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Nome: Maria Serena Peterlin
Ascolto, osservo e leggo. Mi interesso di letteratura. Mi occupo di formazione, scuola ed educazione. In questo blog parlo soprattutto di ragazzi e di scuola, di problematiche giovanili e di interessi culturali legati all'attualità. Pubblico qui i miei scritti, racconti, ricordi, foto e disegni e le mie libere parole.
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giovedì, 15 maggio 2008

Notecellulari di collari

Domenica sera allarme di famiglia. La pupa di casa, per motivi indeterminati, si è procurata una specie di torcicollo-non-torcicollo, ma doloroso, per cui è stata portata all'ottimo Bambin Gesù, visitata, tranquillizzata, analgesizzata e... dotata di collaretto da portare per due-tre giorni.

E' scattata, per la pupina, la "vacanza speciale" dall'asilo: ossia la villeggiatura a casa di nonna. Sono momenti di felicità pura e di divertimento, ma anche di prestazioni fisiche extra... (non sono andata in pensione relativamente presto per pura libidine, ma anche per placare le vertebre inferocite.)

Mercoledì.... comincio a nutrirmi di OKI bustine,  per cercare di placare le vertebre si sono ricordate di me e protestano.

Giovedì. Pupina, trionfante, torna a scuola guarita e racconta agli estasiati ammiratori l'epica storia del suo collaretto; ma contestualmente sono costretta ad indossare a mia volta l'affezionato collare di  schanz che mi accompagna da anni nei momenti di rinvigorimento della solita cervicale....

A regà, curatemi...


 

 

postato da: Mariaserena alle ore 17:28 | Link | commenti (13)
categoria:famiglia
giovedì, 15 maggio 2008
L’educazione non serve ad ammansire agnelli.
 
Solo una breve riflessione sull’uccisione di Lorena Cultraro. E’ troppo presto per capire e valutare lo scenario e i protagonisti nella reale complessità in cui l’omicidio si è svolto e sarebbe una pratica da iene dare giudizi. Però non possiamo tacere una costatazione elementare e che sgomenta.
Nelle interviste raccolte dai tg presso gli abitanti di Niscemi tutti dicono concordemente che non riescono a credere a quello che è successo, che si tratta di famiglie normali, di ragazzi normali, che vivevano e si frequentavano normalmente.
Evidentemente dobbiamo interrogarci sulla considerazione che si è giunti ad avere della normalità.
Non possiamo crudamente riferirci alla morte di questa povera figliolina per renderla emblema di un problema più vasto.
Ma tutti gli adulti devono, invece, cominciare a chiedersi se davvero conoscono i giovani e soprattutto se li capiscono e se dialogano coi ragazzi.
Gli adulti devono smettere di creare alibi alla loro inadempienza di educatori per indorarsi la realtà; non possono continuare a semplificare il rapporto con la generazione che hanno messo al mondo, ma di cui hanno delegato ad altri l’educazione.
L’educazione non serve ad ammansire gli agnelli, come dicevo nel titolo. L’educazione esiste perché la natura umana non è sempre di per sé buona e mite, né spontaneamente orientata al bene proprio e comune. Nemmeno in natura è così. E’ vero che nascono i santi e nascono persone tendenzialmente meno aggressive e altre più vivaci. Ma l’educazione è proprio quel processo indispensabile,  complesso e impegnativo che segue la nuova creatura dalla nascita all’età adulta anche per trasmettergli valori, per guidarne anche l’indole, per favorire un inserimento rispettoso e corretto nella società.
Gli adulti che ora chiedono pene esemplari, ergastolo e altri provvedimenti per gli assassini lo fanno per assolvere se stessi.
E’ evidente che i ragazzi assassini devono pagare per il loro delitto perché hanno raggiunto un’età in cui ciascuno risponde delle sue azioni e quindi del bene e del male che compie.
La domanda di base, però, è se la fondamentale differenza tra “bene” e “male” sia, oggi, ancora adeguatamente  insegnata, inculcata e, quando necessario anche imposta con un’educazione che deve sì basarsi sul dialogo e la comprensione, ma che non può né derogare né delegare sui principi fondamentali. Chi non percepisce la gravità di un omicidio non solo non capisce il significato e il valore della vita, non solo non sa provare pietà ed amore, ma non ha nemmeno, e per molti motivi, né freni, né principi, né capacità di valutare le conseguenze di una propria azione
Un branco che uccide si ispira a una ferocia, a una brutalità deviata che non nasce dalla normalità del bene e non riguarda solo i suoi giovani componenti.

DSCN2067
mercoledì, 14 maggio 2008
Ovvero i rancori, gli inganni e i sentimenti che aumentano l’ascolto e fanno diseducazione
mariaserena news
A margine di quanto accaduto a “Chi l’ha visto” il 12 maggio .
Riflettere su quanto vediamo in tv può portare a deduzioni sconcertanti.
Dei fatti ho già riferito ieri, 13 maggio, nel post “In difesa dei bambini”. Non riapro la questione della modalità e della sostanza comunicativa tenute dal presidente dell’Opera Nomadi Massimo Converso nei confronti di Piera Maggio, mamma di Denise Pipitone.
Sposto invece l’attenzione sulla sostanza della trasmissione televisiva e, segnatamente sul ruolo della giornalista-conduttrice Federica Sciarelli.
Ricostruisco schematicamente:
Si parla del tentato rapimento, a Napoli, di una neonata da parte di una rom. In studio c’è Massimo Converso, Presidente dell’Opera Nomadi, e in collegamento video c’è Piera Marzi mamma di Denise Pipitone accompagnata dal suo legale.
Converso è coerente con il suo ruolo e difende i rom dall’accusa di essere responsabile di rapimenti di bambini.
Sciarelli invita al confronto con Piera Maggi che da quattro anni cerca la piccola Denise di cui si hanno tracce (possibili, ma non certe) in un video girato a Milano da una guardia giurata, che ha filmato una donna rom intenta all’accattonaggio con una bambina (o bambino?) somigliante a Denise.
Piera Maggi non accusa di rapimento nessuno, ma rivolge un appello a Converso: “Perché i rom non hanno mai risposto alle nostre richieste di collaborazione nella ricerca di Denise?”
Converso risponde che è inutile, che quei rom forse non erano rom, che comunque i rom non rapiscono.
Piera replica accoratamente facendo presente quello che, in sostanza, il video mostra.
Sciarelli aggiunge :”Anche se sapessero o avessero notizie se Piera Maggi continua ad usare questo tono non si farebbero vivi per paura” (?)
Converso minaccia Piera e il suo legale di querela dicendo che si considera ingiustamente accusato di omertà.
Piera Maggi, con il suo avvocato, spiega la sua posizione: “La bimba del video potrebbe essere Denise, perché non aiutarla a verificare?”
Sciarelli chiude l’argomento.
A questo punto è necessario chiedersi alcune cose.
La prima: L’argomento e la ragion d’essere della trasmissione “chi l’ha visto” è la ricerca di persone scomparse; perché, dunque, invitare Massimo Converso se si dà per certo che i nomadi non hanno relazioni con i rapimenti e le sparizioni di bambini?
 
La seconda: Sciarelli ha affermato che il tono della mamma di Denise e del suo avvocato potrebbe scoraggiare eventuali testimoni. Crede dunque nella probabilità che i testimoni ci siano? Allora perché non ha rivolto lei stessa un appello in quella direzione?
 
La terza: Se invece ha ragione Converso e non c'è attinenza tra l’appello della mamma di Denise e il fatto di Napoli (e potrebbe essere così) allora perché Sciarelli ha convocato in trasmissione Piera Maggi e l’ha invitata al confronto con Converso?
 
La mia tesi è, per chiarezza e a scanso di equivoci, che è ingiusto accusare un intero popolo di rapimenti senza prove, ma che sono proprio questi, e anche peggiori, gli effetti che si ottengono se si accostano incongruamente fatti e persone, come ha fatto la giornalista-presentatrice tv Federica Sciarelli.
La Sciarelli invece di svolgere un servizio pubblico e fare chiarezza, ha mescolato dolore e delitti con assoluta disinvoltura. Ha esposto la sofferenza di Piera Maggi alle minacce di una immeritata querela.
E’ proprio in questo modo che si crea il polverone mediatico in cui tutto è relativizzato, in cui si confondono le idee, si suscitano rancori e si offre in pasto al pubblico, che sgranocchia pop-corn ed emozioni, patatine e lacrime umane con la stessa avidità, anche l’angoscia e i sentimenti di una mamma colpita nel più crudele dei modi.
Un giusto prezzo per aumentare gli ascolti?

martedì, 13 maggio 2008
A quanto pare Edunet-squaresiamo un popolo di mitomani suggestionabili, e di questa sindrome sono vittime soprattutto le mamme di bambini rapiti, o di cui si è tentato il rapimento. Non ci sono parole per commentare le affermazioni espresse ieri sera, a Chi l'ha visto, dal presidente dell’opera Nomadi, Massimo Converso, che  ha sostenuto questa tesi incredibile. Dunque a Napoli c’è un covo di odio razziale e non è vero che una rom abbia tentato di rapire una neonata, ma un gruppo di belve scatenate ha tentato il linciaggio di un’innocente. Dunque i rom non delinquono, ma si trincerano dietro una presunzione di innocenza. La rom in questione, che era già nota alla polizia, già arrestata e fuggita dalla comunità a cui era stata affidata, per furto, il 26 aprile, è stata ora condotta al Centro di prima accoglienza di Poggioreale, e il suo fermo è stato oggi confermato. Forse la polizia scambia lucciole per lanterne? E quale interesse avrebbe una mamma a simulare un rapimento?
Ma tutto questo non è importante per l’Opera Nomadi, che vive di finanziamenti statali, ed è mantenuta con le tasse del popolo italiano.
Ma il momento più assurdo della serata è stato l’attacco dello stesso Converso contro la mamma di Denise Pipitone, che insisteva a chiedere la collaborazione dei rom per rompere il muro di silenzio sulla scomparsa della sua bambina. Nessuno dei presenti, nemmeno l’algida Federica Sciarelli, ha avuto un moto di solidarietà nei confronti di Piera Maggio, la mamma di Denise(clicca qui il sito : www.cerchiamodenise.it/) Si è badato solo a mantenere una sorta di equidistanza, un’inopportuna e inutile par condicio.
Chi ha seguito la trasmissione non ha potuto non chiedersi: perché? Se è vero che i rom non rapiscono i bambini allora perché vengono sorpresi con neonati e bambini, non loro, in braccio mentre li strappano dal seggiolone, dalla carrozzina, dalle loro case? E se è vero che i rom non possono fare nulla per ritrovare Denise perché negare l’evidenza, e cioè che una creatura molto simile a Denise è stata filmata (e da una guardia giurata insospettita) in compagnia di rom? Se è vero che non sono implicati e se non possono nulla è forse un buon motivo per negare attenzione e solidarietà a una mamma che cerca sua figlia? L’Opera nomadi si rende responsabile di un atteggiamento di indifferenza. Almeno questo sarà ammesso.
In realtà noi non siamo un popolo di mitomani e di mamme suggestionabili.
Siamo persone che vogliono e devono costruire intorno ai bambini una barriera di legalità, di leggi, di protezione.
I bambini sono una priorità su tutto, anche, piaccia o non piaccia, sui rom e i loro protettori d’ufficio i quali dovrebbero, semmai, denunciare i casi sotto gli occhi di tutti:  bambini mendicanti, bambini sfruttati ai semafori, bambini cui si insegna a rubare (o sono massacrati di botte).
E’ quasi una bambina anche la giovane rumena quindicenne stuprata e selvaggiamente picchiata, proprio oggi, da sette suoi connazionali che l’avviavano alla prostituzione.
Quindici anni: tempo di scuola e di risate per lei.
Sei mesi: tempo di latte e di ninne-nanne d’amore per la piccolina di Napoli.
QUATTRO ANNI di dolore per la scomparsa di DENISE.
Per ora non c’è altro da dire.
lunedì, 12 maggio 2008
  Un marchio infamante colpisca chiunque insidia l’infanzia
L’avvincente romanzo di Nathaniel Hawthorne, poi tradotto in un film di discreto successo, è una denuncia dell’intolleranza, poiché la “A” scarlatta marchiava l’adultera e, se a volte poteva diventava una tragica infamia, rappresentava sempre una punizione disumana (l’adulterio, reato demodé, si risolve altrimenti).
Però, a volte e per reazione indignata, viene il desiderio di immaginare un modo di rendere immediatamente riconoscibili gli individui che si macchiano di infamie e reati violenti quali la pedofilia, l’abuso, il rapimento contro i bambini o addirittura i neonati.
Il fatto più recente accaduto a Napoli ieri sera. Ed è proprio uno di quelli che suscita orrore e sdegno .
La cronaca, e non la nostra ancestrale paura di ciò che perseguita da sempre l’immaginazione di genitori  e di famiglie, registra un fatto realmente accaduto a Napoli,  Via Principe di Napoli, a Ponticelli. Una rom si è introdotta in un appartamento e ha rapito una neonata dal suo seggiolone. Fortunatamente la mamma è riuscita a raggiungerla in tempo ed ha ripreso la sua bambina.
Sono fatti che non possiamo accettare, sono evidenze che smentiscono la politica, buonistica, della giustizia all’insegna del “cittadini arrangiatevi”. Sia detto chiaramente: non possiamo e non intediamo  chiedere di marchiare, con una lettera scarlatta la spalla o la fronte di pedofili, rapitori, violentatori di bambini. Però è necessario creare intorno al nostri bambini una barriera protettiva che scoraggi al massimo l’intenzione criminosa. Se accade che anche i famiglia ci siano abusi si intervenga, perché è possibile farlo.
Ma non possiamo accettare che si continui a generalizzare e a calunniare le famiglie per proteggere i veri delinquenti. Facciamo presto.
postato da: Mariaserena alle ore 08:51 | Link | commenti (8)
categoria:pensieri, politica, riflessioni, famiglia, diritti, infanzia, bambino, notecellulari, difesa bambino
sabato, 10 maggio 2008

 Trovi il testo di "Frammenti Materni" cliccando qui su pratico.splinder.com

il passo del Furlo anni 50

 

Splinder (10/05/2008) Speciale Festa della Mamma - ebook omaggio dal Pratico Mondo In occasione della Festa della Mamma il Pratico Mondo è lieto di annunciare la nuova opera di Maria Serena Peterlin : Frammenti Materni Riflessioni,racconti e poesie sopra l'universo materno   ...Abbiamo attraversato un troppo lungo periodo di anni in cui si è fatto di tutto per far perdere significato e Leggi ancora...
postato da: Mariaserena alle ore 21:42 | Link | commenti (9)
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