoi alunni le avevano chiesto di non fare lezione per festeggiare l'inizio delle vacanze di Natale.
Però la mattina del 23 dicembre dell’ennesimo anno di scuola, quando era entrata in classe e... -Profi!- le avevano affettuosamente detto Alessio e Fabio -abbiamo portato dolci e bibite! possiamo..?- ella aveva esitato solo un attimo, e poi aveva sorriso: prima di tutto perchè aveva incontrato i loro giovani occhi contenti, e poi perchè aveva visto sui banchi, invece dei libri e dei quaderni, torte e pandolci, torroni e una fila di bottiglie dorate.
-Buono! e questa bibita com’è fresca e aromatica!- aveva disse assaggiando qui e là.
-E’ una spremuta speciale fatta in campagna da nonno mio!  
Rispose fiero Diego versandone un altro bicchierone a Profi che bevve a piccoli sorsi inebriati.
In fondo questi ragazzacci mi vogliono bene! Pensava mentre sentiva scorrere tanta dolcezza dentro di sé che aveva voglia di cantare, ma si tratteneva e annuiva dondolando un po’ la testa.
-Profi e la storia per la festa? - Chiesero Serena e Pamela mentre tutti continuava a riempire i bicchieri di tutti.
Profi si sentiva ora un po’ confusa, ma aveva già un'idea: non le piaceva leggere in classe e avrebbe raccontato la storia con parole sue, pensava che sarebbe riuscita ad interessarli di più.
-Il racconto per le feste di Natale è un po’ commovente…-  premise
-Ti pareva…- Borbottò Martina - Gli scrittori sono tutti un po’ sfigati…-
-Martina, ti prego!-, - Mi scusi Profi, però…-
-Dunque il racconto si chiama: “La piccola fiammiferaia... venditrice di accendini”-
I ragazzi sbocconcellavano scaglie di torrone, la spremuta campagnola scorreva tra i bicchieri di plastica riflessi dai display dei telefonini, qualcuno aveva portato un televisore e l'aveva collegato alla play-station davanti alla quale un gruppetto stava radunato tamburellando freneticamente i joypads; Francesco sognava una stanza d'albergo a Pigalle; Sabatino fantasticava, con gli occhi sbarrati, di scappare per sempre lontano dalla mamma; Simone si ostinava a fare la punta ad inutili matite e Pietro guardava tutti con occhi da gatto stralunato: sperava che il racconto finisse presto, aveva i suoi buoni motivi.
Profi trasse un sospiro e cominciò a parlare quasi sottovoce:
"Quell'anno il gelo era arrivato molto presto e i passeri cadevano intirizziti dai rami.
 Era l’ultimo giorno dell’anno. Faceva molto freddo e cominciava a nevicare.
Una povera bambina camminava per la strada e aveva tanta fame. Teneva tra le mani accendini e fazzoletti di carta che non era riuscita a vendere a nessuno perché le strade erano deserte."
- Ricco!- disse Martina, - Lo sapevo: 'na traggedia...-
Pietro quasi ringhiava, d'un rantolo asmatico, socchiudendo gli occhi. -A Fabbio…- accennava all’amico che prontamente rabboccò il bicchiere di Profi.- Fàmola beve, sennò..-
Ma lei non si offese ed era come trasognata perchè la narrazione, come al solito, la incantava con un effetto ipnotico e, pur percependoli ad uno ad uno presenti, quasi non li vedeva e si illudeva di accarezzarne il cuore con le parole. In quei momenti contava solo quel mondo fantastico che andava dipanando dalla sua mente sognante, ma che stavolta sentiva più euforica e un po’ indisciplinata.
 "La bimba piangeva mentre camminava con le vesti troppo lievi per quel freddo, con i piedini nudi e intirizziti infilati in scarpe troppo grandi e sformate; non erano le sue, le aveva ereditate dalla mamma che era partita da tre anni per Boca Chica nel Mar Caribe dove partecipava ad una gara televisiva di sopravvivenza e avrebbe dovuto resistere, per il bene della sua immagine, il più a lungo possibile nutrendosi solo di noccioline velenose  e fetidi conchiglioni.
La piccola era rimasta sola col patrigno, che ogni mattina  la prestava ai suonatori ambulanti della metro B e di pomeriggio la costringeva a vendere accendini e fazzoletti, al semaforo di Piazzale Douhet, ed  in cambio non le dava quasi da mangiare.
Aveva dunque molta fame e molto freddo e non aveva guadagnato neanche un soldo. Sui suoi lunghi capelli biondi cadevano i fiocchi di neve mentre tutte le finestre erano illuminate e i profumi degli arrosti si diffondevano nella strada; era l'ultimo giorno dell'anno e lei non pensava ad altro!
Aveva già passato tutta la mattina nei vagoni della Metro B: avanti e indietro da Laurentina a Rebibbia, tra spintoni e imprecazioni, senza riuscire a raccogliere monete nel bicchiere di carta di McDonald's che teneva nella manina livida."
Qui Profi fece una piccola pausa; era turbata e la voce cominciava a tremarle un poco. Massimo invece si era sdraiato sul banco e russava leggermente, Alessio F. fissava, vitreo, il vuoto e pareva, come sempre, catalettico e le ragazze si stavano truccando.
 
Il freddo l'assaliva sempre più. La bambina non osava ritornarsene a casa dove il padrino l'avrebbe schiaffeggiata e rimandata fuori al freddo. Si avviò tristemente per viale dell'Aeronautica e,  per riscaldarsi le dita congelate, ogni tanto schiacciava un accendino facendone sprizzare una tenue fiammella azzurra che le sembrava calda e brillante. Giunta ad un incrocio alzò gli occhi: in giro non c'era nessuno,  ma tutte le finestre erano illuminate e i profumi del cenone si diffondevano nella strada. Si asciugò gli occhi incamminandosi per viale delle Montagne Rocciose e arrivò in un viale molto più grande fiancheggiato da pini giganteschi i cui rami aerei, incurvati dalla neve, disegnavano trame nere irreali nel cielo grigio.
Qui si fermò accanto ad un cancello che chiudeva  un ampio cortile deserto.
Il suo cuore batteva spaurito, scavalcò ugualmente  quel cancello, tenendo stretto il suo vestitino, ma perdendo le scarpe. La piccola si trovò davanti ad  un grande edificio geometrico  di mattoni rossi incorniciati da pannelli di cemento grigio, i suoi piedini erano ora nudi e feriti; si avvicinò all'edificio, si sedette in un angolo, fra due muri sotto una grande scalinata. Aveva ancora molti fazzoletti di carta ed accendini. Ne prese uno e premette la levetta: si accese una fiamma calda, brillante, bizzarra e alla bambina sembrò di vedere un bel caminetto luccicante nel quale bruciavano alcuni ceppi. Avvicinò i suoi piedini al fuoco... ma la fiamma si spense e scomparve. La piccola accese un secondo accendino: questa volta diede fuoco anche ad un fazzolettino di carta e la luce fu così intensa che poté immaginare nella casa vicina una tavola ricoperta da una bianca tovaglia sulla quale erano sistemati piatti deliziosi, decorati graziosamente. Un'oca arrosto le strizzò l'occhio e subito si diresse verso di lei. La bambina le tese le mani... ma la visione scomparve quando si spense il fuoco. Nel frattempo giunse la notte. "Ancora una volta!" disse la bambina ed aprì un intera confezione di otto fazzoletti: Crac! accese una fiammata che fece anche un po' di fumo: una  finestra dell'edificio fu spalancata con violenza e si affacciò una faccia rossa e sudata con due occhi puntiformi coperti da lenti spesse: - Che fai lì per terra, stracciona? e perchè accendi il fuoco? -
- Mi scusi signore - disse la bambina tossendo un po' affumicata, - ho tanto freddo!
- Vai a casa tua allora!
- Non ho nessuno, è la notte di Capodanno e se accendo un piccolo fuoco riesco ad immaginare di vedere cose buone da mangiare e le persone che ...
- Insomma, non bastano i danni che ogni giorno fanno qui tanti giovini di malaffare? Ora ci voleva pure una stracciona come te che dà fuoco alla carta? Questa è una Scuola e io sto lavorando!
- Mi scusi buon signore, ma perchè lavora nell'ultima notte dell'anno? perfino io, che come vede sono povera, infelice ed affamata sto cercando di riposarmi un po'...
- Che fai, rispondi? Sei anche impertinente? Vattene subito dalla mia scuola!
- Ma io cercavo solo di scaldarmi; ho i piedini gelati e graffiati, i capelli bagnati, la mamma a Boca Chica e il patrigno che mi costringe lavorare... e mi presta ai venditori ambulanti...
- Ad ognuno i suoi problemi e le sue responsabilità! Il Mio Regolamento Supremo non prevede la presenza di ragazzini straccioni e... figli di gente di pessima reputazione! -
- Mi scusi signore, ma lei non mi conosce,  io ho tanto freddo e tanta fame, lei non potrebb...?
- Ragazza, tu non capisci, io non sono un signore qualunque! Io sono ... - e qui gonfiò le vene del collo già rosso e congestionato... - sono il Gran Responsabile Supremo Morale, Civile e Fisico e dirigo questo edificio... quindi mi occupo solo di cose importanti!
- Ma se questa è una scuola si interesserà della sorte dei ragazzi... e io sono una bambina sola e, le ripeto, povera, infelice, congelata e affamata!
- Ecco appunto, sei un pessimo soggetto! Quelli come te non hanno bisogno di scuola, ma di una buona rieducazione. Vattene, io ho da fare e per dar retta a te non ho salvato il mio file e mi si è impallato personal computer portatile, stavo scrivendo le mie circolari!
- La prego, signor Gran Responsabile Supremo ecc ecc... tutti festeggiano questa notte, tranne me che sono povera e ... lei! Ma perchè le sue circolari le scrive ora: è la gran notte di...
- Basta! Se non te ne vai chiamo l'esercito, i carabinieri, la polizia!
- No, le guardie no! gridò terrorizzata la piccina bionda dai riccioli pieni di neve.
 
Si allontanò più in fretta che poté, coi piedini nudi gelati, nella neve fattasi ancora più fitta, stringendosi negli straccetti bagnati che indossava, gli occhi pieni di lacrime. Fu presto senza più forze e si fermò appena raggiunse l'altro lato del grande cortile.
Laggiù, in fondo, si nascose dietro a un basso muretto vicino a una scaletta dove nessuno poteva vederla.
Prese ancora un accendino, cercò qualcosa da aggiungere ai kleenex per farne un po' di fuoco e trovò per terra, tra la neve, dei contorti mozziconi fumati, li aggiunse ai fazzolettini e fece sprizzare la fiamma... Appena acceso il fuoco si levò molto fumo denso: lei subito si sentì bene, e vide vicinissimo un albero di Natale con mille candeline che brillavano sui rami illuminando giocattoli meravigliosi. Le candeline sembrarono salire in cielo... ma in realtà erano stelle. La bambina pensò allora alla nonna, che amava tanto, ma che era morta e le aveva detto spesso: "Quando cade una stella, c' è un'anima che sale in cielo". Allora alimentò il fuoco con altri mozziconi e tutti i suoi fazzoletti  e le visioni si moltiplicarono: vide la nonna sorridente che le tendeva le braccia, una bella casa riscaldata, una tavola piena di cibi e un regalo per lei: la collezione intera dei cd diMarshall Mathers III (Eminem) e un impianto stereo - Nonna!- gridò la bambina tendendole le braccia, - portami con te! Non voglio che il fuoco si spenga perchè allora anche tu sparirai come il bell'albero di Natale, i cibi e i doni!
La nonna sorrise, vi fu un misterioso luccichio in fondo ai suoi occhi: "Piccina mia, sei troppo buona e ingenua, non vedi che questo fuoco si sta alimentando da sé e durerà a lungo?" 
Infatti orami la fiamma cresceva e cresceva, il calore fece scoppiare il vetro di una bassa finestra lì accanto e qualche favilla penetrò nell'edificio, cadde vicino ad un mucchio di vecchie carte in un angolo che presero fuoco, e lo trasmisero ad aule con vecchie sedie e cattedre cadenti, ad un'Aula Magna con il pavimento di linoleum, ad una specie di ambulatorio dimesso; le fiamme si propagarono poi lungo i corridoi, le sirene d'allarme antincendio cominciarono a suonare.... il fuoco attaccò quindi l'ascensore che aveva le porte aperte. La fiammata, ormai gigantesca, alimentata dai cavi elettrici e dall'effetto camino del vano dell'ascensore rombò cupamente ed esplose oltre il tetto dell'edificio con un effetto lava lapilli e cenere che nemmeno il Pinatubo. Fu poi la volta degli antifurto dei laboratori che ulularono all'inizio striduli e laceranti,  ma poi sempre più rochi; nessuno però intervenne né diede l'allarme perchè nel frattempo era scoccata la mezzanotte, e nelle case vicine i televisori trasmettevano a tutto volume musica caraibica e carioca; fuori il cielo era tutto uno sfavilìo di petardi, di razzi, di fuochi artificiali, l'aria era frustata dalle trombe da stadio ed affumicata dal fumo dei fischioni e dei botti clandestini, la gente brindava felice e più rumore e più fumo c'erano e più tutti erano soddisfatti.
La bambina volava verso la nonna nel cielo, mentre i suoi capelli biondi formavano una luminosa cometa, come una surreale figurina smemorata, di un quadro di Marc Chagall."
 
Qui Profi socchiuse gli occhi, come se raccontasse a se stessa e sembrava che quasi una smorfia ironica le aleggiasse ora sulle labbra.
-Solo al mattino seguente un arzillo pensionato, uscito indenne dal picco di colesterolo del cenone di capodanno, si accorse, mentre portava il suo Chihuahua con il cappottino scozzese a far pipì, che l'edificio di mattoni rossi era un mucchio di rovine fumanti, e che uno strano tizio, tutto irrigidito, con i vestiti sbruciacchiati, i capelli ritti sul capo, un paio di occhiali liquefatti sul naso rosso, un fascio di carte annerite sotto l'ascella sinistra e una scatola nera rettangolare sotto la destra, stava raggomitolato vicino al cancello da cui evidentemente non era riuscito a fuggire. Il tizio sbruciacchiato frignava: via! via! come vi permettete giovinastri! chiamo la polizia, l'esercito, i pompieri.
-Forse era meglio chiamare i pompieri per primi... - sogghignò il pensionato tirando di lungo"
 
La storia era quasi finita, ed era suonata la campanella, i ragazzi se ne erano andati, ma Profi non ci fece caso; il finale lo raccontò solo a se stessa. Come tanti dei suoi desideri...
 
postato da: Mariaserena alle ore 22:30 | Link | commenti (2)
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